Omino Michelin: quattro curiosità che non sapevi

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Compie quest’anno 120 anni ma non li dimostra, con tutto intatto il suo fascino “gommoso” e l’aspetto rassicurante di un omino paffuto e simpatico. E, nonostante l’età, l’Omino Michelin continua a sedurre, non solo nel mondo delle gomme, ma anche in altri settori, essendo ormai un simbolo anche gastronomico, infatti è parte integrante della famosa guida Michelin.

Forse non tutti sanno che la sua storia nasce per caso, come tante storie di grande successo. Sono almeno quattro le curiosità che non tutti conoscono della storia di questo simbolo che ha travalicato i confini del suo spazio.

Il successo dell’Omino Michelin nato per caso

Correva l’anno 1894, e a Lione in Francia era in corso l’Expo mondiale. I fratelli Edouard e André Michelin, fondatori dell’omonima casa produttrice di pneumatici, avevano allestito quello che oggi chiameremmo stand con un ingresso composto da due grandi pile di gomme, di diverse dimensioni.

Osservando una di quelle pile, Edouard Michelin esclamò sorridendo: “Con due braccia e due gambe sembrerebbe proprio un omino”. E così, quattro anni dopo, nel 1898, appunto, è l’artista francese, conosciuto come O’Galop, Marius Rossillon, con la sua matita a dare gambe e braccia al paffuto omino che poi avrebbe conquistato il mondo. Eppure il suo nome non è quello che tutti conoscono.

Il vero nome dell’Omino Michelin

Fu registrato come Bibendum, dal celebre verso dell’ode di Orazio “Nunc est bibendum”. In latino “adesso si deve bere” sta per un invito a festeggiare, ma nell’idea dell’artista che lo immortalò in un celebre manifesto l’Omino di gomma simboleggiava la capacità di Michelin di “bere” strada e ostacoli.

E per far funzionare il messaggio pubblicitario, Bibendum veste e indossa accessori tipici della classe sociale che poteva permettersi di acquistare un’auto e dunque degli pneumatici. Usa un monocolo, oppure ha dei baffi sottili e curatissimi, il cappello elegante. E così lancia messaggi precisi a un pubblico ben definito. Conquista però un pubblico molto più ampio e senza tempo, al punto che nel 2000 una giuria di esperti del Financial Times giudica l’Omino Michelin il miglior logo di tutti i tempi.

Forse non tutti sanno che proprio nel 2000, per festeggiare il riconoscimento grafico e confermare la capacità di adattarsi a tutti i tempi, l’Omino Michelin assume anche una forma 3D. È una parentesi abbastanza lunga, chiusa definitivamente un anno fa, quando Bibendum torna alla bidimensionalità e alla sua forma più classica per sottolineare il legame forte con le origini.

Ultima modifica: 8 Ottobre 2018