Industria auto, i motori vanno riaccesi

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Ci sono problemi e problemi, quelli della crisi dell’auto sono tra i più complessi. Tra produzione e commercializzazione, il comparto è il primo sia per occupazione (oltre il 10% del totale) sia per ritorni fiscali e contributivi.

Il costante calo del potere di acquisto e l’incertezza sul posto di lavoro sono una sostanziale causa di questa crisi, il cambiamento delle motorizzazioni da carburanti ad elettrico, e l’accelerazione imposta dal sistema pubblico come ricetta antismog, ne è un’altra.

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La politica deve dare risposte

Per farvi fronte servirebbero risposte concrete e durature da parte della politica. Indirizzate a rilanciare il potere di acquisto attraverso provvedimenti fiscali accomodanti. Per potersi realizzare necessiterebbero di un’impetuosa crescita del Pil, difficile da pensare.

Parallelamente dovrebbero essere incentivati gli investimenti per trasformare le linee produttive. Cosa in corso ma difficilmente incrementabile, anche per motivi tecnici da parte delle case automobilistiche.

A subire il maggior danno è il sistema della componentistica, destinato sopratutto alla Germania, la nazione più in difficoltà. Lo è altrettanto la rete dei piccoli concessionari. Fa specie che, di fronte a una situazione così difficile, il governo abbia accantonato il decreto sulle rottamazioni.

Un ulteriore rallentamento delle vendite, interno ed estero, innescherebbe un prolasso economico di ampia diffusione, utilizzare degli antidoti è indispensabile.

Bruno Villois

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Ultima modifica: 22 settembre 2019