Il mental coach Ricci: “Nei piloti conta la testa, alla Ferrari manca il team”

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Viaggio nell’aspetto mentale nello sport, e in particolare nelle discipline motoristiche, con Marco Valerio Ricci, mental coach esperto di PNL ipnotica e motivazione scientifica. “I piloti devono saper gestire la paura, il rapporto con auto e moto rende ancor più importante la testa”. 

Ricci, quanto conta in generale l’aspetto mentale nello sport?

Conta tantissimo, un tempo si tendeva ad allenare solo fisico e tecnica ma adesso è diventato fondamentale anche l’aspetto mentale. Lo abbiamo visto alle Olimpiadi, con i crolli psicologici di tanti campioni: la testa fa davvero la differenza. Tensioni, stress e pressioni a cui sono sottoposti gli atleti moderni influiscono poi sul fisico e non sono naturali, quindi vanno affrontate. Il mental coach sportivo aiuta in primis l’atleta ad ascoltarsi e a capire i messaggi che gli arrivano dal corpo per ottenere il massimo da se stesso“. 

E nel mondo dei motori? 

Nel mondo dei motori è probabilmente ancora più importante la testa, perché si utilizza un mezzo meccanico a una velocità per cui il nostro corpo non è stato progettato. Per questo i livelli di stress sono ancora più alti. Negli sport motoristici tutto è portato al limite se non oltre, quindi la mente va allenata a gestire processi estremamente accelerati e preparata ad affrontare qualsiasi situazione di imprevedibilità“. 

Abbiamo visto, in Formula 1 e MotoGp, un aumento degli incidenti nelle ultime gare: può essere dovuto anche a un fattore mentale?

E’ possibile che entri in gioco un fattore mentale, il nostro cervello prende gli eventi del passato e li ripropone come ipotesi, quindi una volta avvenuto un incidente è naturale che in tutti i piloti scatti qualcosa. Quando si fanno sport che comportano alti fattori di rischio come Formula 1 e MotoGp, un primo incidente può poi portare a una catena di incidenti nelle gare successive: il ruolo di un mental coach deve quindi essere quello di aiutare il pilota a scandagliare le proprie convinzioni per prevenire la possibilità di farsi influenzare da fattori esterni“.

Come si affronta la paura in discipline così pericolose, dove spesso si rischia anche la vita?

La paura va sempre affrontata dandole un significato, è un messaggio che l’organismo manda alla mente. I piloti è importante che abbiano un certo grado di paura, altrimenti sarebbero incoscienti: la bravura sta nel valutare la paura e il livello di rischio accettabile. Il pilota deve sapere che ciò che fa è rischioso e questo deve portarlo e prepararsi per qualsiasi evenienza. La paura va quindi gestita con consapevolezza e autonomia nella valutazione del rischio“. 

Anche nei motori, è fondamentale il team con i meccanici, i manager e tutto ciò che sta intorno al pilota: come si crea l’ambiente giusto in una scuderia?

La comunicazione è alla base di tutto, sia interna che esterna al team: come in ogni squadra, i vari organi della scuderia devono comunicare in maniera efficace e coerente. Sono necessari condivisione degli stessi valori e massima chiarezza di intenti comuni, di modo da muoversi tutti insieme nella stessa direzione. Come in un corpo umano: se mentre facciamo qualcosa non siamo in allineamento interiore, la testa va in una “direzione diversa dalle mani”, le nostre performances ne risentono. Lo stesso, molto amplificato, avviene nei team“.

A tal proposito, la Ferrari continua a fare fatica: cosa sta succedendo a Maranello?

La questione Ferrari è particolarmente delicata: l’impressione è che il team non sia preso in considerazione nel suo insieme ma si tenda a dare troppa importanza ai singoli. Si spera sempre che arrivi una nuova figura come salvatore della patria, ma si perde di vista l’organico. Un conto è se ci sono piloti particolarmente portati ad avere una forte leadership, come è stato Schumacher, ma non è possibile replicare ogni volta questo meccanismo. La scuderia ha due grandi talenti come Sainz e Leclerc, ma hanno bisogno di una squadra intorno per crescere e diventare campioni“.  

Infine, un pensiero su Valentino Rossi: ritiene che si sia ritirato al momento giusto, o avrebbe dovuto lasciare prima? E in generale, quanto è difficile per un campione dire addio alle gare?

Valentino Rossi è un uomo estremamente intelligente che è riuscito a dosare la propria carriera in maniera ottimale, unendo il giusto mix tra competizione e intrattenimento. Negli ultimi anni non è riuscito a performare ad alti livelli, ma questo non gli ha impedito di divertirsi e portare avanti anche progetti fuori dalla pista come la sua academy. Rossi ha lasciato un’eredità davvero importante al mondo delle moto. Un campione come Rossi resterà pilota per sempre, dire basta non è mai facile, ma lui ha trovato il momento giusto“.  

Valentino Rossi
Valentino Rossi

Ultima modifica: 9 Dicembre 2021