Oliver Blume e Antonio Filosa, rispettivamente CEO di Volkswagen e di Stellantis, firmano un intervento congiunto rivolto alle istituzioni europee per chiedere misure capaci di proteggere la produzione automobilistica radicata nel continente.
Al centro della proposta emerge il riconoscimento formale dei veicoli costruiti secondo criteri Made in Europe, attraverso un’etichetta dedicata collegata a incentivi nazionali all’acquisto e a corsie preferenziali negli appalti pubblici.
Un atto doveroso, secondo i due colossi, perché la situazione è in bilico.

Il panorama automobilistico continentale affronta una fase di incertezza profonda a causa della pressione esercitata dai costruttori orientali sui mercati locali.
I vertici di Stellantis e Volkswagen chiedono interventi immediati alla Commissione per tutelare la integrità della produzione meccanica situata nel vecchio continente.
L’industria registra volumi inferiori di 3,5 milioni di unità rispetto ai dati rilevati nell’anno 2019 evidenziando un calo strutturale dei profitti e della competitività.
La penetrazione dei modelli a batteria raggiunge il 19,5% ma le aziende soffrono per i costi della energia e per gli obiettivi ambientali severi.
La concorrenza della nazione cinese erode le quote dei produttori storici che operano in un contesto normativo caratterizzato da vincoli rigidi e dazi elevati.
Il comparto dei componentisti subisce tagli dolorosi quantificati in 100.000 unità lavorative tra il 2024 ed il periodo solare 2025.

“Più basso è il prezzo di un’auto, maggiore è la pressione per importare le celle energetiche più economiche possibili”, dichiarano Antonio Filosa e Oliver Blume, amministratori delegati.
Tale situazione genera un conflitto tra la riduzione dei costi a breve termine e la necessità di mantenere una resilienza strategica di lungo periodo.
“Siamo in forte concorrenza tra noi ma condividiamo la responsabilità di fare dell’Europa una potenza industriale”, ricordano i due manager nei documenti ufficiali.
Il sostegno economico deve premiare i veicoli che integrano il powertrain e le celle delle batterie realizzate all’interno dei confini dell’Unione Europea.
Ogni modello che soddisfa i parametri del Made in Europe riceve una etichetta specifica per beneficiare di incentivi nazionali o preferenze negli appalti pubblici.
Il regolamento sulle emissioni rappresenta una leva fondamentale per concedere un bonus CO2 alle società che mantengono i siti industriali attivi sul territorio.
Tale meccanismo permette di trasformare le sanzioni pecuniarie in investimenti diretti verso la crescita stabile della produzione di autovetture elettriche.
Le risorse dei contribuenti europei devono essere impiegate per sostenere la capacità interna ed attirare nuovi capitali nel cuore del continente.
L’Europa deve definire criteri chiari per proteggere la occupazione senza cadere in derive di stampo protezionistico capaci di danneggiare il commercio libero.
La transizione verso la mobilità a zero emissioni richiede un approccio coordinato che includa sussidi per la creazione di fabbriche di accumulatori energetici.

Volkswagen e Stellantis sottolineano come la industria sconti un gap del 16% sui volumi immatricolati rispetto al passato recente.
La revisione degli obiettivi di decarbonizzazione al 2035 risulta necessaria per garantire la neutralità tecnologica e la competitività della intera filiera.
Le associazioni di categoria come Anfia, Acea e Clepa evidenziano la necessità di un supporto politico all’altezza delle sfide industriali globali.
Se attuata in modo corretto, una strategia focalizzata sulla identità continentale potrebbe trasformarsi in una storia di successo per la economia di ogni stato membro.
Lo scenario deve cambiare, i vertici di Volkswagen e Stellantis ne sono bene al corrente.
Le 5 cose da sapere sulle richieste alla UE di Stellantis e Volkswagen
- I due Gruppi propongono una etichetta specifica per identificare i veicoli prodotti integralmente nel territorio europeo.
- Il piano prevede incentivi nazionali e vantaggi negli appalti pubblici riservati alle vetture dotate di tecnologia locale.
- La industria europea sconta un calo di volumi pari al 16% rispetto al periodo precedente la crisi del 2019.
- I fornitori di componenti affrontano una crisi occupazionale con una perdita stimata di oltre 100.000 posti di lavoro.
- La revisione del regolamento sulle emissioni potrebbe trasformare le sanzioni in fondi destinati alla ricerca ed allo sviluppo strategico.
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Ultima modifica: 6 Febbraio 2026



