MINI, la Brexit ritarda di qualche anno la nascita della nuova generazione

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Auto e Brexit, i “colpi” continuano ad arrivare. E toccano una delle icone inglesi a quattro ruote, anche se da vent’anni di proprietà tedesca. Il primo stop infatti arriva per MINI: il Gruppo BMW, proprietario del Marchio, ritarderà l’arrivo della nuova generazione.

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La scelta è dovuta allo stallo attuale e soprattutto dai futuri rapporti commerciali tra Unione Europea e Regno Unito. Per almeno un anno sulla non sarà definito, rendendo meno programmabili e sicuri gli investimenti a lungo termine e anche a medio.

BMW nei prossimi mesi, e forse anni, non metterà denaro in terra inglese, negli stabilimenti, per preparare alla nuova serie di MINI.

La Casa bavarese per il momento ha annunciato che andrà avanti con la generazione attuale: “per questioni di costi e a causa della Brexit è stato esteso il ciclo vita della piattaforma UKL1”.

E’ il  pianale sul quale vengono prodotte MINI 3 porte, 5 porte e cabrio. Su UKL2, che avrà probabilmente destino simile, sono realizzate MINI Clubman, Countryman, BMW Serie 1, Serie 2 Active Tourer, Gran Tourer, X1, X2. MINI, al momento, resta quella che è, nonostante sia nata nel 2014.

La Brexit ritarda la nuova MINI: BMW sposterà anche la produzione?

A questo c’è da aggiungere che la transizione all’elettrificazione comporta costi importanti.  Altro motivo per non spingere sull’acceleratore. Resta anche in dubbio quanto inglese sarà MINI. E’ prodotta a Oxford e a Born in Olanda, fino al 2018 con un vantaggio per lo stabilimento inglese (234.000 contro 211.000). I futuri dazi potrebbero spostare la bilancia.

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Ultima modifica: 3 Febbraio 2020