Pechino Parigi, storia di una corsa storica

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Quando i rally raid ancora non esistevano e qualsiasi viaggio in macchina poteva diventare un Camel Trophy, basti pensare alla vecchissima Mille Miglia, c’era già la Pechino Parigi, la decana delle corse automobilistiche transcontinentali.

Pechino Parigi, una corsa disumana

La Pechino Parigi ha passato abbondantemente il suo secolo di storia e lo scorso anno è andata di nuovo in scena addirittura con un’edizione riservata alle auto storiche. Ma i tempi sono radicalmente cambiati da quella prima edizione del 1907 quando le strade era un’ipotesi, l’assistenza meccanica non esisteva e qualsiasi rider era costretto a viaggiare con grande cassetta degli attrezzi e molti pezzi di ricambio se voleva sperare di arrivare se non a Parigi quanto meno alla città più vicina.

La Pechino Parigi, sulla quale sono stati scritti libri, tesi di laurea e un paio di sceneggiature di film oltre a numerosi documentari era una vera epopea. Si affrontava a rischio della vita e davvero chi partiva non aveva alcuna certezza di arrivare sano e salvo. La prima edizione, su una mappa del tutto indicativa e approssimativa di 16mila chilometri vide partire cinque equipaggi.

L’idea era molto semplice: dimostrare la superiorità delle auto europee rispetto a quelle americane che si stavano prepotentemente imponendo sul mercato internazionale. Se ci si pensa non è nulla di diverso rispetto alle motivazioni promozionali e di marketing che oggi portano le grandi case automobilistiche a prendere parte ai rally raid.

Gli scopi di una prova massacrante

Il sogno era anche quello di dimostrare che un’auto era in grado di spingere l’uomo al di là di qualsiasi ostacolo: le prime auto, che pagarono una tassa di iscrizione di circa duemila franchi che erano semplicemente una cauzione per garantire la presenza al via, erano un triciclo francese Contal, una Itala, due De Dion Bouton e un’auto olandese, la Spyker. Non si trattava di arrivare prima degli altri, ma di arrivare: gli equipaggi molto spesso erano costretti a fare squadra, trainandosi a vicenda tra passi e piste per arrivare a un meccanico. A volte nemmeno c’era un rifornimento a distanza di un migliaio di chilometri: e le macchine erano stracolme di taniche per garantire la sopravvivenza.

Con gli anni la Pechino Parigi è diventata anche una gara, una corsa di resistenza soprattutto per le auto. Fu proprio la Itala guidata Scipione Borghese ed Ettore Guzzardi la prima auto che tagliò il traguardo di Parigi sugli Champs Elysees di fronte a una folla di decine di migliaia di persone che salutava un grande traguardo dell’uomo simile a quello che venti anni dopo avrebbe abbracciato Lindbergh dopo il primo volo transoceanico.

Solo oggi si capisce quello che quei pionieri siano riusciti a realizzare e quanto quell’esempio sia ancora vivo al giorno d’oggi per le aziende che con investimenti ben diversi affrontano i rally raid dell’ultima generazione.

 

Ultima modifica: 14 Febbraio 2020