Quali sono le principali tipologie di parcheggio

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A raso, sopraelevato, a spina di pesce, a pettine, a nastro, contromano, in doppia fila e aggiungiamo anche abusivo. Quante tipologie di parcheggio esistono? Tante e alcune sono anche fonte di controversi giudiziarie o di traversie finanziarie. Parcheggiare male può comportare danni al veicoli; può portare addirittura alla perdita della copertura assicurativa, se non a una multa salata, perché oltre a non rispettare le regole prescritte, addirittura si intralcia il traffico.

E se l’intralcio riguarda un mezzo pubblico o di soccorso, per un tempo prolungato, si finisce ad avere a che fare anche con la giustizia, perché una denuncia per interruzione di pubblico servizio è difficile da scampare. Il parcheggio è sicuramente una delle croci quotidiane che un automobilista deve affrontare, soprattutto se si muove in centri urbani affollati.

Il problema non andrà a risolversi: le aree di sosta vengono “ingoiate” dall’allargamento delle zone a traffico limitate, ogni giorno di più, e le aree adibite a sosta per i veicoli scarseggiano, oltre a rappresentare un costo cospicuo per gli automobilisti e una fonte di introito per le casse comunali.

Conoscere le varie tipologie di parcheggio

E’ bene però conoscere alcuni aspetti che riguardano la possibilità di lasciare la nostra auto ferma in un luogo diverso dalla nostra rimessa. Potrebbero essere informazioni utili per risolvere anche delle controversie legali. Anzitutto la definizione di parcheggio. Si tratta di un luogo, un’area destinati alla sosta dei veicoli, a quattro e a due ruote.

Per parcheggio però si può intendere anche la tecnica per sistemare il veicolo secondo delle disposizioni precise. E le regole andrebbero rispettate sempre, anche se si ha necessità di fermare il veicolo solo per pochi minuti. Immaginate cosa accadrebbe se tutti si sentissero in diritto di lasciare la propria auto così come capita. E in qualche caso succede qualcosa di simile.

Per evitare il caos, ma anche abusi, la legge prevede che non siano possibili riserve di stalli per particolari categorie di veicoli, a meno che non sussistano determinate esigenze di circolazione. E’ un principio che tutela la libera circolazione. Le legge regola anche le quote di spazi destinate alla sosta nelle nuove aree urbanistiche, come nel caso di parcheggi a nastro, coni veicoli posti uno dietro l’altro in fila, non è possibile delimitare la lunghezza, se non nel caso di strade inclinate.

La larghezza degli stalli però deve essere prestabilita. Ed esistono delle dimensioni minime, perché gli spazi riservati al parcheggio siano regolari. Su questo punto la normativa potrebbe cambiare a breve. Esistono infatti pressioni da più parti sul legislatore, affinché vengono riviste le misure in considerazione del fatto che risalgono a un’epoca in cui le dimensioni standard dei veicoli erano sicuramente più piccole di oggi.

Quanto misura lo stallo di un parcheggio

Le dimensioni della sagoma variano però a seconda delle tipologie di parcheggio. Del parcheggio a nastro abbiamo già spiegato la disposizione e le dimensioni minime di ogni singolo stallo devono rispettare i 2,5 metri di larghezza, che arrivano a 3,2 nei caso di parcheggi per disabili, mentre la lunghezza è variabile e va dai 4,8 metri dello stallo iniziale agli 8 di quello che finisce in un vicolo cieco, mentre quelli intermedi devono essere lunghi almeno 6 metri.

Il tutto per agevolare le manovre di ingresso e di uscita, che nel caso di parcheggi a pettine, con gli stalli disposi perpendicolarmente alla lunghezza della strada, devono avere una lunghezza minima di 4,20 metri. Identica misura per i parcheggi a spina di pesce o a denti di sega, come vengono definiti gli stalli disposti in maniera obliqua rispetto alla lunghezza della strada.

Anche in questo caso la larghezza è invariata. Queste misure sono calcolate rispetto alle dimensioni standard di un’auto, che prendono in considerazione una lunghezza media di 4,20 metri e una larghezza di 1,80 metri, senza calcolare gli specchietti retrovisori aperti. Dimensioni che ad oggi risultano effettivamente sottovalutate rispetto ai nuovi modelli di auto. In considerazione di questi standard, tra le varie tipologie di parcheggi quella più efficiente è sicuramente quella a pettine.

Permette infatti di ricavare il maggior numero di posti auto rispetto alla modalità a nastro o a spina di pesce. In quest’ultimo caso la necessità di disporre con angoli che vanno dai 30 ai 60 gradi, richiede sicuramente più spazio. bisogna però fare i conti con la larghezza complessiva della strada; valutare se non sia il caso di applicare un senso unico di marcia per ricavare un parcheggio a pettine.

Il dilemma dei parcheggi gratuiti

I parametri con i quali gli uffici urbanistici dei Comuni devono farei conti sono davvero tanti, senza considerare che la normativa in materia fissa anche delle quote precise.

Se, per esempio un Comune decide di destinare le strade del centro a parcheggio a pagamento, al totale dell’area delimitata dalle strisce blu, deve corrispondere una quota del 30 per cento di spazi delimitati da strisce bianche, ossia a sosta gratuita.

Non accade quasi mai, e la circostanza è materia di contenzioso e di battaglia delle associazioni di consumatori che spesso ottengono sentenze del tribunale a favore di chi non paga la sosta nelle strisce blu, opponendo appunto la motivazione della mancata previsione di aree di parcheggio libero.

Tra le varie tipologie di parcheggio anche l’abusivo

Un’ultima considerazione su un tema di stretta attualità: esiste anche il parcheggio abusivo. Non è raro trovare delle aree dove la sosta è vietata, con tanto di segnalazione, ma persone si improvvisano parcheggiatori e consentono agli automobilisti di parcheggiare, chiedendo in cambio un obolo e promettendo di avvisare tempestivamente, o di spostare l’auto nel caso in cui dovessero presentarsi i vigili.

Anzitutto quando c’è un parcheggiatore che pretende insistentemente e dietro minaccia il pagamento della sosta, senza avere titolo, scatta il reato di estorsione. Non è certamente consigliato lasciare le chiavi dell’auto a uno sconosciuto, immaginando che possa fare i nostri interessi. Anche se non dovesse rubare l’auto, ed è capitato, potrebbe utilizzarla per chissà quali scopi in nostra assenza.

Al risparmio di pochi euro potrebbero corrispondere guai ben più seri.

Ultima modifica: 20 Dicembre 2018