L’evasione beffa di Ghosn, nascosto in una custodia

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Jack Sheppard, il mitico ladro inglese del XVIII secolo che per primo scappò da un carcere annodando le lenzuola, ha finalmente trovato il suo erede. Nella notte prima di Capodanno, Carlos Ghosn, l’ex ad di Nissan-Renault, è fuggito dal Giappone, dove era accusato di frode fiscale.

Uno degli imputati più famosi del Sol Levante è passato sotto il naso delle telecamere piazzate fuori da casa sua. Ha eluso i controlli dei doganieri e ha beffato milioni di cittadini nipponici, che ormai da quasi 14 mesi seguivano quotidianamente le mosse dell’ex manager finito nei guai.

L’uomo d’affari ha approfittato delle feste per l’arrivo del nuovo anno, quando a Tokyo e dintorni le agenzie governative e la maggior parte delle aziende chiudono per una settimana, e ha raggiunto senza colpo ferire il Libano, che non ha in vigore un trattato di estradizione con il Giappone.

Una fuga cinematografica, degna di Michael Scofield, il protagonista della serie di culto Prison Break. La fuga, con ogni probabilità, è stata pianificata in Libano, dove il manager è cresciuto ed è considerato un eroe.

Un avvocato di Ghosn, secondo quando riporta il New York Times, avrebbe fatto da intermediario con il governo. Sul modo in cui l’ex ad avrebbe eluso la sicurezza, sono già nate diverse leggende. Secondo un funzionario libanese, sarebbe entrato nel Paese mostrando il suo passaporto francese.

La custodia della salvezza?

Un giornale locale, senza fornire prove, ha scritto che il manager si sarebbe nascosto in una custodia per strumenti musicali. In ogni caso, subito dopo essere atterrato ha immediatamente attaccato il sistema giudiziario giapponese. «È totalmente truccato: la discriminazione dilaga e i diritti umani fondamentali sono negati».

A Tokyo si è scatenato un vespaio. Alcuni politici sono convinti che una potenza straniera abbia favorito la fuga di Ghosn. I magistrati hanno già chiesto di rendere irrecuperabile la cauzione da 8 milioni di euro versata dal tycoon – che aveva consegnato i suoi tre passaporti all’avvocato di fiducia in Giappone e poteva utilizzare in maniera limitata il telefonino – per evitare il carcere in attesa del processo.

«Penso sia difficile – fa notare il legale Junichiro Hironaka – che abbia organizzato tutto senza aiuti. Volevo provare la sua innocenza in tribunale, ma lui non si fidava del nostro sistema». Un po’ come Sheppard, che dopo essere fuggito per quattro volte dalle carceri inglesi, finì per essere impiccato.

Luca Bolognini

Ultima modifica: 2 Gennaio 2020