Fergus Anderson, vita e traguardi del pilota

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Il pilota Fergus Anderson rappresenta un imprescindibile tassello della storia del motociclismo. Agli appassionati di questo sport non sfugge la notorietà del pilota britannico Fergus Anderson, vita e traguardi, che nel primo dopoguerra ha dominato le classifiche del motomondiale e il suo nome è diventato un’icona del brand Moto Guzzi.

Anderson è conosciuto non solo per le numerose vittorie, ma soprattutto per la sua longevità sul podio: rientra nella classifica dei piloti più anziani ad aver vinto dei titoli mondiali per la classe 350 e per la classe 500. In particolare, nel primo caso ha ottenuto il successo durante il Gran Premio di Spagna nel 1954 all’età di 45 anni, e anche per quanto riguarda la categoria della top class stabilì il record nel Gran Premio di Spagna, ma esattamente l’anno precedente, nel 1953, a 44 anni.

Il primato assoluto, in qualità di più anziano campione del mondo, gli è stato però strappato solo per una manciata di giorni l’anno successivo, nel 1955, da Hermann Paul Müller che a 45 anni e vinse nella classe 250, facendo così passare in seconda posizione per età Ferguson Anderson; mentre per il titolo di anzianità limitatamente al vincitore di Moto GP è stato superato dal suo connazionale Arthur Wheeler che, nel 1962, gareggiò in Argentina a 46 anni. Conti a parte, senza dubbio e a dovere, Ferguson Anderson è citato ovunque nei record del motomondiale.

Fergus Anderson, vita e traguardi: il campione, di origine scozzese, è nato il 9 febbraio nel 1909 a Croydon e, dopo una carriera sfolgorante è morto proprio facendo ciò che più amava, sul circuito di Floreffe, in Belgio, il 6 maggio 1956 quando, poco dopo il ritiro dalle gare, era tornato in in pista con una BMW 500.

Carriera sportiva

La carriera del pilota britannico si è affermata negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, registrando molteplici successi. Le prime vittorie sono avvenute nel 1947, nella fattispecie si ricorda il trionfo nel Gran Premio di Svizzera, nel quale conquistò il successo nella classe 350. L’importanza della gara, e della vittoria, era data inoltre dal fatto che quell’anno la competizione Svizzera valeva anche come Gran Premio d’Europa. Nello stesso frangente ottenne altri due podi, in classe 250 e 500, continuando la serie di successi anche l’anno successivo.

L’esordio nel motomondiale è avvenuto però nel 1949 con Moto Guzzi, scuderia alla quale è rimasto fedele per tutte le edizioni fino al 1954 e con la quale ha ottenuto le sue vittorie più importanti. Anderson gareggiò in più classi, sebbene i maggiori successi sono stati raggiunti nella classe 350, tanto da salire 7 volte in cima al podio in due anni. L’esordio però fu in sella a una 250, come già detto al Gran Premio di Svizzera; in questa categoria ha ottenuto la prima vittoria sempre in Svizzera nel 1952, la seconda, nello stesso anno, nella competizione del Tourist Trophy dell’Isola di Man e una terza nell’edizione dello stesso evento nel 1953.

La Svizzera, durante il Gran Premio del 1951, è stato lo scenario del suo successo anche nella classe 500, nella quale ottenne un altro primo posto due anni più tardi in Spagna.

Certamente il biennio d’oro è stato quello delle stagioni del 1953 e del 1954, quando ha conquistato i due titoli mondiali nella classe 350. Nel 1953 vinse tre Gran Premi su sette: quello del Belgio, di Francia e Svizzera, e staccò nella classifica finale il compagno di scuderia Enrico Lorenzetti, che a sua volta con Moto Guzzi arrivò secondo. L’anno seguente si aggiudicò quattro primi posti, rispettivamente nel Gran Premio di Olanda, Svizzera, Italia e Spagna, e già al Gran Premio delle Nazioni il pilota si era guadagnato matematicamente il titolo, conquistato nella classifica finale con 38 punti.

Curiosità 

La moto, fedele compagna dei trionfi di Anderson, fu la 350 Bialbero, che vantava potenza del motore e una struttura leggera e maneggevole, dovuta all’uso di acciai speciali e leghe ultraleggere, ma anche stabilità, e risultava notevolmente aerodinamica, grazie a uno studio condotto nella Galleria del Vento.

In seguito alle sopracitate vittorie che gli valsero anche i record già descritti, alla fine della stagione del 1954 decise di ritirarsi dalle gare, entrando a far parte del team di Moto Guzzi, in particolare con l’incarico di direttore sportivo. In tale veste si fece portavoce di una delle novità fra le più famose in casa Guzzi: la 500 V8, definita anche l’Astronave di Mandello. Si trattava dell’unica “otto cilindri” mai apparsa sulle piste del mondo, creata dopo soli sette mesi dal primo disegno.

Nei primi mesi del 1955, a febbraio per la precisione, Fergus Anderson diramò un comunicato stampa redatto in lingua inglese in cui annunciava, attraverso la bozza di un disegno in allegato, la moto che stava prendendo forma nelle officine Guzzi. Gli autori della nuova misteriosa creazione erano Giulio Cesare Carcano, Umberto Todero ed Enrico Cantoni. La moto, non appena fu ultimata e presentata, fu provata sulla pista dell’Autodromo di Modena, dove Anderson, in qualità di tester sviluppatore, fece una fulminea apparizione, dichiarando che il nuovo gioiello “era pericoloso come una belva feroce”. Fu sempre Anderson che contattò e assoldò il pilota Bill Lomas per guidare la nuova e vincente moto.

Ritiro e l’incidente

Nel 1956, a soli due anni dal ritiro che doveva essere definitivo, il campione accettò di tornare a correre, valutando un’offerta giunta da parte della BMW. Tale scelta, come anticipato, gli fu fatale: Fergus Anderson perse la vita a 47 anni a causa di un tragico incidente. Il pilota perse il controllo della moto a due chilometri dall’arrivo e si schiantò contro il muro di un edificio, riportando ferite mortali per le quali la corsa all’ospedale fu inutile.

La tragedia ha posto per sempre fine, oltre che alla vita del campione, alla storia del Circuito di Floreffe. Fergus Anderson, considerato un eroe del motociclismo negli anni Cinquanta in Belgio, è stato sepolto secondo la sua volontà nel cimitero di Namur. Nel 1996 è stata realizzata una stele in sua memoria, posta sul luogo dell’incidente durante la cerimonia celebrativa alla presenza della figlia Jenny e i colleghi campioni Bill Lomas e Cecil Sandford.

Ultima modifica: 12 Settembre 2019