Otto domande a Paolo Monferino, a.d. di Iveco

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Paolo Monferino dal 2005 e’ a.d. di Iveco e membro dei cda di CNH (Case New Holland), Ferrari, Toro Assicurazioni e Indesit Company, nonche’ di societa’ del Gruppo Iveco tra cui le joint ventures cinesi.
Nato a Novara nel 1946, laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, Monferino e’ entrato nel settore metallurgico del Gruppo Fiat nel 1973, per la progettazione e realizzazione di impianti siderurgici. Ha svolto tutta la carriera in Fiat con vari incarichi tutti di prestigio come la direzione operativa del Brasile, la responsabilita’ prima di Fiat Agri e di CNH successivamente. Dal 1996 al 2000 Monferino e’ stato Executive Vice President del Gruppo Fiat, con la responsabilita’ gestionale di Magneti Marelli, Teksid, Comau-Pico, Fiat Avio, Fiat Ferroviaria, Centro Ricerche Fiat e Fiat Engineering

{{}}Perche’ il ritorno della Campagnola?
“Non potevamo, come industria italiana, continuare a vedere nelle parate e nei servizi delle varie forze solo ed esclusivamente mezzi stranieri. Abbiamo provato a fare un veicolo dalle prevalenti caratteristiche fuoristradistiche. Ci siamo accorti che, sfruttando l’esperienza Iveco per i mezzi in fuoristrada, il prodotto era valido. Cosi’ abbiamo deciso di produrlo”.

Ma perche’ con il marchio Iveco?
“La Campagnola deriva direttamente dal nostro Massif che e’ un mezzo da traporto, unico nel mondo omologato per portare pallets. Quindi Campagnola non e’ altro che la continuazione della nostra esperienza, confermando l’eccellenza dei nostri mezzi per il fuoristrada puro. Gli enti che hanno provato la nostra Campagnola, come il corpo degli Alpini dove siamo ospiti per questa presentazione, sono rimasti sorprendentemente favorevoli”.
Insomma lo stesso percorso, per esempio, di Fiat 500?
“La Campagnola era un patrimonio da rilanciare, come abbiamo fatto in questi anni con tanti pezzi di Fiat che si erano persi, ma la scelta e’ caduta su Iveco, un marchio fra i migliori a fare le cose ‘dure e pure’. Senza timori di smentita la Campagnola e’ il migliore fuoristrada ‘vero’ attualmente sul mercato”.
Un mezzo quindi altamente professionale. E se diventasse in poco tempo un mezzo trend?
“Ci farebbe piacere perche’ la Campagnola ha le caretteristiche per viaggiare, nonostante i balestroni, anche su asfalto. Durante lo sviluppo, abbiamo sottoposto i prototipi con successo anche a tutte le prove necessarie per le certificazioni militari. E’ un veicolo dalla doppia anima. Da un lato e’ perfetto per l’uso escursionistico e per il fuoristrada sportivo, dall’altro e’ un veicolo all-road che puo’ essere utilizzato su strada e nei centri urbani”.
Campagnola entra in Iveco, marchio che forse sta soffrendo la crisi del momento?
“Nonostante una prevista riduzione del mercato dell’Europa occidentale nella seconda meta’ dell’anno, che rappresenta per l’Iveco circa l’80% del totale, contiamo di confermare i target per il 2008. La riduzione delle vendite sara’, nello stesso periodo, parzialmente compensata dal nostro andamento positivo in altri mercati, soprattutto in quelli sudamericani”.
Quali sono i mercati emergenti per Iveco?
“I soliti. Cina, dove abbiamo tre joint venture che a breve daranno ulteriori risultati positivi perche’ stiamo per introdurre in collaborazione con la Siac una versione molto simile al nostro Stralis. A seguire l’India. Molta attenzione alla Russia dove stiamo partendo con una nuova fabbrica dove avremo la maggioranza delle azioni (cosa non possibile in Cina ndr). Non sapendo quanto potra’ durare questa crisi, ci stiamo attrezzando per aumentare i fatturati con la ricerca di nuovi mercati”.
A cominciare dal Nord America?
“Siamo alla ricerca della soluzione migliore. Inizialmente avevamo ipotizzato una possibile acquisizione ma e’ un’ipotesi che al momento non seguiamo piu’. Al contrario, stiamo valutando la possibilita’ di costruire un impianto negli Usa o nel nord del Messico per i veicoli leggeri. Come conseguenza di questa scelta pensiamo di utilizzare per la vendita la rete CNH, che puo’ vantare 2.500 concessionari. Circa 3-400 di questi sarebbero interessati a vendere i mezzi Iveco negli States”.
Quando si parla di mezzi pesanti scatta subito la comunione con incidenti e disastri stradali. Cosa fate per questo annoso problema?
“Sono tre le direttive su cui stiamo operando. Prima di tutto aumentando al massimo la sicurezza dei mezzi, ma allo stesso tempo cercare di informare i guidatori perche’ prendano coscienza che la tecnologia deve servire per una guida sempre meno pesante. Cercheremo di organizzare piu’ corsi di guida possibili nelle nostre piste prova in modo che quando il camionista si trova alla guida e’ perfettamente conscio delle risposte del mezzo.
C’ e’ un ulteriore passo che purtroppo non dipende dal costruttore. Lo stress di guida e’ altissimo , pertanto stiamo lanciando messaggi perche’ gli autisti non superino i limiti di guida previsti dalla legge. Per la salute di tutti”.

 

Ultima modifica: 16 Novembre 2017