Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini, due imprenditori a confronto

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Due uomini tutti d’un pezzo, molto orgogliosi, profondamente competitivi e sempre pronti alla battuta. Più salace Enzo Ferrari, un pochino più riflessivo – ma neppure troppo – Ferruccio Lamborghini: Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini sono due imprenditori che hanno saputo mettersi alle spalle problemi e anche grandi tragedie personali per far trionfare la loro idea. Ferrari e Lamborghini, capostipiti di due aziende che rappresentano l’orgoglio italiano nel mondo sono stati forse più simili di quanto si vorrebbe far credere. Anche se tutto ruota attorno alle battute, agli scherzi, che alla fine hanno alimentato ancora maggiormente il mito di due uomini straordinari.

La battuta di Ferrari sui trattori? Un falso storico

Quando si cercano notizie sui fondatori della Ferrari e della Lamborghini una delle prime cose che verrà fuori dalle ricerche on line sarà la famosa battuta che Enzo Ferrari avrebbe pronunciato di fronte ad alcuni giornalisti su Lamborghini. In pratica durante una cena Lamborghini si era lamentato dell’ennesima frizione bruciata – aveva il piede decisamente pesante – e Ferrari lo aveva zittito… “ma cosa vuoi capirne tu di auto sportive che produci trattori”. Questa è per lo meno una delle tante ricostruzioni, tutte diverse, che ricamano sull’episodio. Un altro, riferito da alcuni stretti collaboratori di Lamborghini, parla invece di una partita di frizioni da montare sui trattori e acquistati a caro prezzo dalle officine di Maranello: di qui la decisione di aprire una linea di produzione senza dover dare più altro lavoro al rivale.

Le auto, la terra, le tragedie personali

La realtà è che per quanto questa storia sia stata raccontata moltissime volte forse nessuno eccetto i diretti interessati sanno esattamente come siano andate davvero le cose: Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini erano animati da una fiera competizione, questo è certo, ma anche da un grande rispetto. Ferruccio, più giovane di 18 anni di Ferrari, riconosceva al Drake le intuizioni, il coraggio, la feroce determinazione di poter competere al massimo livello in Formula 1 e il fiuto non solo per le auto ma anche per i piloti.

La morte dell’unico figlio Dino fu un dramma dal quale Ferrari non si riprese mai completamente: quando Alfredo “Dino” Ferrari, un ragazzo bellissimo con il volto da attore, morì da una grave forma di distrofia muscolare, Lamborghini spedì un biglietto al rivale. Si dice che Enzo Ferrari lo abbia conservato senza mai farlo leggere a nessuno. Ferruccio disse a un suo stretto collaboratore “L’uomo è forte, ma non meritava questo accanimento”. Il primo figlio di Ferruccio, Tonino, che oggi si occupa del meraviglioso museo della Lamborghini, aveva solo nove anni.

Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini: passione per la terra e per la gente

I punti in comune che Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini avevano erano legati soprattutto al mondo della terra. Non è un mistero che Lamborghini avesse cominciato a costruire trattori, con pezzi sottratti ai carri armati tedeschi abbandonati dopo la guerra e a un paio di pezzi che lui stesso aveva costruito al tornio, per dare una mano ai genitori tra le vigne di Randazzo, dove era nato, in provincia di Ferrara. Ma ai suoi che lo volevano agronomo disse fin dall’inizio che l’uva se la sarebbe mangiata, ma non l’avrebbe coltivata mai.

Paradossalmente Lamborghini si riavvicinò alla terra e alle sue radici più profonde quando decise di ritirarsi dalla vita imprenditoriale. Quest’uomo che a uno a uno, senza agenzie né concessionaria, aveva costruito trattori per venderli personalmente a tutti i coltivatori della provincia, riuscì in un’impresa non facile: costruire meravigliose auto sportive a poche decine di chilometri da dove la Ferrari aveva realizzato una delle aziende più straordinarie del mondo.

Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini amavano conoscere le opinioni della gente: volevano sapere quello che si diceva delle loro macchine.

Dalla “lite” alla convivenza

Se sia vera la storia della lite – o meglio della battuta – che divise Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini nel 1963, la realtà dei fatti è che questa rivalità e questa presunta divisione hanno fatto la fortuna sia dell’uno che dell’altro, perché in definitiva tutto quello che riguardava uno dei due marchi finiva per alimentare anche la credibilità dell’altro.

Se i film più importanti sceglievano Ferrari, Lamborghini proponeva immediatamente alcuni dei suoi modelli per le riprese del kolossal successivo. Se la Lamborghini primeggiava nelle gare endurance, Ferrari decideva di investire in questo segmento per piazzare la propria bandierina.

Si è sempre parlato della rivalità di Coppi e Bartali, di Lauda e Hunt, di Borg e McEnroe ma indubbiamente pochi dualismi come quello rappresentato da Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini hanno saputo segnare un’epoca e una nazione.

Un’eredità immensa

Enzo Ferrari, tanto salace e divertente con le sue battute improvvise quanto schivo e riservato con i giornalisti – le sue interviste si contano sulle dita delle mani – muore a 90 anni nel 1988: il suo grande cruccio era quello di non essere riuscito a conservare l’indipendenza della sua fabbrica che negli anni ’60 entrò a far parte del gruppo Fiat.

Quando si spegne tutti vengono costretti al silenzio: nelle sue ultime volontà era chiaro il desiderio che la notizia della sua morte venisse divulgata a esequie avvenute. Niente corteo, niente piloti: una trentina di persone tra familiari e amici di una vita.

Ferruccio Lamborghini torna alle auto dopo un lungo periodo di inattività quando l’azienda era gestita dalla Chrysler: lancia due modelli ma litiga con il management e si ritira definitivamente dall’attività imprenditoriale. Stavolta decide di dedicarsi davvero alle vigne di famiglia che ancora oggi sono una delle poche proprietà che i Lamborghini hanno mantenuto: sua figlia Patrizia gestisce la tenuta, suo figlio Tonino, storiografo del marchio e della famiglia, autore di numerosi libri, gestisce il museo.

Il marchio del toro, una delle grandi passioni di Ferruccio Lamborghini era la corrida, ora è proprietà della Audi e viaggia abbondantemente oltre le cinquemila auto all’anno. Ferruccio segue il Drake di cinque anni, a 76 anni: fuori dal cimitero Miura, GTV, Countach, Espada e una delle ultime creature, la Diablo. A fare strada al corteo un gigantesco trattore.

Ultima modifica: 30 Dicembre 2019