Quando bisogna usare il disco orario

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L’utilizzo del disco orario è sempre meno frequente. Strisce blu a pagamento che invadono ormai ogni via del centro. Autorimesse costosissime. Parcheggi riservati ai residenti. Spazi liberi (sempre di meno) ma presi d’assalto dagli abusivi che chiedono comunque il pagamento di un corrispettivo per un servizio di custodia molto, molto improbabile. Parcheggiare un’automobile nelle città diventa sempre più un’impresa impossibile, o quasi. I comuni praticano da tempo l’utilizzo della sosta come un bancomat redditizio, senza contare la raffica di multe che fiocca sugli automobilisti spesso vittime della esasperazione da traffico. Somigliano pertanto a delle rarità da collezionisti quei tagliandi circolari che replicano il quadrante di un orologio: i dischi orari, un tempo diffusissimi, oggi sono sempre meno utilizzati. Ma rappresentano invece una soluzione funzionale e onesta per consentire agli utenti della strada, già pesantemente gravati dalla tassa di possesso dei veicoli, di beneficiare di un parcheggio per veloci commissioni o rapidi incontri. Vediamo quando è possibile usare il disco orario.

Le diverse tipologie di disco orario e dove utilizzarlo

Un tempo erano molto diffusi i dischi orari in forma di cartolina, un po’ più grandi, da collocare alla bisogna e riporre nel cassetto a sosta ultimata. In plastica o in cartone rigido, potevano essere utilizzati a lungo. Negli anni si sono sviluppati maggiormente gli esemplari più piccoli da attaccare al parabrezza e tenere lì per l’occasione. Quello standard accettato a livello europeo, presenta una forma rettangolare e uno sfondo blu. Al centro del rettangolo campeggia la lettera bianca P identificativa del parcheggio. In tutte le tipologie c’è un elemento che non può mancare ed è la rotella grazie alla quale si sceglie l’orario di inizio sosta e dunque la decorrenza in funzione dell’arco temporale consentito senza oneri.

Perché si possa utilizzare questo strumento, però, è fondamentale che il comune abbia disciplinato tale possibilità con apposite ordinanze richiamate da segnaletica verticale nei punti di inizio e fine dell’area di sosta a tempo. I cartelli devono inoltre recare in evidenza la durata massima ammessa. Va detto che il disco orario rappresenta un applicativo che uniforma questo istituto ma non esclude l’opzione “artigianale” o il rimedio occasionale costituito dal classico foglio di carta sul quale indicare l’orario di arrivo. Lasciato ben in vista sul cruscotto, ovvia adeguatamente al classico disco.

Va ricordato inoltre che la mancata esposizione dell’indicatore orario comporta una sanzione prevista dall’articolo 157 (comma 6) del Codice della Strada che recita: “Nei luoghi ove la sosta è permessa per un tempo limitato è fatto obbligo ai conducenti di segnalare, in modo chiaramente visibile, l’orario in cui la sosta ha avuto inizio. Ove esiste il dispositivo di controllo della durata della sosta è fatto obbligo di porlo in funzione”.

Ultima modifica: 17 Giugno 2021