I piloti che hanno fatto la storia di Maranello

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Fra i piloti famosi di Maranello che dagli anni ’50 ai 2000 hanno contribuito a farne la storia, ecco di seguito quelli che sicuramente più si ricordano e che fanno parte della leggenda della scuderia di Maranello in Formula 1. Nella carriera di costruttore, Ferrari non si è certo fatto mancare soddisfazioni e riconoscimenti.

I piloti che hanno fatto la storia di Maranello

Nel 1950 Enzo Ferrari si iscrive e partecipa alla prima stagione assoluta di Formula 1 rimanendo l’unico costruttore ad aver partecipato a tutti i campionati sportivi su circuito fino a quel momento disputati.

Nelle prime due stagioni l’Alfa Romeo ha la meglio, nei due anni successivi invece domina su Ferrari il pilota Alberto AscariSette settembre 1952: è questa la storica data in cui Alberto Ascari, vincendo a Monza il GP d’Italia, regalerà alla Ferrari il suo primo titolo iridato in Formula 1. Si ripeterà nel 1953.

Ascari purtroppo morirà a 36 anni nel 1955 (mentre stava provando una Ferrari 750) e questo dopo essere passato, l’anno precedente, alla LanciaEnzo Ferrari, molto addolorato per questa perdita, decise in quel momento di non legarsi più ai piloti che gareggiavano con la Rossa (anche se non sempre ci riuscirà) e anzi inizierà a metterli uno contro l’altro pur di ottenere il massimo da loro.

Dalla fine degli anni ’50 all’inizio degli anni ’60 a Maranello cominciano ad arrivare ormai solo i migliori piloti in circolazione come Juan Manuel Fangio (che ha vinto cinque titoli iridati di cui uno con la Ferrari nel 1956), Mike Hawthorn, Phil Hill e John Surtees: tutti divenuti campioni del mondo nelle gare di Formula 1 e guidando una monoposto Ferrari.

Si tratta di successi su successi che vengono però pagati a caro prezzo: tra il 1957 e il 1961ben cinque piloti Ferrari di Formula 1 perdono la vita in pista. Nel frattempo, la gestione autoritaria di Enzo Ferrari diventa impopolare e molto contrastata, a tal punto che nel 1962 diversi elementi fondamentali del suo team, contrari alla presenza in azienda della moglie, se ne vanno in quella che passerà alla storia come la “rivoluzione di palazzo”.

Nel 1969, a causa dei crescenti costi del reparto corse e relativi anche alla produzione automobilistica su strada, Enzo Ferrari vende il 50% del suo impero alla Fiat mantenendo però, almeno questo, il totale controllo dell’attività agonistica.

Tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, per la Ferrari ci sono anni di magra, fino all’arrivo di Niki Lauda, indicato alla guida da Clay Ragazzoni come un numero uno. Il pilota austriaco, dopo il Mondiale vinto da Surtees nel 1964, incarnerà “l’eroe” che riporta al successo il Cavallino nel 1975 facendo il bis due anni dopo, nel 1977, dopo il tragico incidente di Nürburgring. Lauda ha il merito di aver riportato il titolo mondiale a Maranello, dopo ben 11 anni di attesa.

Nel 1979, invece, trionfa su Ferrari il sudafricano Jody Scheckter, in quello stesso anno la Ferrari si aggiudica sia il mondiale piloti che quello costruttori. I tifosi però impazziscono per Gilles Villeneuve, protagonista della vittoria di tre titoli costruttori e venuto a mancare tragicamente nel 1982 durante le prove del Gp del Belgio. Michele Alboreto ha sfiorato il titolo mondiale nel 1985, negli anni bui della Ferrari, nonostante la grande personalità del pilota milanese, che sulla Rossa vinse tre gare in 80 GP.

Tutto questo accadde prima di una lunga pausa di vittorie, che sembra interminabile, interrotta dal tedesco Michael Schumacher, che ancora oggi incarna una vera e propria leggenda, poiché dal 2000 al 2004 vince ben cinque titoli mondiali di fila. Schumacher è semplicemente il pilota più vincente della storia della F1 (7 mondiali) e della Ferrari (5). Trascorre undici stagioni a Maranello, e partecipa 170 GP riportando ben 72 successi: questi sono i numeri strepitosi di Michael Schumacher.

Nel mezzo di questi eventi, avviene proprio il tragico evento mortale di uno dei “preferiti” del Grande Vecchio (questo era solo uno dei soprannomi di Enzo Ferrari): Gilles Villeneuve. Un pilota che coniugava genio e sregolatezza e che Ferrari contava di portare al successo ma che l’8 maggio 1982 perderà la vita a Zolder, in Belgio.

Spesso bistrattato, Rubens Barrichello ha avuto però il fondamentale compito di seconda guida nell’era Schumacher. Grazie anche al suo contributo, la Ferrari vinse 5 campionati costruttori tra il 2000 e il 2004. Uno degli ultimi iridati in casa Ferrari è stato Kimi Raikkonen, pilota vincente all’ultima gara nel 2007. I tifosi della Rossa aspettano con impazienza l’ingresso di Alonso nel club dei miti Ferrari. Attualmente tutti i tifosi della Rossa di Maranello attendono impaziente un altro pilota da annoverare nell’albo d’oro delle vittorie della celebre monoposto di Formula 1.

La morte di Enzo Ferrari e le sorti della scuderia

Enzo Ferrari, se ne è andato a 90 anni, nel 1988, nel pieno della crisi dei risultati della sua Scuderia. Poco prima della sua morte ha permesso alla Fiat di passare dal 50 al 90% delle quote di proprietà della società. Ferrari se ne va inaspettatamente, nonostante l’età avanzata e quando è ancora uno degli italiani più conosciuti al mondo e la sua azienda è ormai passata alla storia ed è presente sui libri di scuola. È vero che la vita non gli ha risparmiato dolori (perse il padre e il fratello in giovane età) ma il lavoro gli ha regalato tante gioie: tra campionati del mondo e costruttori, ha vinto ben venti titoli.

Se si può fare un bilancio in tal senso, quando è stato chiesto a Ferrari, lo stesso ha risposto: “Lo faranno quelli che mi porteranno al cimitero”. Animato sempre dalla passione per il suo lavoro e per i motori, considerava l’automobile come una conquista di libertà dell’uomo. Per tutta la vita ha fatto quel che più gli piaceva fare, non solo, ma sperava di lavorare fino all’ultimo dei suoi giorni e così è stato. Ha lasciato in eredità un sogno che continua a essere vissuto a occhi aperti da milioni di persone.

Ultima modifica: 3 aprile 2022