di Giuseppe Tassi
Il paradosso di Pechino. Auto China 2026 mette in piedi il più gigantesco Salone della storia (200 brand, 1500 auto esposte, 181 anteprime e 17 padiglioni) ma dietro la grandeur con gli occhi a mandorla c’è l’ombra di una crisi strisciante.
O meglio il primo segnale di decadenza del “celeste impero” a quattro ruote.
Su una superficie di 380 mila metri quadrati, pari a 54 campi di calcio, i marchi europei annegano nel mare cinese. E la rassegna contigua al Salone “The future of Intellingence” strizza l’occhio a un’auto sempre più elettrica, autonoma e tecnologica.

Auto China 2026, quale è la verità ?
Ma questa immagine vincente del Dragone a quattro ruote nasconde una realtà diversa. Il mercato auto in Cina ha raggiunto record storici nel 2025-2026, superando i 34 milioni di unità prodotte e vendute, con oltre un terzo delle auto globali collocate nel Paese.
Dominano i veicoli a nuova energia (NEV) con una penetrazione vicina al 50%, guidati dal colosso BYD.
Ma il mercato cinese è caratterizzato da un’intensa guerra dei prezzi, con molti concessionari in perdita e una forte spinta verso l’esportazione. La spirale ascendente sembra finita nonostante la prepotente richiesta di un Paese da un miliardo e mezzo di persone.

E’ nata così una grande competitività interna e il fiorire ininterrotto di nuovi brand ha portato oltre il 70% dei modelli ad essere venduto in perdita.
E proprio per dare sfogo al surplus produttivo del Paese, i brand cinesi hanno scelto la strada dell’esportazione. Europa, Sudamerica e gli altri mercati asiatici sono diventati terreno di conquista.
Nonostante i record, il mercato interno ha mostrato segnali di rallentamento a fine 2025 e inizio 2026, con cali mensili significativi dovuti alla riduzione dei sussidi e alla saturazione.
E ora molte aziende cinesi puntano alla produzione locale in Europa per aggirare le barriere e garantirsi competitività sul mercato.

Peccato che Auto China 2026 sia molto ripiegata sul proprio orizzonte con l’ostentazione ininterrotta di Suv di lusso ipertecnologici e lunghi oltre i cinque metri oppure di avveniristiche sportscar a batteria dalle linee affusolate, con alettoni retrattili e motori elettrici che arrivano fino a 1000 cv, scattando da 0 a 100 in meno di 2 secondi: meglio di una Ferrari.
Il colosso BYD, che domina la scena con un intero padiglione, ha mostrato anche una fuoristrada capace di galleggiare da sola, immergendosi fino a mezzo metro. E in tema di guida autonoma i prodotti sono sempre più sofisticati.
Il problema è tutte queste auto di alta qualità e prezzo esorbitante non raggiungeranno neppure l’Europa. Pensate per il mercato cinese, resteranno dentro i confini del Dragone, a beneficio di pochi eletti.
Auto China 2026, piccolo è bello in mezzo a colossi senza futuro?
In mezzo a questo mare di pretenziose proposte, la piccola smart a due posti, ripensata in chiave elettrica col il design di Kai Sieber, sembra l’unica destinata a lanciare un collegamento credibile verso l’Europa.
Piccola (2,79 m) agile, scattante rifinita in oro e bianco con 400 km di autonomia e un prezzo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 26 mila euro, sembra fatta apposta per risvegliare l’entusiasmo dei fedelissimi del marchio, che ancora aspettano un mini-gioiello da città capace di rinverdire il successo della ForTwo.

Se l’auto di serie, pronta a ottobre, manterrà le promesse del concept visto a Pechino c’è da aspettarsi un grande successo.
Ideata è realizzata dal design Mercedes in Germania e realizzata in Cina (dove opera il consociato gruppo Geely) la smart #2 sembra a vettura perfetta per allacciare il ponte fra Asia ed Europa, risolvendo il paradosso di Auto China 2026.
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Ultima modifica: 25 Aprile 2026




