Bioetanolo in Italia, i dati chiave su un ritardo che costa caro

L’Italia continua a restare ai margini del percorso europeo verso la decarbonizzazione dei trasporti, nonostante una soluzione disponibile, scalabile e certificata sia già operativa. Il bioetanolo rappresenta uno degli strumenti più immediati per ridurre le emissioni di CO2, ma il quadro normativo e fiscale nazionale ne limita la diffusione, bloccando un mercato che altrove risulta consolidato.

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L’allarme arriva da AssoDistil, associazione che riunisce le principali realtà della distillazione italiana, intervenuta al workshop “Bioetanolo sostenibile: quali prospettive per il mercato italiano?”.

Il messaggio è netto: il potenziale industriale esiste, la filiera è pronta, manca una scelta politica coerente.

I consumi di benzina risultano in crescita, mentre il parco circolante italiano supera i 13 anni di età media secondo dati ACI, con tempi stimati tra 25 e 27 anni per una sostituzione completa con veicoli a impatto zero.

In tale contesto, intervenire sui carburanti utilizzati oggi diventa una leva determinante.

L’uso del bioetanolo in miscela consente una riduzione delle emissioni fino al 79%, valore certificato a livello europeo.

L’introduzione dello standard E10, con 10% di etanolo, permetterebbe un taglio immediato di circa 1,5 milioni di tonnellate annue di CO2, equivalenti alle emissioni di oltre 500.000 vetture.

Quadro europeo e ritardo normativo

Su 27 Paesi UE, 19 adottano già la benzina E10 alla pompa.
In Italia permane formalmente lo standard E5, che nella pratica equivale a un contenuto di etanolo quasi nullo.

Il confronto con la Francia evidenzia una strategia opposta.
La diffusione dell’E85, con 85% di etanolo, è sostenuta da una politica fiscale mirata che riduce le accise, rendendo il carburante più competitivo rispetto alla benzina fossile.

In Italia, il regime fiscale continua a equiparare il bioetanolo ai carburanti tradizionali, azzerando ogni vantaggio economico e disincentivando la domanda interna.
Una scelta che penalizza sia l’ambiente sia l’industria.

Filiera industriale e produzione nazionale

Il Paese dispone già di una filiera avanzata, con una produzione di bioetanolo di seconda generazione destinata quasi interamente ai mercati esteri da oltre 10 anni.

L’assenza di una domanda interna costringe gli operatori a esportare un prodotto che potrebbe contribuire alla riduzione delle emissioni nazionali.

Antonio Emaldi, Presidente di AssoDistil
Antonio Emaldi

Quando si parla di transizione energetica, spesso si pensa subito all’elettrico, ma non esiste una soluzione unica”, ha dichiarato Antonio Emaldi, Presidente di AssoDistil.

I biocarburanti, e tra questi il bioetanolo sostenibile, rappresentano uno strumento imprescindibile per raggiungere gli obiettivi della RED III e ridurre la dipendenza da fonti fossili importate”.

Obblighi di miscelazione e politica fiscale

Secondo l’associazione, il mercato può essere sbloccato solo con obblighi di miscelazione più ambiziosi, una revisione fiscale e l’adozione reale dello standard E10.
La richiesta è condivisa dalla sezione Bioetanolo.

Servono politiche capaci di stimolare la domanda, superando l’attuale equiparazione fiscale con la benzina fossile”, ha affermato Maria Giovanna Gulino, Presidente della sezione Bioetanolo di AssoDistil.

Maria Giovanna Gulino, Presidente della sezione Bioetanolo di AssoDistil.
Maria Giovanna Gulino, Presidente della sezione Bioetanolo di AssoDistil.

Il sostegno all’offerta risulta altrettanto centrale.
Occorrono misure che incentivino produzione e investimenti, seguendo il modello già applicato al biometano, ha concluso Sandro Cobror, Direttore di AssoDistil.

Il bioetanolo non rappresenta una tecnologia sperimentale, ma una soluzione già pronta.

Ignorarla significa rinunciare a riduzioni immediate di emissioni, a uno sviluppo della filiera nazionale e a un allineamento con le migliori pratiche europee.

Le 5 cose da sapere sul bioetanolo in Italia

  1. Riduce le emissioni di CO2 fino al 79% secondo certificazioni europee.
  2. Lo standard E10 è adottato in 19 Paesi UE, ma non in Italia.
  3. L’introduzione dell’E10 consentirebbe un taglio di 1,5 milioni di tonnellate annue di CO2.
  4. L’Italia produce bioetanolo di seconda generazione, destinato quasi solo all’estero.
  5. Il principale freno resta normativo e fiscale, non tecnologico.

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Ultima modifica: 20 Gennaio 2026