Ecco perché Pirelli, Ferrari e Stellantis investono in India

di Giuseppe Tassi

L’India è vicina. Se c’è una nuova terra delle opportunità, questa è la penisola-continente che ospita un miliardo e mezzo di persone e si annuncia come uno dei più invitanti mercati mondiali.

Non è un caso che Pirelli abbia scelto l’India e la sua capitale, Nuova Delhi, per presentare il celebre Calcenario, giunto all’edizione numero 53 di una lunga e avvincente sequenza.

Foto 1: da sinistra a destra Giuliano Menassi, Pirelli Senior Vice President CEO Region MEAI; Andrea Casaluci, Pirelli CEO; Rajiv Poddar, Joint Managing Director of BKT; Marco Tronchetti Provera, Pirelli Executive Chairman; Satish Sharma, Senior President & Director of BKT.
Foto 1: da sinistra a destra Giuliano Menassi, Pirelli Senior Vice President CEO Region MEAI; Andrea Casaluci, Pirelli CEO; Rajiv Poddar, Joint Managing Director of BKT; Marco Tronchetti Provera, Pirelli Executive Chairman; Satish Sharma, Senior President & Director of BKT.

Ma oltre le immagini colorate, che ritraggono un Paese dove si fondono storia , mito e tradizione, c’è un piano industriale di Pirelli mirato al mercato indiano. Il Marchio italiano ha siglato una accordo con la multinazionale locale BKT per produrre in India 800 mila pneumatici Premium Car a marchio Pirelli entro il 2030. L’intesa prevede anche una joint-venture paritetica per un impianto produttivo nel Paese.

L’India è oggi uno dei mercati più attrattivi al mondo. Le immatricolazioni di auto sono stimate in aumento del 5-7% annuo nel periodo 2025-2030 e il mercato dei pneumatici premium car dovrebbe crescere di quasi cinque volte.

Nella prima fase dell’accordo BKT produrrà in un proprio impianto, di nuova realizzazione e ad alta tecnologia, 800 mila pneumatici a marchio Pirelli. Il secondo step prevede la realizzazione di un polo produttivo comune dedicato ai pneumatici High Value, destinati al mercato indiano ma anche a quelli del Nord Africa e del vicino Oriente.

“In un mondo segnato da guerre e conflitti – spiega Marco Tronchetti Provera, presidente esecutivo di Pirelli- l‘India rappresenta una forza tranquilla che si muove guardando al futuro: la tecnologia spaziale e l’automotive sono i terreni d’azione preferiti. Per questo abbiamo cercato di anticipare I tempi: ci vogliono otto/dieci anni per avere un ritorno da un investimento importante. E noi crediamo che l’India sia la nuova terra delle opportunità “.

Lo crede anche la Ferrari, che ha mandato in scena tra il verde dell’hotel Imperial di Nuova Delhi un gustoso siparietto.

Marco Tronchetti Provera è arrivato alla guida della nuova Ferrari Luce, prima elettrica di Maranello, trasportando come passeggero d’eccezione Benedetto Vigna , ad di Ferrari.

Fra i due un simbolico scambio di doni (il calendario Pirelli e la chiave della Ferrari Luce ) e poche parole per riassumere i termini di un’alleanza commerciale che ora tocca anche il grande paese asiatico.

Qui la Rossa di Maranello é impegnata in un tour di 1800 km per far conoscere i suoi modelli attraverso tutta la penisola indiana. Ai tre showroom Ferrari già presenti sul territorio (Delhi, Mumbai e Bengaluru) se ne aggiungeranno altri due (Ahmedabad e Chennai) entro il 2026. A conferma che il mercato indiano sembra pronto a recepire anche vetture di lusso e supercar.

Di certo l’attrattiva della grande nazione, il dinamismo economico e la necessità di razionalizzare un traffico caotico e altamente inquinante rappresenta una sfida avvincente e piena di stimoli per i costruttori europei, incalzati dall’onda cinese.

Infatti l’impegno italiano in India nel settore automotive è esploso negli ultimi due anni. Non è più solo esportazioni ma produzione locale, joint-venture e tecnologia.

Ecco perché Pirelli, Ferrari e Stellantis investono in India

A novembre 2024 Italia e India hanno firmato il Joint Action Plan 2025-2029 che pone l’automotive tra i settori prioritari

Nel maggio 2026 il rapporto è stato ridefinito come Partenariato Strategico Speciale, con l’obiettivo di arrivare a 20 miliardi di euro di interscambio entro il 2029. Sono 700 le aziende italiane che operano in India, di cui 90 si occupano di veicoli e componentistica.

Fra queste aziende c’è Stellantis che ha ampliato nell’ottobre scorso la sua joint-venture con il potente costruttore locale Tata Motors: non più solo produzione ma sviluppo congiunto di architetture e tecnologie per veicoli prodotti in India e destinati ad altri 50 mercati. Il primo passo di questa rinnovata intesa sarà una Jeep sviluppata espressamente per il mercato locale.

Ad oggi l’Italia sta usando l’India come hub produttivo a costi contenuti ma ad alta competenza per servire Asia e Africa, mentre l’India cerca il know-how italiano per l’elettrificazione e la ricerca più avanzata.

Ecco perche Pirelli Ferrari e Stellantis investono in India 1 700x467

Se un giorno la grande nube di smog che grava con insistenza su Nuova Delhi dovesse diradarsi, anche i nostri costruttori potranno prendersi un po’ di merito.

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Ultima modifica: 22 Ottobre 2026