di Alberto Stecca, CEO Silla Industries
Il dibattito pubblico sulla mobilità elettrica in Italia assomiglia sempre più a una rissa da bar tra fazioni ideologiche, dove la realtà dei fatti viene sistematicamente sacrificata sull’altare del pregiudizio.

Da una parte, i tecno-ottimisti che sognano un mondo perfettamente bilanciato tra tecnologia e rispetto dell’ambiente.
Dall’altra, i nostalgici del pistone che vedono nel motore a combustione l’ultimo araldo dell’industrializzazione. In mezzo c’è il cittadino, frastornato da un’infrastruttura pubblica che, diciamolo con franchezza, ha ancora molto da migliorare.
Quello che passa inosservato è che un pezzo importante della partita della transizione ecologica si sta giocando nei garage del BelPaese. È superfluo dire che alla guida di questo cambiamento ci sono i colossi dell’energia, ma non ci sono solo loro.
C’è un’industria italiana che è ben conscia che la ricarica per le vetture elettriche deve essere “intelligente”.

Esattamente, cosa sta accadendo?
Si sta ridefinendo il ruolo dell’auto non come mero mezzo di trasporto, ma come risorsa capace di restituire energia alla rete attraverso le abitazioni, e la normativa europea (RED II e III) sta spianando la strada in questa direzione.
Il tutto sta avvenendo in questo momento con scadenze normative che mirano proprio all’integrazione tra veicoli e sistema elettrico rendendo così l’indipendenza energetica una vera forma di libertà per il consumatore, ancor di più in questi tempi critici dove la fornitura energetica domestica, industriale e della mobilità sta subendo contraccolpi importanti dovuti alle questioni geopolitiche di cui tutti siamo testimoni.
Portare la ricarica intelligente negli edifici nella pratica richiede un’architettura precisa, basata su tre pilastri che ai più sono sigle sconosciute ma che rappresentano la spina dorsale della realtà energetica di domani: il canale Chain2, il CIR (Controllore di Infrastruttura di Ricarica), la cui entrata in vigore è prevista entro il 30 giugno 2026, e l’Allegato X della norma CEI 0-21.
Attraverso il canale Chain2 il contatore di seconda generazione diventa un interlocutore attivo, comunicando in tempo reale la potenza disponibile al punto di prelievo e consentendo all’infrastruttura di ricarica di modulare dinamicamente l’energia assorbita. Il CIR, a sua volta, abilita la gestione coordinata delle infrastrutture di ricarica e la loro integrazione con la rete elettrica, permettendo di controllare e regolare la potenza secondo le esigenze del sistema.
A completare questo ecosistema interviene l’Allegato X della norma CEI 0-21, che definisce le modalità tecniche con cui le infrastrutture di ricarica devono interfacciarsi con la rete elettrica, abilitando servizi evoluti di flessibilità e predisponendo i dispositivi alla futura ricarica bidirezionale.
Assieme, questi elementi segnano il passaggio dalla ricarica statica a quella dinamica, in cui l’auto diviene parte attiva della rete. Integrare il veicolo al sistema energetico significa abilitare servizi che oggi sembrano fantascienza, come la ricarica bidirezionale (V2G), dove la batteria dell’auto alimenta la casa durante i picchi d’uso dell’energia.

Esempi tangibili esistono già
Alcuni dispositivi di ricarica portatile di ultima generazione integrano il Chain2 anche dove non sarebbe obbligatorio, semplificando la vita dell’utente senza installazioni invasive. Allo stesso modo, la prossima generazione di wallbox, già in fase di realizzazione, sarà nativamente predisposta al dialogo bidirezionale. Questi sono solo due esempi di un mercato che non aspetta e anticipa l’entrata in vigore delle direttive.
Si potrà iniziare a parlare di “democrazia energetica” quando ogni singolo stabile ed edificio avrà l’opportunità di potersi trasformare in una sorta di micro-centrale elettrica. Il paradosso italiano è che possediamo eccellenze ingegneristiche a livello mondiale, ma le anneghiamo in una narrazione di sconfitta, guardando alle scadenze di legge con paura invece di coglierle come occasioni importanti per un cambiamento epocale.
Milioni di auto elettriche saranno connesse alla rete nei prossimi anni
La differenza la farà il modo in cui le gestiremo. Se continueremo a vederle come carichi passivi, assorbitori di energia, avremo fallito. Se le trasformeremo in risorse attive, saremo sulla buona strada per vincere la partita dell’autonomia energetica
. L’Italia è assolutamente in grado di guidare questa trasformazione, purché smetta di mettersi da sola il bastone tra le ruote quando vuole innovare.
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Ultima modifica: 2 Marzo 2026




