Federmetano risponde al MEF sul caro energia

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Federmetano risponde al MEF sul caro energia. Pubblichiamo la nota stampa dell’associazione in replica alle recenti dichiarazioni .

Con riferimento all’intervento del sottosegretario all’economia Freni sulla mancata necessità di ulteriori interventi per il sostegno di famiglie e imprese esprimo il mio completo dissenso”, così Dante Natali – Presidente di Federmetano.

Natali ribadisce che “non è possibile nascondere lo stupore e il rammarico per considerazioni che, ancora una volta, ignorano completamente un settore di rilevanza nazionale che gioca un ruolo fondamentale nel processo di transizione energetica, grazie al livello già concretizzato di sostituzione di carburante fossile con biometano per un valore pari al 30%”.

Dal 20 settembre scorso Federmetano ha evidenziato al Governo la drammatica situazione nella quale versa il settore del metano per autotrazione. Una situazione che esula completamente dal contesto generale di “aumento dei prezzi delle materie prime”, con un prezzo del gas naturale che è letteralmente volato a più di 6 volte il valore di gennaio 2021 e che attualmente viaggia ancora su questi livelli.

A oggi tutti i nostri interventi al fine di sensibilizzare il Governo su un problema che riguarda 1.100.000 utenti che utilizzano mezzi a metano sono risultati vani. Sia l’intervento sul decreto-legge Salvabollette sia quello sulla Legge finanziaria non hanno sortito effetti concreti”, continua il Presidente.

Dante Natali nuovo presidente Federmetano
Dante Natali, presidente Federmetano

Di fatto 1.100.000 famiglie a basso/medio reddito, che hanno scelto il metano come carburante per la sua economicità e per il noto ridotto impatto ambientale, sono state lasciate sole davanti all’impennata dei prezzi.

Oggi un utente paga il metano per auto più del doppio del prezzo di settembre 2021. Se si fosse verificata la stessa situazione nel settore petrolifero il gasolio costerebbe 4 euro al litro.

Di fatto le esigenze di quelle aziende di autotrasporto che negli ultimi anni hanno investito nell’acquisto di 3.800 mezzi di trasporto a LNG, pagando un extraprezzo di acquisto allo scopo di ridurre drasticamente i livelli di inquinamento del trasporto pesante, sono state completamente ignorate.

Di fatto 1.500 distributori che costituiscono la rete distributiva – costruita in decenni di lavoro e in grado di rendere capillarmente disponibile sul territorio nazionale oggi il biometano e, in prospettiva, le miscele di metano-idrogeno per la richiesta decarbonizzazione del sistema energetico – non sono stati considerati.

Di fatto 20.000 posti di lavoro legati al settore industriale del metano per auto (costruzione di serbatoi, veicoli, compressori, officine, sistemi di erogazione e tecnologie connesse), per cui l’Italia è uno dei principali produttori ed esportatori al mondo, sono stati del tutto dimenticati.

Tutto ciò a fronte della richiesta di riconoscere all’autotrazione a metano la medesima riduzione di IVA già accordata agli altri usi di gas (civile e industriale), ma deliberatamente negata al metano per auto, e un credito d’imposta alle aziende di trasporto per gli acquisti di gas naturale.

Ricordiamo, inoltre, che l’intervento economico richiesto sarebbe stato in gran parte coperto dall’extra gettito IVA già versato dal settore nell’ultimo trimestre del 2021 e, pertanto, sostanzialmente a costo zero per lo Stato.

Nonostante l’evidenza della situazione e il danno irreparabile a utenti e imprese coinvolte, riscontriamo non solo la mancanza di provvedimenti da parte del Governo ma anche dichiarazioni del MEF francamente inaccettabili.

Le conclusioni di Natali

“Se il MEF ritiene di aver assolto al proprio compito, lo spieghi direttamente al 1.100.000 famiglie e alle imprese che ogni giorno, da tre mesi a questa parte, devono farsi carico di un prezzo del carburante metano divenuto insostenibile!”

“Dallo stanziamento di 3,8 miliardi, garantito nella legge di Bilancio, è stato escluso il nostro settore, il quale è ben lungi dalla risoluzione della crisi.
Parliamo di una eccellenza italiana che sta pagando gli effetti di dinamiche geopolitiche a caro prezzo. E il prezzo in questione non è solo quello del gas al distributore ma coincide con la messa a rischio di anni di attività, di un know how che nessun altro paese possiede, di un danno economico che si tramuterà in danno ecologico”.

“Indubbiamente auspichiamo interventi strutturali che rendano in futuro non più ripetibile la crisi attuale. Ciò però richiede un tempo che gli operatori del comparto e gli utenti non hanno. È necessario supportare il settore affinché, una volta che suddette misure strutturali diventino effettive, ci sia ancora una filiera in grado di renderle operative. Se non si procede in questo modo la neutralità tecnologica e l’agognato benessere ambientale ed economico della società saranno una mera utopia”.

Federmetano ribadisce con forza le ragioni di un settore che svolge un ruolo di cui il Paese ha grande bisogno, ossia “una credibile transizione energetica verso un futuro con ridotte emissioni di CO2“. Settore di cui incredibilmente il Governo sembra non preoccuparsi affatto.

Una replica in gran parte condivisibile

Ultima modifica: 12 gennaio 2022