Gli stereotipi nei confonti delle donne meccanico

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Per anni abbiamo subito il luogo comune della donna al volante che diventa pericolo costante: non sono bastate straordinarie piloti donna, qualcuno ricorderà la leggendaria Lella Lombardi, meravigliosa atleta che negli anni ’70 spazzò via qualsiasi misoginia dal mondo mascolino della Formula Uno qualificandosi per 17 Gran Premi e arrivando prima donna in assoluto – addirittura in zona punti: accadde nel 1975 in Spagna. Lella è stata un vero pioniere aprendo molte porte che sembravano destinate a restare chiuse per sempre: ci lascò a soli 50 anni dopo una brutta malattia ma lasciando un mondo delle corse profondamente diverso, sia in pista che nei rally. Oggi ci sono molti piloti donne e moltissime donne meccanico, anche se qui il luogo comune è ancora più difficile da scalzare.

Donna e meccanico, un pregiudizio difficile da scalzare

Proprio qualche tempo fa è stata pubblicata la vicenda di una ragazza in procinto di diplomarsi alla scuola professionale Lombardi di Benevento, una delle migliori del suo corso, che non è riuscita a trovare un’officina che la assumesse per il periodo di training scuola lavoro. Tante ricerche, tante domande ma Natascia, questo il nome della studentessa, uno stage non è riuscita a farlo. In compenso si è diplomata e ora lavora felicemente, assunta alla Italscania dove lavora su gigantesche motrici, bestioni di centinaia di cavalli di potenza su enormi motori. Ha talento. Eppure ha trovato lavoro solo dopo che la triste vicenda di pregiudizio che l’ha vista al centro dell’attenzione non è diventata di dominio pubblico.

I vari settori produttivi di origine maschile vedono sempre più donne in competizione

La realtà è che oggi l’Italia ha un problema serio generalizzato: ed è nei confronti del pregiudizio. Chi è troppo giovane, chi è donna, chi è straniero, chi perde il lavoro ma disgraziatamente ha più di cinquant’anni. Oggi le donne meccanico sono oltre 1200 (dati della Camera di Commercio), tutte regolarmente inserite con un contratto di lavoro: ma la percentuale è risibile rispetto al resto dei meccanici italiani, meno dello 0,5%.

Una percentuale che tuttavia sta aumentando: come aumentano considerevolmente le donne in taxi (ormai più del 12%) le donne alla guida di mezzi pesanti (tremila, pari al 6%). Molte donne meccanico lavorano in aziende private alla riparazione di motori di bordo, camion, se non addirittura locomotori. Poche invece, e quasi tutte per eredità familiare, lavorano nella classica officina di quartiere, sotto gli occhi di tutti. Se è vero che le scuole professionali continuano ad accogliere un numero sempre maggiore di donne, è anche vero che per loro – e forse per chiunque altro – la cosa più difficile è proprio trovare un’occupazione.

Ultima modifica: 8 luglio 2019