Come funziona l’autovelox

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I misuratori di velocità dei veicoli servono a prevenire gli incidenti stradali educando gli automobilisti a rispettare i limiti di velocità previsti sui vari tipi di strada, attraverso sanzioni amministrative e il decurtamento dei punti dalla patente di guida in caso di superamento. Dalle statistiche, infatti, è noto che il 90% degli incidenti mortali in Italia è causato da comportamenti scorretti alla guida, e di questi ben il 60% è provocato dall’eccesso di velocità.

Storia dell’autovelox

Il primo modello di autovelox venne messo a punto dalla casa tedesca Telefunken nel 1957, e venne installato a partire da tale data sulle autostrade del Paese. In Italia, la produzione di tali apparecchi è cominciata nel 1972, da parte dell’azienda fiorentina Sodi Scientifica.

Tipi di autovelox e funzionamento

Il tipo classico di autovelox è “a fotocellula”. Si tratta di un dispositivo fisso dotato di due fotocellule, che rilevano ciascuna un fascio di luce laser emesso dall’altro lato della strada; nel momento in cui la parte anteriore di un veicolo (“testa”) attraversa il primo fascio e lo interrompe, la relativa fotocellula rileva l’interruzione e l’apparecchio avvia automaticamente un timer, mentre al passaggio della parte posteriore del veicolo (“coda”) attraverso il secondo fascio il timer viene bloccato. La velocità viene rilevata dividendo la distanza tra le due fotocellule per il tempo impiegato dal veicolo per attraversare entrambi i fasci di luce. Se la velocità che viene rilevata supera il valore che è stato impostato, l’apparecchio scatta automaticamente una fotografia della targa del veicolo e invia la contestazione alla Polizia.

Altri sistemi, meno diffusi, utilizzano telecamere (a colori o a infrarossi) oppure un radar per rilevare la velocità dei veicoli. Il sistema “da inseguimento”, invece, è montato sulle automobili della Polizia Stradale e rileva la velocità dei veicoli che le precedono confrontandola con il tachimetro di bordo.

Il sistema “Safety Tutor”

Un paragrafo a parte merita il sistema “Safety Tutor”, introdotto da Autostrade per l’Italia a partire dal 2004 e che in un solo anno ha permesso di ridurre del 22% il numero degli incidenti. Si tratta di un sistema che rileva la velocità media di un veicolo per un tratto di strada lungo diversi chilometri. Tutti i veicoli in transito vengono fotografati all’inizio del tratto controllato, e alla fotografia vengono allegati data e ora; all’uscita del tratto, i veicoli vengono nuovamente fotografati. Il sistema associa le due rilevazioni e calcola il tempo che ha impiegato il veicolo a percorrere il tratto di strada, e dunque la sua velocità media; nel caso in cui quest’ultimo valore superi il limite previsto, viene inviata la contestazione. A causa dell’alto numero di multe inviate giornalmente, il sistema rimane attivo generalmente per non più di 4-5 ore al giorno.

Cartelli e segnaletica di preavviso

La normativa italiana prevede dal 2007 l’obbligo di segnalare preventivamente la presenza delle postazioni di controllo della velocità. È necessario che il segnale d’avviso sia posto a una distanza tale da essere visto per tempo, ossia ad almeno 250 metri sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali, e in ogni caso non superiore ai 4 km dal luogo della postazione.

 

Ultima modifica: 29 marzo 2017