Quando Lamborghini sfidò Ferrari, la storia nel podcast “One more Time”

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Come nacque il mito. Tonino Lamborghini racconta al podcast di Luca Casadei aneddoti del padre e di un nome speciale. «Ferrari va da mio padre, Ferruccio Lamborghini, e gli dice “tu bruci le frizioni perché non sai guidare le mie automobili, al massimo guida i tuoi trattori”. “Ah, sì? Te la faccio pagare io…”, la sua risposta. Allora mio padre andò da mia madre e le disse “Anita! Tu mi devi trovare un miliardo di lire perché gliela faccio vedere io a Ferrari!”. Da lì nacque il mito della Lamborghini». 

È un vulcanico Tonino Lamborghini quello che si racconta nell’ultima puntata della seconda stagione del podcast di Luca Casadei One More Time. 

Nel dialogo con Luca, l’erede della dinastia Lamborghini e fondatore dell’omonima azienda simbolo del Made in Italy ripercorre la sua storia, partendo dalla sua infanzia e dall’ascesa di suo padre nel pantheon dell’automobilismo: «Mio padre tornò dalla guerra in Grecia e iniziò a lavorare alle Officine Meccaniche di Bologna. Si mise a costruire trattori tramite i residui bellici lasciati dagli americani. Un successo strepitoso». 

 

Ferruccio Lamborghini

E poi l’incontro con Ferrari: «Mio papà faceva le gare tra Bologna e Firenze con gli amici guidando una Ferrari, vinceva ma arrivava sempre con la frizione bruciata. Si accorse che le frizioni che montava sui suoi stessi trattori si inserivano perfettamente, la macchina andava da Dio. Andò da Ferrari per proporgli queste frizioni, aspettò due ore e poi gli diede del tu. Inaccettabile a quei tempi. Enzo Ferrari lo invitò a guidare i trattori e non le sue macchine. Mio padre colse la provocazione e, ferito nell’orgoglio, ingaggiò subito i migliori ingegneri di Maserati e Ferrari. La gente andava via volentieri da Ferrari, perché aveva un carattere difficile. Creò un toro in grado di sopraffare il cavallino e iniziò la competizione».

Ferruccio Lamborghini e Malossi, caporeparto in fabbrica

E poi le difficoltà iniziali, il successo, gli endorsment: «Frank Sinatra coniò la frase “se sei qualcuno compri una Ferrari, se vuoi diventare qualcuno compri una Lamborghini».

Tonino, poi, confida a Luca: «io andavo poco nell’azienda di papà perché era il suo giocattolo, ma anche perché c’era la sua amante. Oggi forse queste cose si accettano, all’epoca no».

L’imprenditore poi ricorda come l’azienda di famiglia visse una crisi quando, nel ’70, il governo boliviano ordinò migliaia di trattori. La situazione politica nel paese sudamericano però cambiò in seguito a un colpo di Stato e venne annullata la commessa: 5.000 trattori pronti e fermi nel piazzale di fronte alla fabbrica.

Negli anni a seguire, Ferruccio vendette gli stabilimenti alla Fiat e, poco tempo dopo, cedette la maggioranza della Lamborghini Auto.

Da quel momento in poi, inizia la storia di Tonino Lamborghini come imprenditore, con la nascita dell’omonima azienda di accessori, abbigliamento e design, oggi simbolo del Made in Italy: «Sentivo il bisogno di fare qualcosa di esclusivamente mio, diverso dal mondo dei motori. Sono iniziate subito le cause con i nuovi proprietari della Lamborghini Auto a causa del nome nel marchio. In fretta e furia dovetti immettere sul mercato il maggior numero di prodotti diversificati perché, al di là del deposito del marchio, il primo che immette un prodotto sul mercato ha il diritto di precedenza. Abbiamo vinto le cause in tutto il mondo, in Italia abbiamo siglato un patto di “non belligeranza”».

Ferruccio Lamborghini

Oggi la Tonino Lamborghini è una realtà che produce orologi, occhiali, distillati, pelletteria: «All’inizio, nel mondo della moda, ci snobbavano tutti. Dicevano che sarei dovuto tornare a fare il meccanico. Viste le difficoltà, decisi di andare a vendere in Cina: fui il primo italiano a farlo».

Poi il successo, sintetizzato dal claim “Puro Talento Italiano”: «Come riconosci un prodotto Lamborghini? Ha il sapore di automobile».

Sulle aspirazioni future, Lamborghini aggiunge: «Se fossi molto più giovane, mi piacerebbe investire di più nel recupero dei materiali, nel riciclo. Siamo stati i primi a fare le “vetturette” elettriche».

Poi, i figli

«Elettra ha preso la sua strada, Ferruccio invece lavora con me. È molto bravo ma lavora troppo! Io sono molto avventuriero, lui è molto analitico. Siamo un po’ in contrasto, dovrebbe osare di più. Nella vita bisogna osare».

Ultima modifica: 18 maggio 2022