Splendide cinquantenni le auto storiche, un settore che non conosce crisi

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Le cinquantenni sono le più inseguite. Ma non meravigliatevi se vedete far follie per certe che hanno superato i 70 rimanendo in gran forma. Fermi tutti: parliamo di auto storiche, nulla di diverso. Ma che linee, fascino, charme. Se una lamiera ben affusolata potesse parlare riempirebbe gli stadi di fan. Perché gli innamorati delle auto d’epoca, per intenderci in scala 1-1, sono come i collezionisti di francobolli. Conta l’anno, la storia, l’imperfezione, il colore, la rarità, la bellezza.

Per il resto, è questione di cuore e di portafogli, e soprattutto di garage dove custodirle. A Verona, nel fine settimana scorso, si è conclusa una mostra (Verona Legend Cars) che ha portato 35mila persone a visitare i tre padiglioni pieni di auto d’epoca (1.350), ricambi, libri, riviste, modellini. C’erano anche le vecchie glorie dei rally come Makku Alen o Biasion. Ma anche giovani promesse come Andolfi che hanno divertito il pubblico nella pista allestita fuori dai padiglioni.

Ma è all’interno della fiera che si sono consumati occhi e desideri per chi intendeva acquistare Alfa Romeo o Mercedes, Lancia, Citroen oppure Porsche o Ferrari. Regine della rassegna spider e coupè Alfa. Un «duetto» color beige da 40mila euro o la Giulietta spider a 70mila oppure il modello Giulietta coupé a 63mila.

Per chi non è pratico e ci sta leggendo, sappia che l’auto d’epoca segue esattamente il percorso inverso rispetto alla vettura nuova. Questa, appena uscita dal concessionario, vale subito il 20 per cento in meno. Qualunque essa sia. Con quella d’epoca, una 500 di 50 anni fa sta cominciando a viaggiare sui 15mila euro. I compratori stranieri hanno iniettato ormoni della crescita anche alla Bianchina di Fantozzi. Che è stato ferrovecchio fino a poco tempo fa. Adesso costa non meno di 10mila euro. A proposito: un prezzo giusto non esiste. Meglio parlare di impressioni, che variano con le aste e con i prezzi rilanciati attraverso gli annunci sui siti. Ma a Verona è successo un fatto strano: innanzitutto c’erano tante donne: signore, ragazze, fidanzate, mogli. Un avvenimento. In genere, in certe ambienti, sono più rare di un cerbiatto albino. Significa che il mercato è in ulteriore espansione.

E poi a Verona l’offerta era figlia di una rivoluzione proletaria. Una Fiat 600 targata Ps prima serie, vetri scorrevoli, veniva venduta a 12mila euro. Una Rolls Royce silver shadow, anni ’70, selleria in pelle, bicolore, posta di fronte, costava poche migliaia in più. Se non è la marcia su gomma del Quarto Stato di Volpedo poco ci manca. Tra le curiosità: si poteva comprare per 10mila euro anche una Fiat 131 Supermirafiori dell’83 e immatricolata nel 1990 rimasta a km 0 (nella foto in basso). Oppure un’Alfa Romeo Arna dell’87 bistrattata fin dalla nascita venduta a 8700 euro, più costosa di una utilitaria di oggi superaccessoriata. Corsi e ricorsi storici, che nemmeno nei sogni più audaci potevano esser previsti.

Ma in Germania …

Ma Carlo Venosta, commerciante del settore a Lodi, che portava in vendita la Mini appartenuta alla contessa Vacca Agusta, avverte un pericolo all’orizzonte. «Sono andato per cinque giorni alla fiera di Essen, la più grande rassegna di settore. E non si è fermato nel mio stand nessun tedesco. Non si fidano degli italiani. La prossima volta chiederò a un collega tedesco di poter esporre le mie auto. Ma a pensarci bene, è puro razzismo. E dire che siamo tutti nella Ue». Forse con le auto d’epoca valgono ancora le vecchie dogane.

Ultima modifica: 18 Maggio 2017

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