di Luca Talotta
L’auto elettrica sta cambiando più velocemente dell’Italia che dovrebbe accoglierla. È probabilmente questa la chiave più interessante per leggere l’eReadiness 2026 di PwC Strategy&, presentato a Milano nella Torre PwC.
La settima edizione dello studio fotografa un mercato italiano ancora distante dai principali Paesi europei. Ma contemporaneamente mostra qualcosa di meno scontato: le vetture elettriche stanno progressivamente superando alcuni dei limiti che per anni ne hanno rallentato la diffusione.
Costano meno rispetto al passato, percorrono più chilometri con una ricarica e chi le possiede difficilmente vuole tornare indietro.
Il problema, quindi, non può più essere ricondotto soltanto all’automobile.

Quel divario con l’Europa che resta difficile da colmare
Il punto di partenza rimane inevitabilmente il mercato. Nel primo semestre 2026 le BEV hanno rappresentato l’8% delle immatricolazioni italiane, contro una media del 21% nell’Unione europea.
La distanza è considerevole. Le vendite italiane risultano inoltre inferiori del 45% rispetto alle proiezioni elaborate nel 2021.
Se la crescita continuasse con questo ritmo, secondo l’analisi di PwC Strategy&, l’Italia raggiungerebbe con sei anni di ritardo l’obiettivo europeo di riduzione del 55% delle emissioni di CO2 previsto per il 2030. Il target delle zero emissioni indicato per il 2035 verrebbe invece raggiunto nel 2042.
Ma fermarsi a questi numeri rischia di portare alla conclusione più semplice: gli italiani non vogliono l’elettrico.
Lo studio suggerisce una realtà differente.
Sei italiani su dieci guardano alle BEV
Nonostante una quota di mercato ancora ridotta, il 59% degli italiani intervistati prenderebbe in considerazione l’acquisto di un’auto elettrica nei prossimi cinque anni. Il 39% valuta questa possibilità già entro due anni.
Il minor costo di percorrenza rappresenta la motivazione principale per il 65% del campione, mentre il 46% indica tra i vantaggi la possibilità di effettuare la ricarica direttamente a casa.
Rimane un 34% di consumatori scettici, una percentuale sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Autonomia, tempi di ricarica e costo iniziale continuano a pesare nella scelta.
Sono ostacoli reali, che sarebbe sbagliato minimizzare. Ma alcuni stanno diventando meno rilevanti rispetto al passato.

Elettriche più accessibili: prezzi giù del 28%
Il cambiamento più evidente riguarda il prezzo.
Nei segmenti A e B, particolarmente importanti per un mercato come quello italiano, il prezzo medio dei dieci principali modelli elettrici presi in considerazione dallo studio è sceso del 28% tra il 2023 e il 2026.
Nello stesso periodo, quello dei corrispondenti modelli endotermici è aumentato di circa l’8%.
La forbice, dunque, si sta restringendo.
Ed è un fenomeno particolarmente importante perché proprio i segmenti A e B rappresentano circa il 60% del mercato automobilistico italiano. La disponibilità di elettriche più accessibili potrebbe quindi modificare progressivamente il rapporto tra consumatori italiani e BEV.
Alla maggiore concorrenza si aggiunge l’evoluzione tecnologica. L’autonomia media dichiarata dei nuovi modelli elettrici è cresciuta dell’11% rispetto alle vetture introdotte nel 2024-2025.
Il prodotto, insomma, continua a evolvere.
Chi compra una auto elettrica ne comprerebbe un’altra
C’è poi un numero che forse merita ancora più attenzione della quota di mercato.
Tra gli italiani che possiedono già un’auto elettrica, l’87% si dichiara soddisfatto. E quando viene chiesto quale alimentazione sceglierebbero per la prossima automobile, il 91% risponde ancora elettrica.
Questo dato ribalta almeno in parte il problema.
La difficoltà sembra concentrarsi soprattutto nel convincere il consumatore a effettuare il primo passaggio verso una BEV. Dopo averla utilizzata, invece, la propensione a rimanere nella mobilità elettrica diventa molto elevata.
Non significa che l’elettrico rappresenti oggi la soluzione migliore per qualsiasi automobilista. Percorrenze, disponibilità di una ricarica domestica, tipologia di utilizzo e prezzo continuano a rendere necessaria una valutazione individuale.
Ma il livello di fedeltà di chi ha già effettuato il passaggio è un elemento che il dibattito sull’elettrificazione non può ignorare.

