Filtro antiparticolato intasato: cosa fare

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Nelle discussioni sui componenti inquinanti dei vari motori, viene sempre in ballo il discorso dei motori diesel e del loro cospicuo contributo all’innalzamento della quantità di emissioni inquinanti. Tra le cause di questa sovraproduzione dannosa per l’ambiente, potrebbe esserci il difetto di manutenzione e pulizia del filtro antiparticolato.

Che cos’è e a cosa serve il filtro antiparticolato

Si tratta di un sistema di filtraggio appunto, estremamente efficiente per la salvaguardia della purezza dell’atmosfera. Questo filtro è utile per proteggere l’aria che respiriamo dalle famigerate polveri sottili: le PM10. I blocchi di traffico di circolazione causati dalle alte percentuali di polveri sottili nelle città, colpiscono infatti i motori diesel più di quelli a benzina. Il filtro antiparticolato serve a fermare queste particelle affinché esse non possano disperdersi e restare sospesenell’aria.

Le tipologie di sistema filtro antiparticolato, utilizzate nei motori, sono fondamentalmente due: FAP e DPF che si differenziano anche per struttura e funzionamento. La differenza maggiore, risiede soprattutto nella diversa strategia di rigenerazione.

Il Fap

Il nome FAP (Filtres à Particules) è il tipo di filtri antiparticolati più diffuso, utilizzati dalle vetture del gruppo Peugeot-Citroen (Gruppo PSA). Si tratta del primo filtro antiparticolato montato sulle autovetture.

Successivamente il loro utilizzo è stato esteso alla motorizzazione 2.0 HDI con conseguente montaggio su un maggior numero di vetture, comprese le vetture della Joint-venture FIAT-PSA (Ulisse-Phedra). Il FAP appartiene alla tipologia di filtri che utilizzano vari additivi per essere rigenerati, a base ossidi di cerio, ferro (l’additivo commercialmente è noto con il nome “Eolys”). I FAP sono filtri che utilizzano un additivo per eseguire la rigenerazione attiva, che è quel processo di combustione del particolato depositato al proprio interno. La combustione di tale particolato avviene alla temperatura di all’incirca 600-650°C.

Per raggiungere siffatte temperature, le moderne motorizzazioni diesel attuano post iniezioni dopo il punto morto superiore, che bruciano sul catalizzatore ossidante davanti al filtro ceramico al fine di aumentare la temperatura dei gas di scarico. Il carburante nel sistema ha un additivo che serve per abbassare la soglia di rigenerazione a 450°C circa. Questa è la rigenerazione del filtro FAP.

Il Dpf

IlDPF (Diesel Particulate Filter) non utilizza l’additivo perché eleva maggiormente la temperatura dei gas di scarico, fino a 600-650°C. L’innalzamento della temperatura avviene attraverso una serie di post-iniezioni cui seguono post-combustioni, che parzialmente avvengono nei collettori di scarico e nei catalizzatori ossidanti. Tali valori di temperatura bruciano completamente il particolato accumulato nel filtro.
Per facilitare il processo di combustione del particolato accumulato, sulle pareti del filtro ci sono dei metalli nobili che fungono da catalizzatori. Il Dpfnon richiede l’acquisto dell’additivo per il combustibile (essendo anche un prodotto costoso e dannoso per la salute).

Per contro, il filtro senza additivo lavora a temperature di innesco rigenerazione più elevate, ma a causa della maggiore post-iniezione richiesta soffre di una certa contaminazione (diluizione) dell’olio motore.

In funzione del numero delle rigenerazioni e quindi dello stile guida adottata, l’olio motore può quindi consumarsi più rapidamente. Alla base del processo di rigenerazione del DPF vi è il sistema di iniezione multiple common-rail (MultiJet).

Principali differenze tra Fap e Dpf 

Come sopra visto, la principale differenza tra FAP e DPF, sta nell’utilizzo o no di un additivo che ha la funzione di abbassare la temperatura di rigenerazione a circa 450°C. I due filtri sono differenti perché il FAP è un “filtro meccanico” che riesce a bruciare il particolato grazie all’additivo, nel DPF si ha invece la copertura della struttura con dei metalli nobili (come nei classici catalizzatori) che hanno il compito di aiutare l’innalzamento delle temperature e favorire il processo di rigenerazione.

La rigenerazione è la fase forse più delicata della funzione del filtro antiparticolato. Mentre si viaggia e il motore è in funzione, questo produce molte particelle e gas di scarico: il filtro antiparticolato convoglia queste impurità e poi se ne libera. Inizia quindi la fase della rigenerazione sopra descritta sia per il filtro FAP (con additivo) che per quello DPF (senza additivo) che ha luogo soprattutto lungo i tratti di strada con una velocità sui 75 km/h. Non bisogna mai trascurare le periodiche manutenzioni del filtro e le ricariche di additivo.

Filtro antiparticolato intasato: da cosa si capisce

Se il filtro FAP o DPF è intasato esistono le spie sul cruscotto che se si accendono, segnalano il problema. Ma altri segnali sono: la perdita di potenza e prestazioni dell’auto (dovute anche all’intervento dell’autoprotezione elettronica presente nell’auto) e la fuoriuscita di fumo nero.

Tali sintomi si capiscono perché se il gas di scariconon riesce a defluire verso l’esterno, certamente ostacolerà il corretto circolo di aria nel carburante e ne farà quindi perdere la potenza e il rendimento. Per i motivi sopra detti, spesso il filtro viene rimosso, anche se è una pratica illegale, punita con sanzioni amministrative e penali. Si tratta di un reato ambientale col quale si rischia il sequestro del libretto e si ha l’obbligo di ripristinare lo stato meccanico di serie dell’auto.

Bisogna precisare che anche se la cura, la manutenzione e l’aggiunta di additivo costano, il rischio che si corre eliminando del tutto il filtro, è più dispendioso a livello economico e legale. Inoltre, un’auto priva del filtro la si riconosce benissimo dal fumo grigio che emana.

Filtro intasato: cosa fare

È necessario rivolgersiall’officina di fiducia sia per il la pulizia del filtro antiparticolato che per il rabbocco di additivo. Una buona manutenzione del filtro non è solo utile al fine di evitare problemi in fase di revisione (mai dare retta ai consigli di toglierlo e non curarlo adeguatamente) ma è soprattutto un dovere nei confronti dell’aria che si respira. Andranno rispettati i tempi necessari sia in fase di rigenerazione sia per quanto concerne i controlli e l’aggiuntadell’additivo.

Nel caso in cui l’auto venisse prevalentemente usata per viaggiare nel centro urbano della propria città o paese, converrà fare una corretta valutazione sui pro e i contro nell’acquisto di una macchina a diesel e stimare se sia più conveniente un motore benzina.

Ultima modifica: 31 maggio 2021