Il panorama auto nazionale evidenzia uno stallo sul fronte della elettrificazione.
La ventinovesima analisi statistica dell’Unrae fotografa una nazione che rinvia sistematicamente l’appuntamento con la mobilità sostenibile.
Le immatricolazioni di vetture ricaricabili, ovvero la somma di elettriche pure e ibride plug-in, si attestano ad un misero 12,8% complessivo.
Nel dettaglio, i veicoli a batteria conquistano appena il 6,2% del mercato, mentre le varianti con spina e motore termico raggiungono il 6,6%.
Gli altri trenta paesi del continente viaggiano a velocità quadrupla, registrando una quota media del 31,2%.

La penisola si colloca così all’ultimo posto tra i grandi mercati occidentali, surclassata persino dalla Spagna che vanta il 19,6% di penetrazione.
Il divario appare siderale rispetto a contesti quali Regno Unito al 34,5%, Germania al 30,0% e Francia al 26,7%.
Infrastrutture di ricarica insufficienti per auto alla spina
I nodi strutturali legati alla rete di rifornimento condizionano pesantemente lo sviluppo dei trasporti alternativi sul territorio nazionale.
Nonostante il raggiungimento di oltre 76.000 colonnine pubbliche, la distribuzione geografica dei punti di rifornimento risulta fortemente inadeguata.
La quota di postazioni con potenza uguale o superiore a 50 kW rappresenta solamente il 22% dell’offerta complessiva.
L’indicatore relativo alla densità infrastrutturale posiziona la penisola al sedicesimo posto della classifica continentale, registrando 15,5 punti ogni 100 km.
Il parametro comunitario di riferimento viaggia su livelli ben superiori, attestandosi ad una media di 22,1 punti ogni 100 km.
I fondi europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza hanno parzialmente mancato l’obiettivo primario.
“Anche nel 2025 il decollo della transizione energetica in Italia è stato rinviato all’anno prossimo” dichiara il Direttore Generale di UNRAE Andrea Cardinali.

“Gli incentivi del MASE, quasi 600 milioni del PNRR sottratti alle infrastrutture di ricarica pubbliche, hanno generato il consueto effetto attesa per poi portare a quote di picco solo negli ultimi due mesi dell’anno. L’Italia nel 2026 è l’unico grande mercato senza incentivi ai privati, che pagano prezzi di ricarica fra i più elevati del continente, mentre resta al palo la revisione in chiave green della fiscalità aziendale, nonostante la proroga della Delega Fiscale. A tale riguardo, la recente concessione da parte della Commissione di una flessibilità dello 0,3% sui vincoli di bilancio rappresenta per l’Italia un tesoretto da 14 miliardi di euro, che costituirebbe una fonte ideale di finanziamento per defiscalizzare la transizione energetica delle flotte aziendali”.
Contrazione del mercato auto nazionale
I dati complessivi evidenziano un decremento delle vendite nazionali pari al 2,1%, in netta controtendenza col progresso europeo del 2,4%.
Le immatricolazioni complessive nell’area comunitaria allargata toccano quota 13,27 milioni di unità, dove la quota italiana rappresenta l’11,5% del volume.
La crisi investe i segmenti professionali, con i veicoli pesanti in calo del 2,5% ed i commerciali leggeri a -4,9%. Il trasporto passeggeri subisce un tracollo verticale del 19% per gli autobus, dopo i massimi storici dell’anno precedente.
Esclusivamente il comparto dei rimorchi mostra segnali di ripresa, archiviando una performance positiva pari al 14,6%.
Il parco circolante italiano sfiora 46,5 milioni di mezzi, caratterizzato da una spiccata anzianità dei veicoli funzionanti.
Le vetture private sono oltre 41 milioni, con un’età media preoccupante di 13,0 anni complessivi.
I furgoni registrano 15,2 anni di anzianità media, mentre i camion toccano i 14,5 anni.

Le 5 cose da sapere sull’auto in Italia nel 2025
- La quota di vetture ricaricabili in Italia si blocca al 12,8% contro il 31,2% dei paesi europei.
- La rete autostradale italiana offre appena 15,5 punti di ricarica ogni 100 km occupando la sedicesima posizione.
- Il mercato automobilistico italiano scende del 2,1% mentre le immatricolazioni nel continente crescono del 2,4%.
- L’età media delle vetture circolanti in Italia raggiunge 13,0 anni con una forte presenza antecedente all’Euro 4.
- I veicoli commerciali e industriali soffrono cali significativi, mentre gli autobus registrano una contrazione del 19%.
Leggi ora: le news motori
Ultima modifica: 21 Giugno 2026




