Può una moto Vespa attraversare il Sahara?

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La Vespa può tutto: devono essersi detto questo due fratelli cuneesi che nel 1978 a bordo di una Vespa Rally 200 e di una 125 TS decisero di affacciarsi dalla costa del Marocco sul deserto del Sahara. All’epoca non c’era ovviamente Internet e quello che è stato ricostruito è più simile a una leggenda metropolitana. Ma Mauro e Silvio Rebaudengo stando alle ricostruzioni sono stati i primi a percorrere un’ampia porzione di deserto prima di tornare indietro.

Vespa, all’inizio venivano da Dakar

I due fratelli Rebaudengo facevano parte di una squadra di motociclisti che dovevano relazionare i primi rider che l’anno successivo avrebbero affrontato la prima edizione della Parigi Dakar. Per fare capire di che cosa si parla la 125 TS era un modello nuovo e la 200 Rally era il top di gamma della Vespa. La Yamaha non aveva ancora messo in produzione il suo 600 quattro tempo che sarebbe diventato uno dei modelli più venduti del mondo in pochi anni e la casa dei diapason per la Dakar stava mettendo a punto una versione più spinta e attrezzata della vecchia XT500, un monocilindrico.

Il deserto del Sahara era qualcosa di affascinante e pericoloso: qualcosa da rispettare. Ma questo non vuole dire che le Vespa non lo volessero conquistare, anzi… Dal 1978 le Vespa che hanno affrontato il deserto sono state almeno un centinaio, in gran parte condotte da rider italiani ma non solo. Con l’avvento della rete ogni impresa è stata documentata con foto e video, dall’allestimento del mezzo alle piste.

Vivere il Sahara su una Vespa

Oggi, anche se ormai la Dakar si è allontanata dalle piste africane dopo che numerosi tumulti politici avevano messo a repentaglio la sicurezza della corsa, il Sahara continua a offrire piste alla portata delle Vespa ma anche di numerosi rider che più da turisti che da competitor vogliono regalarsi il sogno di una vita a bordo della propria moto. Tanti i Vespaclub che negli ultimi anni hanno voluto organizzare il proprio pellegrinaggio tra le dune e le rocce del deserto.

La grande difficoltà per rider non professionisti e non appoggiati da una grande organizzazione è sempre quella di attraversare i confini: molti infatti decidono di restare nella parte settentrionale del deserto, quella tunisina, lungo piste tracciate e senza dover bivaccare in tenda. Non sarà come attraversare cinque o sei confini per scendere dal Mediterraneo fino a Dakar ma si tratta pur sempre di un’impresa ai limiti dell’impossibile, sicuramente eccezionale.

Ultima modifica: 11 novembre 2019