L’auto resta centrale per andare al lavoro: la usa il 60%

di Luca Talotta

Per scegliere un nuovo lavoro non contano più soltanto stipendio, carriera o smart working. Anche come raggiungere l’ufficio sta diventando un fattore determinante. E quando arriva il momento di spostarsi, l’automobile continua ad avere un ruolo difficilmente sostituibile: sei intervistati su dieci considerano centrale l’auto personale o aziendale, indipendentemente dall’età.

È uno dei risultati dell’indagine realizzata da Arval Mobility Observatory su 819 collaboratori del Gruppo BNP Paribas in Italia. La ricerca, presentata durante l’Arval Mobility Forum di Milano, permette soprattutto di osservare la transizione da un’altra prospettiva: quella di chi ogni giorno deve concretamente raggiungere il proprio posto di lavoro.

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Il tragitto può condizionare la scelta di un lavoro

Il 60% del campione considera la mobilità fondamentale nella scelta del posto di lavoro. Allargando l’analisi, il dato diventa ancora più significativo: nove persone su dieci dichiarano di tenerne comunque conto.

Una spiegazione arriva osservando quanto tempo viene assorbito dagli spostamenti. Più di un terzo degli intervistati impiega oltre un’ora complessiva per andare al lavoro e tornare a casa, mentre solo il 40% resta sotto i 45 minuti.

Tempo sottratto alla vita privata che inevitabilmente entra nella valutazione di un’offerta professionale. Non a caso, quando si parla delle caratteristiche richieste alla mobilità quotidiana, comodità e flessibilità vengono considerate più importanti del semplice risparmio economico.

Sei persone su dieci continuano a scegliere l’auto

In uno scenario nel quale le possibilità di spostamento si stanno moltiplicando, l’automobile mantiene dunque una posizione centrale. Personale oppure aziendale, resta il riferimento per il 60% dei partecipanti all’indagine.

Il dato merita attenzione perché riguarda tutte le fasce d’età. La transizione verso forme differenti di mobilità, almeno nel campione analizzato, non sembra quindi tradursi nell’abbandono dell’auto.

Sta cambiando, semmai, il modo in cui viene utilizzata. Un quarto degli intervistati adotta già una mobilità multimodale, combinando due o più soluzioni: per esempio auto e treno oppure automobile e trasporto pubblico.

Una fotografia che suggerisce una trasformazione meno netta di quanto spesso venga raccontato. L’auto può diventare uno degli elementi di un viaggio più articolato senza necessariamente scomparire dalla quotidianità.

Servono infrastrutture prima di chiedere di cambiare abitudini

Particolarmente significativo è ciò che impedisce alle persone di scegliere modalità differenti.

L’abitudine viene indicata come ostacolo appena dall’11% del campione. A pesare molto di più è la realtà nella quale gli automobilisti devono muoversi: il 27% segnala la mancanza di infrastrutture dedicate.

Parliamo di piste ciclabili, parcheggi per biciclette e monopattini e infrastrutture di ricarica. Un ulteriore 20% indica invece come problema la distanza tra casa e lavoro oppure una conformazione del territorio poco compatibile con spostamenti a piedi, in bicicletta o attraverso mezzi elettrici.

È forse questo uno dei risultati più interessanti della ricerca. La mobilità non può cambiare soltanto attraverso divieti, incentivi o richieste rivolte ai singoli cittadini. Prima di chiedere alle persone di lasciare l’auto servono alternative realmente disponibili, efficienti e compatibili con i loro spostamenti.

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Un lavoratore su quattro vuole cambiare

Neppure nei prossimi anni è attesa una rivoluzione immediata. Circa la metà degli intervistati ritiene che fra cinque anni continuerà a utilizzare le stesse modalità di trasporto di oggi.

C’è però un 25% intenzionato a cambiare il proprio modo di muoversi. Le persone tra 30 e 54 anni guardano soprattutto al veicolo elettrico, mentre tra gli under 30 emerge un maggiore interesse per trasporto pubblico, bicicletta e spostamenti a piedi.

Non esiste quindi un’unica nuova mobilità, ma esigenze differenti in base all’età, al territorio e alla distanza da percorrere.

Per le aziende la mobilità diventa un benefit

Questa evoluzione interessa direttamente anche le imprese. Se raggiungere facilmente il posto di lavoro può contribuire alla scelta di un’azienda, le politiche di mobilità possono trasformarsi in uno strumento per attrarre e trattenere i dipendenti.

«La mobilità non è più solo una voce gestionale o di costo per le aziende, ma rappresenta un’importante leva di attrazione e mantenimento dei talenti», afferma Alessandro Floria, Direttore Marketing & Comunicazione di Arval Italia.

Secondo Floria, le scelte dipendono anche dal territorio e richiedono quindi un dialogo crescente tra soggetti privati e istituzioni pubbliche.

Un concetto ripreso da Dario Casiraghi, Direttore Generale di Arval Italia, che sottolinea la necessità di proporre «soluzioni flessibili e integrate che possano rendere la mobilità sostenibile accessibile a tutti».

Il futuro degli spostamenti casa-lavoro potrebbe dunque essere meno ideologico e molto più pragmatico: auto, trasporto pubblico, elettrico, bicicletta e mobilità pedonale possono essere complementari. A fare la differenza saranno soprattutto territorio, infrastrutture e tempo. Tre fattori che, per chi deve andare al lavoro ogni mattina, contano molto più delle definizioni.

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Ultima modifica: 24 Settembre 2026

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