Colonnine, qui l’Italia perde terreno
Mentre le automobili migliorano, l’infrastruttura di ricarica rimane uno dei punti deboli italiani.
Nel confronto con Germania, Francia, Regno Unito e Spagna, l’Italia risulta ultima sia per diffusione delle infrastrutture ad alta potenza sia per rapporto tra punti di ricarica e parco circolante.
Solo l’8% delle colonnine supera i 150 kW, mentre la media dei cinque grandi mercati europei analizzati raggiunge il 12%.
Il divario appare anche osservando la disponibilità complessiva: l’Italia conta circa 2 punti di ricarica ogni 1.000 veicoli, contro una media di 3,5.
Non è difficile capire perché il 65% dei possessori di BEV continui a ricaricare prevalentemente a casa o sul luogo di lavoro.
Non servono soltanto più prese, devono funzionare meglio
La quantità, però, racconta solo metà del problema.
L’indice relativo alla Customer Experience della ricarica pubblica scende dai 60 punti registrati nel 2025 ai 51 del 2026.
Gli automobilisti segnalano problemi legati alla posizione delle stazioni, alla disponibilità delle colonnine e alla loro affidabilità.
È un passaggio centrale perché la qualità dell’infrastruttura può influire sulla percezione dell’auto stessa.
Un automobilista non distingue necessariamente tra problema dell’auto elettrica e problema dell’ecosistema. Se durante un viaggio incontra una colonnina occupata, fuori servizio o poco potente, l’esperienza negativa finisce inevitabilmente per riflettersi sulla valutazione della mobilità elettrica.
Per questo installare colonnine non basta: bisogna costruire una rete affidabile, semplice e realmente utilizzabile.
La geografia della auto elettrica divide ancora il Paese
L’eReadiness evidenzia inoltre una differenza significativa tra Nord e Sud.
Nel Mezzogiorno la disponibilità è di circa 1,3 punti di ricarica ogni 1.000 veicoli circolanti, mentre nel Nord Italia sale a 2,6.
Eppure proprio il Sud ha mostrato un’accelerazione delle immatricolazioni elettriche, sostenuta dagli incentivi e dalla maggiore disponibilità di modelli economicamente accessibili.
È una contraddizione che rischia di diventare un problema strutturale.
Se si vuole ampliare realmente la platea degli automobilisti interessati alle BEV, la possibilità di utilizzare un’elettrica non può dipendere in misura così rilevante dal territorio di residenza.
Dall’elettrico ai robotaxi, cambia il concetto di auto elettrica
Lo studio PwC guarda anche oltre l’elettrificazione e analizza l’interesse degli italiani per la mobilità autonoma.
Il 75% degli intervistati sarebbe disposto a utilizzare servizi di questo tipo, con una maggiore apertura tra giovani, residenti nelle città e persone con redditi superiori alla media.
Il 44% utilizzerebbe un robotaxi per gli spostamenti urbani brevi e oltre quattro persone su dieci sarebbero disposte a pagare più di quanto spenderebbero per un taxi tradizionale.
Il dato mostra quanto velocemente stia cambiando il rapporto con l’automobile. Motore elettrico, software, guida autonoma e nuovi servizi di mobilità stanno diventando parti dello stesso processo.
L’industria corre, ora serve un ecosistema all’altezza
L’eReadiness 2026 lascia quindi una domanda aperta: siamo sicuri che il principale problema della transizione sia ancora l’automobile?
L’industria automotive sta affrontando una delle trasformazioni più costose e complesse della propria storia. I costruttori stanno investendo nello sviluppo delle batterie, nell’efficienza, nel software e nella riduzione dei prezzi.
I risultati iniziano a essere visibili. Nei segmenti più popolari le BEV diventano più accessibili, l’autonomia aumenta e la soddisfazione dei proprietari è elevata.
Parallelamente, però, l’Italia continua a mostrare carenze infrastrutturali, differenze territoriali e un’esperienza di ricarica pubblica che nel 2026 è addirittura peggiorata.
La transizione non può quindi essere scaricata esclusivamente sui costruttori e sugli automobilisti.
Se si chiede all’industria di mettere sul mercato automobili sempre più efficienti e ai cittadini di cambiare tecnologia, bisogna contemporaneamente garantire infrastrutture, energia, regole stabili e condizioni economiche adeguate.
Altrimenti rischiamo un paradosso: avere finalmente auto elettriche più mature, ma un Paese non ancora abbastanza pronto per utilizzarle pienamente.
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Ultima modifica: 3 Ottobre 2026




