Super Max Sontacchi come Alex Zanardi: “Sono tornato a vivere grazie al drifting”

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Nel luglio 2005 un incidente in moto lo paralizzo’ dalla vita in giu’. Oggi Sontacchi, 22 anni, ha aperto una scuola per aspiranti piloti ed e’ uno dei migliori italiani nell’arte del ‘guidare di traverso’

Padova, 15 marzo 2011 – “La vita e’ bella e noi giovani non ce ne rendiamo conto. C’e’ tanta dispersione di talento oggi, troppa sfiducia. Prima dell’incidente ero un ragazzaccio: a scuola ci andavo controvoglia, ero stato bocciato per due volte e avevo solo 17 anni”.

Il 23 luglio 2005, Maximilian Sontacchi sta tornando a casa dopo un pomeriggio passato a girare in pista “come un disgraziato”. Ha una 125, una moto che gli adolescenti di tutta Italia sognano dopo il cinquantino. Max prende un caffe’ e si mette in sella. Indossa tutta l’attrezzatura adeguata: tuta, gobba, casco, stivali, guanti. Ma non gli serve a niente.

Al momento dell’impatto con un’auto che invade la sua carreggiata, il ragazzo va a 50 all’ora. Scala le marce per schivare il mezzo, ma il gomito sbatte contro lo specchietto: cade e batte la schiena contro il guardrail. L’auto pirata se ne va e si perdono le sue tracce. Da quel momento Max sara’ paralizzato dalla vita in giu’.

Comincia allora un periodo di due anni e mezzo di riabilitazione. Max e’ circondato da persone care, famiglia, amici: “Che non avrei piu’ potuto camminare, me ne sono accorto da solo poco a poco. Nessuno e’ venuto li’ a darmi l’annuncio ufficiale. Cercavo di stare il meno male possibile perche’ mi accorgevo che anche i miei stavano male assieme a me. All’inizio e’ difficile accettare che quando ti guardi allo specchio sei in carrozzella. Poi, pero’, capisci che se non rispetti te stesso, se non ti accetti, anche gli altri ti rifiutano. E cosi’ finisci solo in casa e non ti relazioni con nessuno”.

Sono molte le persone che dopo un trauma del genere non riescono a ripartire, che passano tutto il giorno in casa e sono scontrose anche con i genitori. Max, per fortuna, in casa non ci vuole stare. Troppo intensa e’ la voglia di tornare in pista.

Dopo la dimissione dall’ospedale si cerca un lavoro e lo trova: proprio come un ‘normodotato’, consegna il curriculum al ‘Policlinico di Abano Terme’, provincia di Padova, fa il colloquio, piace ed e’ assunto part time allo sportello accettazione-ricoveri. Nel pomeriggio si cerca qualcosa da fare, tanto per arrotondare.

La passione per i motori gli fa tornare la voglia di divertirsi. Max scopre il drifting, una disciplina automobilistica che consiste nel far derapare la macchina per tutta la pista. L’auto scorre di traverso a una velocita’ limitata (70/80 chilometri orari), e il pubblico va in visibilio.

Non e’ uno sport basato sulla velocita’, e quindi nemmeno pericoloso, ma ci si diverte lo stesso – spiega Max. Ho bisogno di comandi particolari per poter fare le gare, ma per il resto dentro l’abitacolo sono uguale agli altri”.

In inverno il ragazzo si allena sulla pista di Adria; d’estate gareggia, girando sui circuiti di tutta Italia coi piu’ grandi campioni. Parallelamente promuove campagne di sensibilizzazione per la guida sicura negli istituti superiori del nord-est. Non contento, nel 2008 apre la prima scuola di drifting in Italia, le cui iniziative sono promosse sul sito www.maxidrift.it. L’obiettivo e’ insegnare agli sportivi “l’arte del guidare di traverso”.

“La difficolta’ sta nel trovare gli sponsor. Anche se per fare il mio sport le spese sono relativamente contenute, mi sembra che le aziende ti diano qualcosa solo per pieta’. Io non ci sto, non voglio elemosine. Voglio dimostrare che anche noi cosiddetti ‘paraplegici’ possiamo vincere come tutti gli altri e fare pubblicita’ agli sponsor”.

La voglia di diventare un campione non fa dimenticare a Max tutte le persone meno forti e fortunate di lui: “Organizziamo da qualche anno due esibizioni di drifting negli autodromi di Monza e di Adria. E’ gratis e vengono migliaia di persone. Tutti possono fare un giro con noi, anche i disabili. E poi mi piacerebbe proporre questo sport come terapia per tutti coloro i quali hanno subi’to il mio stesso trauma”.

Max Sontacchi ce l’ha fatta e adesso e’ un ragazzo che si da’ da fare per vivere in modo soddisfacente. Ha anche conosciuto Capirossi una volta che il mitico campione imolese e’ passato da casa sua per portargli un casco autografato. Sono rimasti amici e il loro rapporto continua tuttora.

“Dopo l’incidente ho acquisito maggiore consapevolezza, sono maturato in fretta. Ora apprezzo le cose importanti della vita e non mi preoccupo dei piccoli sbattimenti quotidiani. Mi sono reso conto che anche da una sedia a rotelle si puo’ fare quasi tutto. Mi diverto di piu’, adesso”.

 

Ultima modifica: 16 Novembre 2017