Rinunce e sacrifici per diventare un pilota Ferrari

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A differenza di quanto si possa pensare, diventare pilota Ferrari comporta numerosi sacrifici non solo sul piano professionale, ma anche personale.

Infatti, non è sufficiente essere talentuosi e non basta nemmeno essere appassionati dei motori e disposti a correre dei rischi a causa dell’alta velocità. Per diventare piloti di Formula1, bisogna essere prima di tutto molto determinati, intrisi di talento e avere un team (familiare) che appoggi la scelta. Inoltre, occorre essere disciplinati in quanto la vita che si prospetta può portare a grandissime soddisfazioni, ma anche – eventualmente – a qualche momento sfortunato.

Come diventare pilota Ferrari

Partiamo proprio da quest’ultimo aspetto. Come per tutte le professioni – ma per alcune vale maggiormente – non è detto che si riesca a raggiungere l’obiettivo. D’altro canto, non sempre è sufficiente sognare e non sempre un (seppur valido) percorso di studi porta all’obiettivo tanto agognato.

Sacrifici prima delle soddisfazioni 

Fatta la doverosa premessa di cui sopra, proviamo a chiudere gli occhi e a immaginare la vita di un pilota Ferrari, scuderia Ferrari. In prima battuta lo vediamo al volante della sua fiammante monoposto: siamo alla griglia di partenza, in pochi istanti ci si gioca il tutto e per tutto. All’arrivo, naturalmente, il nostro pilota immaginario ha vinto: giornalisti, pubblico, fans sono tutti per lui, a idolatrarlo e osannarlo.

Ma che cosa è successo prima? Quale preparazione, quali stress, quali rinunce ha dovuto compiere il nostro eroe?

Ammesso che si stia parlando di un pilota già entrato nel mito, dobbiamo come minimo immaginare estenuanti allenamenti e mettere in conto lo stress da gara, la lontananza da casa, i viaggi in giro per il mondo. Di certo, prima di essere in pole position con la sua fiammante monoposto rossa, il nostro pilota avrà certamente dovuto fare una serie di rinunce, anche culinarie.

La famiglia conta

Prima ancora di salire su quella monoposto, di essere in gara, il nostro pilota avrà dovuto mettersi in discussione. Se si leggono le bibliografie dei grandi piloti che hanno fatto la storia della Ferrari, vediamo subito che questi idoli già dalla tenera infanzia hanno provato – per passione, ma con tenacia – a testare le proprie capacità, il proprio talento. Accanto a loro, nove volte su 10, una famiglia che ha creduto nel talento del potenziale fuoriclasse: sono quindi stati fatti investimenti in termini di tempo e di denaro, per permettere al proprio pupillo di raggiungere il podio.

Lo scopritore di talenti

Ma tutto questo non basta. Il supporto della famiglia, le capacità del ragazzo, la determinazione possono fare la differenza, ma occorre altro; sì, perché se il pilota in erba non viene notato, mai e poi mai salirà a bordo di una Ferrari. Occorre quindi formarsi, conoscere i motori, entrare nel giro, partecipare a competizioni, anche minori. Nessuno, ma proprio nessuno, si ritrova a pilotare una Ferrari se prima non ha compiuto un percorso di gavetta, fatto di sacrifici, rinunce e, anche, delusioni. Entrare in una scuderia come quella della Ferrari è molto, molto difficile, se non addirittura impossibile.

Qualcuno però ce l’ha fatta ed è un bell’esempio per coloro che ci vogliono provare, ossia gli appassionati del genere, i ragazzi che ci sperano e che di sicuro conoscono a memoria la vita, le rinunce e i sacrifici dei big della Ferrari. Leggendo le prodezze e i percorsi, sapranno quindi che senza uno scopritore di talenti, senza qualcuno che abbia creduto fermamente in loro, anche quando non erano “nessuno”, non sarebbero potuti diventare i miti che conosciamo. Qualcuno ha avuto fortuna, altri hanno avuto percorsi complessi, a tratti difficili. Qualcuno – purtroppo – ci ha anche rimesso con il dono più importante, quello della vita.

Ma, lo diciamo ancora una volta, tutti – proprio tutti – hanno dovuto fare parecchie rinunce e non pochi sacrifici (famiglia, amici, divertimenti, qualche amore). Chi ce l’ha fatta racconterà che ne è valsa la pena. Di coloro che, invece, non sono diventati piloti di Ferrari, difficilmente conosceremo la storia.

Ultima modifica: 4 Settembre 2019