Bianchina: auto cult del cinema italiano famoso anche all’estero

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Sono numerosi i fan di Paolo Villaggio, soprattutto sono in tanti coloro che ne hanno apprezzato la volontà e la capacità di impersonare un personaggio non facile, quello del Ragionier Fantozzi. Sì, perché se è vero che si tratta di una saga – sono numerosi gli episodi che hanno dato il loro contributo per far entrare Fantozzi nel mito – che in prima battuta dovrebbe essere comica, è altrettanto vero che, analizzando nel profondo, si tratta di un genere decisamente più difficile. Oltre al ragioniere, c’è un’altra protagonista: si chiama Bianchina, è una auto ed è un altro simbolo fantozziano.

L’opera cinematografica di Paolo Villaggio mette insieme due cose in antitesi tra loro, ossia la comicità e la tragedia. In altre parole, Fantozzi si può definire senza dubbio un genere tragicomico, a tratti grottesco, ma al contempo realista: purtroppo, anche se solo per qualche aspetto, magari insignificante, sono in molti a ritrovarsi in lui. Ed ecco perché, a fare da contraltare a quei numerosi fan di cui si diceva, c’è un altro nutrito gruppo di persone che si schierano quali detrattori del famoso ragioniere. È infatti non del tutto semplice digerirne le sfortune, le giornate difficili, la famiglia complicata, la vita faticosa, a volte estenuante. È difficile, per usare le sue parole, digerirne la…sfiga.

Sì, proprio così. Ma poiché si tratta di un simbolo della filmografia italiana, il Ragionier Fantozzi – volente o nolente – è conosciuto da tutti, promotori e detrattori. E come lui sono conosciute le persone e le cose che gli girano intorno, a cominciare dalla moglie e dalla figlia Mariangela, altro mito indiscusso emerso dalla saga. Ma soprattutto sembrerebbe proprio che essere protagonista della saga fantozziana sia proprio la Bianchina: vediamo nel dettaglio chi è e che cosa fa.

Bianchina: storia di un mito decaduto

Pensare che la Bianchina, secondo il progetto iniziale di Autobianchi, ossia il produttore, avrebbe dovuto essere un’auto di gran lusso. Avrebbe dovuto entrare negli annali dell’automobilismo per bellezza, iconicità, eleganza e innovazione. Invece, suo malgrado, è diventata sì un’auto icona, ma purtroppo per lei è stata intrisa di quella sfiga di cui sopra. In effetti, non deve essere stato facile essere l’auto del Ragionier Fantozzi.

Decisamente maltrattata e bistrattata, la Bianchina indirettamente è stata messa in ridicolo: se sei l’auto del Ragioner Fantozzi, non sei un’auto di successo. La maggior parte delle persone tende infatti a identificare gli oggetti con chi li possiede: vedendo la Bianchina, non si può non identificare la piccola vettura come l’auto del Ragionier Fantozzi. Al quale, però, si deve (almeno) il merito di averla resa immortale: chi non ricorda anche oggi, a distanza di anni dal suo progetto e dal suo esordio sul set, le fattezze della Bianchina?

Bianchina: gli esordi

Per tornare agli albori della Bianchina occorre andare al 1957, quando venne presentata a Milano, presso il Museo della Scienza e della Tecnica. Era, appunto, lanciata come la versione di lusso della Fiat 500.

Le due auto-icona avevano dei punti in comune, a cominciare dal telaio e, anche, dalla meccanica. Era invece diversa l’estetica. Quanto al motore, si tratta di un motore bicilindrico che non arrivava ai 500 cc: i cavalli erano pochi, 15, e la velocità media bassa per i canoni attuali. Basti pensare che gli ultimi modelli della Bianchina sono riusciti a toccare quota 105 chilometri orari, non di più. Il cambio, del resto come quello della rivale 500, era a 4 marce; i rapporti non erano sincronizzati e pertanto occorreva cimentarsi nella mitica doppietta. Solo così si evitava di distruggere il cambio e di grattare ogni volta che si cambiava marcia.

Va detto che almeno al suo esordio, la Bianchina aveva riscontrato un numero di vendite nettamente superiori rispetto alla antagonista 500. Oltretutto, vale la pena ricordare che questa macchina era anche più cara. La Bianchina fu prodotta fino al 1969, per poi essere sostituita dalla A112.

Paolo Villaggio e la demolizione della Bianchina

A riportare la Bianchina a un livello più basso fu lo stesso Paolo Villaggio. Quest’ultimo, sottolineandone il mancato lusso, volle precisare che a suo avviso si trattava di un’auto molto meno modaiola rispetto alla Fiat 500. Addirittura, la definì un’auto tragica, di sicuro non lussuosa ed esclusiva ma, al contrario, un’auto per coloro che avrebbero voluto una macchina esclusiva, ma che però non se la potevano permettere. In altri termini, sempre volendo riallacciare il concetto di cui sopra, un’auto sfigata, almeno tanto quanto lo era il ragioniere più sfigato di sempre.

Curiosità 

Dunque, si diceva, la Bianchina non ha avuto il successo sperato. Perché se è vero che agli esordi ha registrato un incremento delle crescite rispetto alla 500 – sua eterna competior – è altrettanto vero che il successo della Bianchina è andato via via scemando, complice anche – forse – l’associazione con il Ragionier Fantozzi.

In ogni caso, la Bianchina almeno nel cinema si è guadagnata un posto di tutto rispetto nella classifica di quelle che possiamo definire le auto-icona della filmografia. Chi avrebbe mai detto, infatti, che in questa classifica – per altro internazionale – alla Bianchina spettasse il quarto posto?

A quanto pare, poi, sarebbe addirittura più nota della auto di Batman, la stra-nota Bat mobile. Merito o demerito del mitico Ragionier Fantozzi?

Ultima modifica: 26 Settembre 2019