Tachigrafo camion: cos’è e come funziona

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Prima che entrasse in vigore una legge che ne imponesse l’utilizzo, le polemiche sono state tante: il tachigrafo camion digitale è un apparecchio di verifica del lavoratore; viola la privacy; limita la libertà di azione del lavoratore.

Queste sono soltanto alcune delle obiezioni che fino al 31 marzo 2006, giorno in cui fu emanato il decreto ministeriale che obbligava i possessori di autoveicoli superiori alle 3,5 tonnellate per il trasporto di merci, e su tutti i pullman oltre i 9 posti a installarlo, circolavano sull’argomento.

Anche dopo non sono mancatele discussioni sul suo impiego, ma una cosa è certa: la funzione principale del tachigrafo camion è sicuramente volta a migliorare la sicurezza sul lavoro e sulla strada.

A cosa serve il tachigrafo camion

Si tratta infatti di un apparecchio digitale che annota tutta una serie di informazioni sui tempi di guida e di riposo, sulla velocità di crociera e sui percorsi e su altri dati tecnici che possono essere indispensabili, alle volte, per ricostruire la dinamica di incidenti.

E’ anche un modo per assicurare nel mercato dell’autotrasporto condizioni di concorrenza più eque: grazie al tachigrafo camion è possibile stabilire infatti condizioni standard della qualità del servizio per impostare le tariffe in questo ambito della logistica. Essendo obbligatorio, come dispone il decreto ministeriale del 2006, la mancata istallazione è ritenuta una violazione grave che prevede delle sanzioni anche onerose.

Chi, alla guida di un mezzo che prevede l’installazione obbligatoria, venisse trovato sprovvisto di un tachigrafo, è passibile di una sanzione pecuniaria che va da 848 a 3393 euro, che si riduce di un terzo se il saldo avviene in 60 giorni. Alla sanzione pecuniaria si aggiunge quella amministrativa della sospensione della patente per un periodo che va da 15 giorni a tre mesi, con la decurtazione di 10 punti.

E’ possibile che scatti anche una sanzione penale, se il tachigrafo viene alterato nelle sue funzioni da parte del datore di lavoro. Chi prende in consegna il veicolo è infatti tenuto a inserire una carta tachigrafica nel momento in cui sale sul mezzo per tutto il lasso di tempo che lo ha in uso.

Un tachigrafo alterato potrebbe annotare dati diversi, sui turni di guida e di riposo per esempio. In questo caso il datore di lavoro incorrerebbe nel reato di omissione dolosa di cautele anti infortunistiche.

Su quali mezzi va installato il tachigrafo

Il tachigrafo è dunque assimilabile a una black box e il suo impiego è obbligatorio su pullman o autocarri superiori alle 3,5 tonnellate di peso totale che circolano in ambito europeo. Non è obbligatorio sui pullman di linea che circolino entro i 50 chilometri; sui veicoli per la raccolta e il trasporto dei rifiuti in ambito urbano, sui mezzi delle forze dell’ordine e su quelli di soccorso.

Lo strumento si presenta esteticamente come un lettore di smart card, dove appunto vengono inserite le carte magnetiche per la lettura e registrazione dei dati, dotato di un display per la visualizzazione di dati e dei comandi e di una stampante che emette uno scontrino con la stampa dei dati richiesti al momento di un controllo, per esempio. Le carte necessarie sono quella di chi è guida, per l’annotazione dei turni di guida e di riposo; quella dell’impresa, che consente l’accesso a tutti i dati registrati; quella per le forze dell’ordine, che hanno accesso a tutti i dati; quella riservata alle officine di manutenzione e installazione, che possono così attivare, tarare e manutenere i tachigrafi.

Quali dati conservare

I dati annotati dallo strumento sono tanti e riguardano anche i guasti meccanici ed elettronici e tutti gli eventi più rilevanti nell’attività del mezzo. Tali dati vanno conservati per almeno un anno nella memoria interna del tachigrafo camion.

La carta riservata al conducente deve contenere tutti i dati relativi all’attività e all’identità di chi guida stesso, la targa del veicolo e i chilometri percorsi. Può memorizzare i dati riferiti agli ultimi 5 mesi di attività che devono essere scaricati entro 28 giorni. Installare un tachigrafo da sé non è possibile.

Occorre che a farlo siano centri tecnici specializzati e autorizzati dal ministero dello Sviluppo Economico, che rilascia un’autorizzazione annuale. Un periodo circoscritto per mantenere da parte della pubblica amministrazione una verifica costante sui requisiti degli installatori.

Tutte le attività di installazione, manutenzione, omologazione e riparazione vengono annotate su un registro, che può essere anche digitale ma che necessita della vidimazione da parte della Camera di Commercio di riferimento, alla quale è affidato anche il compito di formare il personale.

Obbligo di formazione

Per i datori di lavoro è previsto infatti l’obbligo di formare i conducenti con corsi di formazione e aggiornamento sull’uso del tachigrafo camion. Dell’attività di formazione può essere chiesto conto anche durante un controllo di polizia. E in caso di omissioni, l’azienda e il conducente sono passibili di denuncia.

E’ obbligatorio infatti presentare, all’atto della verifica, il certificato di frequenza dei corsi di formazione da parte di chi guida, al quale l’azienda dovrà fornire carta termica a sufficienza per stampare tutti i dati contenuti nel tachigrafo, qualora le forze dell’ordine le richiedessero per la verifica.

In caso di documentazione insufficiente o inadeguata può scattare una sanzione pecuniaria, che va da 327 a 1304 euro e può associarsi anche a una denuncia penale nel caso in cui le violazioni costituiscano un reato.

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione le sanzioni non sono applicabili solo al conducente, ma anche al datore di lavoro. Se prima un tachigrafo alterato rientrava in una violazione del solo Codice della strada, adesso la violazione viene estesa anche alla normativa in materia di sicurezza sul lavoro. Di qui il coinvolgimento pieno del datore di lavoro.

Non si tratta di uno strumento recentissimo. I primi modelli comparvero negli anni 70 ed erano meccanici. Sono trascorsi molti anni prima di arrivare alle attuali versioni digitali, dotate anche di tecnologia wireless e bluetooth per la trasmissione dei dati, o con sistema Gps per la geolocalizzazione.

I più recenti hanno anche una funzione di connessione allo smartphone per la trasmissione dei dati in tempo reale.

Ultima modifica: 18 Dicembre 2018