FCA contro l’ecotassa: addio investimenti in Italia

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L’allarme dei vertici di Fiat Chrysler Automobiles ha l’effetto di una bomba. “Se resta l’ecotassa, saremo costretti a rivedere il piano industriale da 5 miliardi per l’Italia. Con effetti negativi su investimenti e occupazione“.

Lo mette nero su bianco Pietro Gorlier, responsabile delle attività europee del gruppo in una lettera al presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Nino Boeti, in cui spiega che l’azienda non parteciperà al Consiglio regionale e comunale aperto in programma oggi. Immediate le reazioni dei sindacati di categoria e di quelli confederali, tutti, fatta eccezione la Fiom, a sollecitare l’eliminazione del balzello introdotto alla Camera.

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Una linea rilanciata dal governatore del Piemonte Sergio Chiamparino («Inquieta l’incertezza del governo») e dalle opposizioni, dal Pd a Forza Italia.

Una bufera in piena regola che spiazza il ministro Luigi Di Maio, costretto a gettare acqua sul fuoco («Troveremo una senza provocare choc nei piani industriali delle aziende»), anche se il sindaco di Torino, Chiara Appendino, non manca di sottolineare: «Se il piano di investimenti presentato ai sindacati è solido FCA continui il confronto con il governo».

L’introduzione della ecotassa, dunque, potrebbe spingere Fiat Chrysler Automobiles a rivedere i propri piani in Italia. «Il sistema di bonus-malus, qualora attuato secondo l’impianto approvato in prima lettura alla Camera, inciderà significativamente sulla dinamica del mercato, in una fase di transizione del settore, costruttori e filiera, estremamente delicato», scrive il responsabile delle attività in Europa, Medio Oriente e Africa di Fca, Gorlier.

«Se tale intervento fosse confermato fin dal 2019, si renderà necessario un esame approfondito dell’impatto della manovra e un relativo aggiornamento del piano annunciato», spiega nella missiva il manager, dopo aver ricordato quelle che sono le cifre per il periodo 2019-2021 presentate a giugno.

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Per l’Italia, gli investimenti dovrebbero essere pari a 5 miliardi di euro, cifra che verrebbe impiegata per il lancio di 13 nuovi modelli o il restyling di quelli esistenti, oltre che per nuove motorizzazioni con impiego diffuso di tecnologia ibrida ed elettrica. «Al momento – puntualizza, però, Gorlier – non abbiamo ancora visibilità su quello che sarà lo scenario normativo nei prossimi anni».

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A stretto, però, è arrivata la reazione del capo grillino. Matteo Salvini fin dall’inizio ha avvisato che al Senato la Lega non voterà mai per il sistema bonus-malus varato alla Camera. «Troveremo una soluzione – ha avvisato Di Maio – sono convinto che possiamo fare bene nella lotta all’inquinamento e con incentivi per le auto ecologiche senza provocare shock nei piani industriali delle aziende».

Sindacati bollenti

L’allarme di Fca, però, nel frattempo ha suscitato una raffica di reazioni dei sindacati e delle associazioni di categoria e delle opposizioni. Anfia, Unrae e Federauto ribadiscono la loro netta opposizione alla proposta. «Il rischio che Fca debba rivedere il piano è assolutamente da evitare», incalza la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. Concorda il leader della Uil, Carmelo Barbagallo. «Ci troveremo nella situazione grottesca che il ministro Di Maio per decreto cancellerà i posti di lavoro dei concittadini operai di Pomigliano», sostiene Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim Cisl.

Claudia Marin

Ultima modifica: 13 Dicembre 2018