Veicoli a due ruote

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Si stima che siano quasi due milioni gli italiani che ogni giorno si spostano in bicicletta, in scooter o in moto e sempre più persone ogni anno scelgono di dire addio all’automobile a favore dei veicoli a due ruote.

I perché di una tale scelta sono vari. Alcuni ovvi, si pensi per esempio alla maggiore facilità di trovare parcheggio; inoltre tali veicoli  sono mezzi che necessitano di meno energia e di meno materiali per essere costruiti, e richiedono meno spazio per il deposito prima della vendita. Naturalmente c’è anche il discorso emissioni, che sono in generale minori rispetto a quelle di un’automobile. È chiaro che da questo punto di vista la scelta ottimale è la bicicletta: in questo caso le emissioni sono ridotte a zero e all’impatto nullo sull’ambiente si aggiunge il beneficio per la salute. Una pedalata giornaliera costituisce infatti un preziosissimo esercizio cardio-polmonare. Sappiamo tutti quanto i nostri medici si raccomandino circa la necessità di movimento per prevenire le malattie, soprattutto quelle legate al sovrappeso.

T16ornando alle emissioni, si calcola che uno scooter che percorra in un anno circa 5mila chilometri emetta in atmosfera una settantina di grammi di anidride carbonica per chilometro, il che significa intorno ai 350 chili all’anno. Per un’automobile questi valori sono sull’ordine dei centottanta grammi al chilometro e 1800 chili all’anno per 10mila chilometri di percorrenza.

Abbiamo finora elencato i motivi per i quali sempre più spesso questi veicoli si preferiscono alle automobili per il trasporto giornaliero. Adesso vediamo di riassumere qui di seguito quali sono i principali veicoli a due ruote e quali caratteristiche presentano.

Principali veicoli a due ruote

Monopattino

Antesignano dello skateboard, il monopattino è un veicolo a due o più ruote il cui movimento si produce grazie alla spinta generata da una gamba sul terreno. È composto da una pedana sulla quale vanno poggiati i piedi, da un manubrio incardinato sulla pedana medesima e da un freno, che di solito è posto sulla parte posteriore del veicolo. Ma i monopattini possono anche essere dotati dei classici freni da bicicletta, che in tal caso vengono azionati con una leva collocata sul manubrio di guida.

Esistono anche monopattini elettrici: consumano molto poco e possono raggiungere una velocità di trenta o quaranta chilometri all’ora; poiché sono veicoli a due ruote a tutti gli effetti, per guidarli ci vogliono più di 14 anni e anche un apposito patentino. Si tratta di veicoli che attirano naturalmente la curiosità dei bambini, per i quali, tuttavia, finché non raggiungono i 14 anni è consentito solo il monopattino classico a spinta che non può circolare su strada.

La storia del monopattino: non si sa esattamente quando sia nato il monopattino, ma sappiamo che mezzi di trasporto simili furono costruiti già ai primi dell’Ottocento. I primi monopattini propriamente detti risalgono però agli inizi del Novecento e furono realizzati negli Stati Uniti, Paese nel quale presero il nome di scooter. Questi primi esemplari erano essenzialmente identici a quelli di oggi.

Il segway

Il segway ha una storia molto più recente del monopattino. Si tratta di una specie di monopattino a due ruote che si muove a seconda di come il guidatore posiziona il suo baricentro. Il modo più facile di far avanzare questo veicolo è piegare leggermente il busto in avanti. Per converso, e intuitivamente, per andare all’indietro sarà sufficiente piegare la schiena nella direzione contraria alla marcia.

Il segway fa parte dei veicoli a due ruote che non possono circolare su strada: si può usare solo sulle piste ciclabili, i marciapiedi o le zone pedonali. È chiaro che, poiché si può usare soltanto su tracciati destinati alla “coabitazione” con altri utenti della strada, occorre fare molta attenzione alla guida: bisogna tenersi a debita distanza da pedoni e ciclisti. L’età minima per guidarlo è 16 anni.

La bicicletta

Parliamo della “regina” delle due ruote, non fosse altro per il posto che competizioni come Giro, Vuelta e Tour hanno conquistato nel cuore di milioni di tifosi, facendo del ciclismo uno degli sport più genuinamente popolari del Novecento.

L’anno di nascita della bicicletta (che aveva allora un nome diverso) è il 1791. È per l’appunto in quell’anno “rivoluzionario” che Mède de Sivrac progetta e costruisce il suo “celerifero”. Un venticinque anni più tardi, nel 1817, in Germania Karl Drais inventa la sua Laufmachine (macchina da corsa, in tedesco). A una “draisina” nel 1861 Ernest Michaux aggiunge dei pedali, fissandoli al perno della ruota davanti. È negli anni Sessanta dell’Ottocento che si comincia a parlare propriamente di “bicicletta”.

Per parecchio tempo ci si arrovella su come trasmettere il moto dai pedali alle ruote e verso la fine del secolo il problema viene risolto collegando i pedali a una ruota dentata connessa a una catena. Una soluzione, questa, che tra l’altro consente di diminuire il diametro della ruota anteriore.

L’altro grande progresso tecnologico si ebbe nel 1888, quando Dunlop montò su un triciclo la prima gomma con camera d’aria. Il resto è storia, come si dice. Il primo Tour è del 1903 e nel 1909 si inaugurò il Giro d’Italia.

Lo scooter

Di norma per guidarlo occorre la patente A. Si tratta di un mezzo di trasporto che tra i suoi maggiori pregi ha quello di consentire spostamenti rapidi nel traffico cittadino. Si trova in commercio in due varianti: a benzina o elettrico. Quello elettrico si può considerare un’alternativa ecologica, ma solo in parte, perché in ogni caso la ricarica richiede di allacciarsi alla rete elettrica e questa – almeno in Italia – è ancora largamente alimentata a combustibili fossili (il che costituisce anche l’handicap concettuale più grosso della mobilità elettrica: sposta il problema inquinamento dal piano individuale a quello collettivo, ovvero dalla singola marmitta alla centrale elettrica convenzionale).

La motocicletta

Qui la cilindrata è più grossa rispetto allo scooter. Anche la moto richiede la patente A e obbliga a indossare il casco. Ce ne sono fondamentalmente di tre tipi: classica, da corsa e da cross. Le prime due si guidano in genere su strade asfaltate, mentre quella da cross va bene per gli sterrati. A livello agonistico, le corse di moto sono estremamente spettacolari, si pensi soltanto alla MotoGP.

Ultima modifica: 9 settembre 2019