Moto con sidecar: i modelli più adatti e comodi

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Hanno dominato gli anni 30 e 40, resistito negli anni 50, ma quando il boom economico, con la possibilità di acquistare un’utilitaria a rate, ha imposto nuovi modelli, le moto con sidecar sono diventate un cimelio per appassionati. Eppure qualcuna resiste ancora, anzi, si proietta addirittura nel futuro, seguendo la scia dell’innovazione, dell’eco compatibilità, del design avveniristico.

Come idea appartengono addirittura a due secoli fa, quando erano una variante delle biciclette. E quando passano al motore scoppiettante di una moto, non perdono la concezione originale di sedile comodo poggiato sulla terza ruota. Così che vengono definite motocarrozzette, termine un po’ desueto e “stonato” per un veicolo innovativo, almeno per gli anni 30, che doveva conoscere la sua fortuna e il suo sviluppo soprattutto negli anni 40, con la seconda guerra mondiale.

Da una bici alla moto con sidecar

Se l’idea di una comoda seduta nacque proprio in Germania nel 1817, è sempre l’industria tedesca a scoprire che un sidecar agganciato a una moto può rappresentare un mezzo di trasporto, agile e veloce, utilissimo soprattutto in ambito militare, per facilitare piccoli spostamenti, in particolare la trasmissione di ordini segreti, ma anche per raggiungere facilmente luoghi inaccessibili a mezzi più pesanti.

Poi il declino, con l’avvento delle utilitarie, con la moto, o la Vespa, o la Lambretta che conquistavano più un pubblico giovane e diventavano il secondo mezzo a disposizione in una famiglia.

Possedere una moto con sidecar oggi può significare due cose: avere una passione per i veicoli d’epoca e un discreto gruzzolo da investire, oppure avventurarsi in un settore che sta scoprendo una seconda vita, soprattutto grazie all’elettrico.

Negli Usa rivive la mitica Bmw R71

E’ il caso di una azienda statunitense, la ReVolt Eletric Motorbike che ha pensato di far rivivere la mitica Bmw R71 del 1938, ma in chiave attuale, con una motorizzazione elettrica, che può legare la passione per il retrò all’esigenza di disporre di una moto con sidecar che possa circolare liberamente, dove altri veicoli sono costretti a fermarsi. Immaginatela nera e non nel verde militare cui ci hanno abituato tanti film.

L’aspetto aggressivo della casa di Stoccarda resta immutato, anche il sellino triangolare e scomodo per il guidatore. L’ovulo del passeggero ha però quell’eleganza teutonica che resta immutata, anche con i particolari, le cromature più moderne.

E l’interno, è vero, sembra la riproduzione fedele di quel modello che ha combattuto una guerra così dura. L’aria spartana non vi tragga in inganno: i pellami scelti per foderare il sedile sono di prima scelta e l’imbottitura ha il comfort di una poltrona moderna. Le dimensioni sono leggermente più grandi di quelle del passato, per consentire una posizione più confortevole per le gambe.

Moto con sidecar dal cuore elettrico

Eppure quello della ReVolt non è un esperimento originale. Ci hanno già provato i cinesi, con la Chang Jiang CJ750. Questa volta la moto con sidecar che hanno preferito replicare è la M-72. Anche in questo caso batterie al litio che fanno di quel serbatoio a goccia un elemento di decoro, un tratto distintivo, dove esporre lo stemma BMW per darsi un tono.

Robustezza e affidabilità però sono garantite. E se in passato qualche casa produttrice ha pensato bene di proteggere dalla pioggia e dal vento almeno il passeggero, i modelli attuali rispettano il senso profondo di questo veicolo: è una moto, sempre e comunque una moto adatta a chi non ha paura di pioggia e vento.

Di contro la Harley Davidson del 1923 aveva un carrozzino biposto con una capote e un parabrezza e fu molto apprezzata anche come taxi, proprio per questo suo carattere così accogliente. Spianò la strada ad altri modelli, forse un po’ più spartani, come il Miller Balsamo con sidecar Smit Parri. Era il 1939 e anche una motocarrozzetta, che di certo non poteva brillare per eleganza, fu un simbolo di design avanzato.

Italianissima di Torino, con un parabrezza stilizzato che proteggeva il passeggero comodamente seduto nel sidecar. Non ebbe un gran successo, ma trovarne ancora una sul mercato significa assicurarsi un pezzo di storia del design motociclisitco.

Il declino e la rinascita delle moto con sidecar

Per concludere la carrellata sulle moto con sidecar più comode del passato, non si può non far cenno alla AJS con sidecar Watsonian del 1958. Un gioiello anche di tecnologia. Per la prima volta viene utilizzatala fibra di vetro, così da ottenere quelle linee curve per una cellula, più che un sidecar.

Completamente coperto, con un tettuccio apribile, addirittura un bagagliaio e lo sportello con vetro scorrevole. Poco meno di un’auto utilitaria, molto più di una moto. Il passeggero aveva un alloggio comodissimo per viaggiare in piena tranquillità anche su percorsi più lunghi. Non ebbe successo: era troppo tardi, perché la Fiat 500, che somiglia moltissimo a questo sidecar, aveva da poco fatto irruzione sul mercato e aveva già conquistato le famiglie italiane.

L’idea di possedere una moto con sidecar oggi però sta ritrovando una sua ragion d’essere. Non è poca cosa, soprattutto se si considera che un veicolo simile non è un’auto e non è neppure una moto, ma possiede di entrambe tutti i difetti. Auto e moto non avranno mai quel fascino un po’ retrò, un po’ avventuroso, vagamente cinematografico che una moto con sidecar potrà avere. E’ su questo aspetto che Ural ha scommesso.

E’ la casa che in assoluto produce più mezzi come questi e li commercializza soprattutto in Francia, Olanda, Belgio e Lussemburgo. Il rischio di dover viaggiare con la pioggia che batte non sembra quindi essere il miglior deterrente per possedere una motocarrozzetta d’altri tempi ma resa attualissima.

Selleria comoda per chi viaggia nel sidecar, retromarcia, freni a disco e un buon impianto di illuminazione, fanno da contraltare alla pecca atavica della stabilità. E’ proprio della conformazione di una moto con sidecar non reggere a curve velocissime e a un asfalto vischioso dove occorra frenare improvvisamente.

Anche su dossi particolari non si comportano benissimo, ma ci si può viaggiare comodamente in due o in tre. Ural, azienda siberiana, li produce da più di settant’anni, ispirandosi alla produzione tedesca di Bmw. Oggi montano un motore da 750 centimetri cubici, sviluppando 40 cavalli di potenza. I più richiesti hanno anche un equipaggiamento per il fuoristrada.

Ultima modifica: 23 Ottobre 2018