Rivolta contadina contro la Nano

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La fabbrica della Tata a Singur chiusa per il secondo giorno consecutivo

 

 

{{IMG_SX}}Per il secondo giorno consecutivo la nuova fabbrica di Tata Motors a Singur, dove si sta producendo la mini car Nano, rimarra’ chiusa. Dopo le minacce del partito locale Trinamool Congress che guida la protesta contadina contro gli espropri agrari, il colosso automobilistico indiano ha ordinato a ingegneri e operai di abbandonare il posto di lavoro. L’intero staff di 3600 addetti e’ stato scortato dalla polizia fuori dalla fabbrica che e’ “picchettata” da una settimana dalla “pasionaria” dei contadini Mamata Banerjee. A provocare la decisione e’ stato il sequestro avvenuto due giorni fa di un autobus carico di operai bloccato per tre ore davanti ai cancelli.

La catena di montaggio della Nano sarebbe completa per l’85 per cento. Per realizzare il progetto le autorita’ locali avevano espropriato 400 ettari di terra fertile che pero’ non sono stati utilizzati interamente. Con il loro sit-in, iniziato il 24 agosto lungo la strada nazionale NH-2, le associazioni pro contadini e il Trinamool Congress chiedono la restituzione di 160 ettari espropriati. Una richiesta che e’ stata pero’ respinta dal primo ministro del Bengala Occidentale, il comunista Buddadebh  Battacharjee, detto il “Buddha rosso” e che e’ un convinto
sostenitore dell’industrializzazione dello stato di Calcutta.

{{IMG_SX}} Lanciata con grande clamore lo scorso gennaio da Ratan Tata che ha promesso di mantenere il prezzo a 2500 dollari, la Nano dovrebbe arrivare nei concessionari prima della fine dell’anno.  Ma questo stop forzato rischia di ritardare la produzione. Dopo un incontro con le autorita’ del Bengala Occidentale, il patron di Tata aveva anche minacciato di dislocare la fabbrica se le proteste continuavano e mettevano in pericolo l’incolumita’ del personale. Il progetto di Singur e’ costato 375 milioni di dollari. 

In un comunicato diffuso da un portavoce di Tata Motors si legge che “non essendo stati finora  miglioramenti della situazione sul terreno, non ci sono le condizioni per riaprire la fabbrica”.

Ultima modifica: 16 Novembre 2017