Perché il cavallino è il simbolo della Ferrari

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Non si può essere impreparati sul cavallino rampante. Intanto perché la Ferrari è il marchio italiano più conosciuto e apprezzato nel mondo. Anche se non si è appassionati di Formula Uno o non si segue in modo maniacale il campionato del mondo dei bolidi del circuito, capita di dover partecipare a qualche dialogo tra amici in cui si parla della rossa: non si può arrivare senza argomenti.

La Rossa più amata dagli italiani, ma perché è rossa 

Le leggende metropolitane sostengono che sia stato Enzo Ferrari a pretendere che la sua macchina da corsa fosse rossa: è arrivata l’ora di sfatare questo mito. In realtà tutto è cominciato negli anni ’60, quando la Formula 1 come la conosciamo oggi ancora non esisteva e le competizioni su pista di fatto erano delle gare tra paesi. Ogni nazione portava i suoi marchi migliori, i suoi nomi più prestigiosi, i suoi brevetti più esclusivi.

La FIA, la federazione automobilistica che oggi sovrintende a tutte le gare motoristiche su pista o rally, non esisteva ma c’era l’Association des Automobiles Reconnues, che aveva regolamentato le competizioni e imposto una serie di livree a seconda della provenienza delle auto. Le vetture francesi erano blu, quelle inglesi erano bianche, quelle tedesche erano grigie e quelle italiane rosse: la Ferrari, come l’Alfa Romeo, doveva essere rossa, ma l’ingegner Ferrari volle distinguersi: “Lasciate che l’Alfa metta un po’ di bianco qua e là – disse – per ricordare il suo marchio. Io voglio una macchina aggressiva, completamente rossa ed estremamente lucida”. Nacque il rosso Ferrari, imitato poi da intere generazioni di designer e costruttori.

Il Cavallino Rampante, un mito nel mito 

Enzo Ferrari aveva un idolo: il pilota Francesco Baracca. L’asso degli assi, eroe della prima guerra mondiale e abbattuto, dopo 34 duelli aerei vittoriosi, in circostanze ancora non completamente chiarite proprio allo scadere del primo conflitto mondiale. Baracca era un personaggio di statura assoluta, proprio come Ferrari. Figlio di un ricchissimo proprietario terriero romagnolo e di una nobile, la Contessa Paolina de’ Biancoli, donna bellissima e di grande cultura. Raccolte le spoglie del figlio, sepolto dopo un bagno di folla a Lugo di Romagna, la Contessa De Biancoli si recò personalmente da Enzo Ferrari chiedendogli se avrebbe avuto piacere di sfoggiare sulla livrea della sua macchina il cavallino rampante che campeggiava sugli aerei del figlio.

Il cavallino aveva fatto la sua comparsa per la prima volta sul Nieuport che Baracca pilotò in numerosi combattimenti nella 91esima squadriglia, esponendolo ancora più grande sulle fiancate del suo velivolo di maggior successo, lo SPAD. “Ingegnere, se metterà il cavallino di mio figlio sulle sue macchine, Francesco le porterà fortuna” disse a Ferrari la madre del pilota. “Contessa, ne sarei onorato….”. Quel cavallino era lo stesso che compariva sullo stemma nobiliare dei conti de’ Biancoli, anche se sulla sua origine sono state fatte mille illazioni. Il cavallo rampante era un omaggio di Baracca alla madre e Ferrari lo ricalcò con un leggerissimo restyling sulle sue auto chiedendo alla contessa un’unica autorizzazione… “Contessa, lei è romagnola le spiace se sullo sfondo del cavallino appoggio il giallo della mia città, Modena?” La signora Baracca accettò e lasciò l’incontro con Ferrari con una promessa: il cavallino sarebbe rimasto sulla livrea della macchina per sempre, senza eccezione, sulle auto da corsa e su quelle da strada. Ed è così dal 9 luglio 1932…

Ultima modifica: 7 Marzo 2019