La crisi automotive Europa non è più solo un campanello d’allarme, ma una realtà che coinvolge l’intera filiera. Dal #FORUMAutoMotive arriva un messaggio forte e condiviso: «Abbiamo toccato il fondo, serve una svolta immediata».
L’evento milanese ha riunito istituzioni, industria e rappresentanti del settore in un confronto diretto sulle criticità che stanno ridisegnando il mercato delle quattro ruote.
 
Ad aprire i lavori è stato il giornalista Pierluigi Bonora, promotore dell’iniziativa, che ha sottolineato come le attuali difficoltà fossero già state anticipate negli anni precedenti. «Non c’è più tempo, occorre una svolta, adesso», è stato il messaggio rilanciato dal palco, diventato il filo conduttore dell’intero dibattito.

Mercato europeo fermo e pressione cinese
I dati presentati da AlixPartners descrivono un quadro chiaro: il mercato automotive europeo resta stagnante, con volumi ancora lontani dai livelli pre-pandemia. Anche l’Italia registra una flessione, confermando una difficoltà strutturale che non accenna a ridursi.
Nel frattempo, i produttori cinesi continuano a guadagnare terreno. La loro quota di mercato è destinata a crescere fino al 13% entro il 2030, con un’espansione già evidente anche nel nostro Paese. Brand come BYD, Chery e Leapmotor stanno aumentando la loro presenza, portando con sé modelli competitivi e strategie aggressive.
Questo scenario si inserisce in una condizione di sovraccapacità produttiva in Europa, destinata a intensificarsi proprio con l’arrivo e la localizzazione dei player asiatici. Il risultato è una pressione crescente su un’industria già in difficoltà .
Crisi automotive: filiera in difficoltà tra costi e regolazione
Uno dei temi centrali emersi dal forum riguarda il peso dei costi energetici e delle materie prime. Le imprese segnalano aumenti significativi, con effetti diretti sui margini e sulla capacità di pianificazione.
A questo si aggiunge un quadro normativo percepito come complesso e spesso disallineato rispetto alle esigenze del mercato. Molti operatori hanno evidenziato come le politiche europee, pur animate da obiettivi condivisibili, rischino di penalizzare la competitività delle imprese.
Il risultato è un sistema sotto pressione, in cui l’equilibrio tra sostenibilità ambientale, sostenibilità economica e accessibilità per i consumatori appare sempre più fragile.

Crisi: lavoro e industria, il rischio concreto
Il tema occupazionale è stato uno dei più discussi. Il settore automotive rappresenta un pilastro industriale europeo, ma oggi mostra segnali evidenti di sofferenza.
Secondo quanto emerso, la filiera della componentistica è particolarmente esposta, con il rischio di perdere ulteriori posti di lavoro in un contesto già critico. Il problema riguarda non solo l’Italia, ma l’intero continente.
La perdita di capacità produttiva avrebbe conseguenze profonde: meno occupazione, meno innovazione e una maggiore dipendenza da mercati esteri.
Neutralità tecnologica e scelte future
Tra le proposte avanzate durante il confronto emerge con forza il tema della neutralità tecnologica. La transizione ecologica, secondo molti rappresentanti del settore, non dovrebbe essere vincolata a una sola soluzione, ma aprirsi a più tecnologie e carburanti.
Questo approccio consentirebbe di valorizzare le diverse competenze industriali europee e di rendere la transizione più graduale e sostenibile.
Allo stesso tempo, è stato sottolineato il rischio di perdere terreno su fronti strategici come batterie, software e guida autonoma, ambiti nei quali la competizione globale è sempre più intensa.
Un appello compatto all’Europa
Il messaggio finale del #FORUMAutoMotive è stato condiviso da tutta la filiera: serve un cambio di passo immediato. Le richieste all’Unione Europea riguardano maggiore pragmatismo, semplificazione normativa e politiche industriali capaci di sostenere produzione e occupazione.
Il settore chiede di essere ascoltato e coinvolto nelle scelte strategiche, per evitare che la transizione si traduca in una perdita di competitività .
Difendere l’industria automotive non significa rallentare il cambiamento, ma renderlo possibile. La sfida è costruire un percorso che tenga insieme innovazione, sostenibilità e sviluppo economico.
Un segnale dal settore, tra preoccupazione e visione
Nonostante il clima di forte preoccupazione, dal forum emerge anche una volontà chiara: quella di fare sistema. Per la prima volta, molte realtà della filiera si sono presentate con una posizione condivisa, segnale di una crescente consapevolezza.
In un contesto globale sempre più competitivo, l’Europa è chiamata a scegliere se guidare il cambiamento o subirlo. L’automotive resta un settore strategico e il suo futuro dipenderà dalle decisioni che verranno prese nei prossimi anni. La crisi è grave.
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Ultima modifica: 25 Marzo 2026




