«Automotive, rischio collasso», stop ai motori termici, insorgono le Confindustrie del Nord

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Un terremoto. La dichiarazioni del Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica-Cite sulla transizione tecnologica della filiera automotive, che prevedono lo stop alla produzione delle auto a benzina o diesel entro il 2035, fa balzare sulla sedia l’intera Confindustria Nord.

I presidenti territoriali Francesco Buzzella (Lombardia), Pietro Ferrari (Emilia-Romagna), Marco Gay (Piemonte) ed Enrico Carraro (Veneto) denunciano «la mancanza di una progettualità chiara che consenta alle migliaia di aziende italiane del settore di adeguarsi gradualmente all’imposizione dell’Ue di procedere con l’elettrificazione dei motori abbandonando la combustione».

L’orizzonte del 2035 è «inattuabile allo stato odierno» e senza «un principio di gradualità», per i presidenti delle Confindustrie delle regioni del Nord «solo in Italia si rischia di bruciare oltre 70mila posti di lavoro entro il 2030».

Le parole del presidente nazionale di Confindustria Carlo Bonomi

«Il decreto anti delocalizzazioni è diventato una battaglia identitaria . È due anni che diciamo che il settore automotive sarebbe entrato in crisi perché soggetto ad una transizione accelerata. Con l’annuncio del ‘phase out’ ai motori endotermici al 2035, secondo voi qualche imprenditore tornerà a investire da qui al 2035? I fondi internazionali investiranno nell’automotive? I consumatori da oggi compreranno ancora auto con motore endotermico? – sottolinea Bonomi – Se vogliamo affrontare seriamente i problemi dell’industria manifatturiera italiana in alcuni campi come l’acciaio e l’automotive , noi siamo disponibilissimi. Se si vogliono fare battaglie identitarie non diamo risposte agli italiani e a migliaia di posti di lavoro che sono a rischio».

«Questa velocizzazione al 2035 sul tema dei motori diesel preoccupa non solo tutte le aziende che hanno forniture rilevanti nel settore, ma anche tutti i comparti che stanno intorno, una filiera molto rilevante – aggiunge Pietro Ferrari, presidente di Confindustria Emilia-Romagna – Si pensi al tema dei riparatori, dei meccanici e di tutti coloro che vendono gasolio».

L’attuale scadenza secondo i quattro presidenti ‘settentrionali’ di Confindustria «rischia di mandare ko il 50% del settore della componentistica», e il Piano dovrebbe anche porsi l’obiettivo di «frenare le spinte delocalizzatrici inevitabili nel momento in cui l’impresa valuterà più competitivo produrre in quei Paesi al di fuori dell’Europa dove sono già ampiamente utilizzate le tecnologie necessarie a rendere sostenibile l’elettrificazione, e sono presenti le competenze per implementarla».

Ultima modifica: 14 Dicembre 2021