«Follia lo stop ai motori endotermici nel 2035». Il monito di Federmeccanica, Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil

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«Fermare la vendita auto non elettriche al 2035 è impossibile». Lo stop prospettato dalla UE ai motori endotermici potrebbe essere una sciagura, economica e sociale per l’Europa e l’Italia in particolare.

Federico Visentin (Presidente Federmeccanica), Corrado La Forgia (Vicepresidente Federmeccanica con delega alla Transizione Tecnologica ed Ecologica), Roberto Benaglia (Segretario Generale Fim Cisl), Francesca Re David (Segretario Generale Fiom Cgil) e Rocco Palombella (Segretario Generale Uilm Uil), hanno chiesto  di incontrare con urgenza il Presidente del Consiglio insieme ai Ministri dell’Economia e delle Finanze, del Lavoro e delle Politiche Sociali, dello Sviluppo Economico e della Transizione Ecologica per valutare assieme le condizioni e le possibili iniziative da attivare in merito ad alcune questioni cruciali, emerse dall’Osservatorio Automotive che è stato costituito da Federmeccanica e FIM-CISL, FIOM-CGIL, UILM-UIL appositamente per monitorare e prevedere i potenziali scenari futuri.

Ecco il sunto del comunicato

L’industria Automotive – definita sin dal 1946 “l’industria delle industrie” – vale in Italia un fatturato di 93 miliardi di euro, pari al 5,6% del Pil e nel solo comparto della fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi operano oltre 2mila imprese e 180mila lavoratori e si realizza il 7% delle esportazioni metalmeccaniche nazionali per un valore di 31 miliardi di euro.

L’intervento degli Stati sul settore negli anni è stato amplissimo e in ultimo l’Unione Europea ha previsto entro il 2035 lo stop alla vendita di nuove auto che producono emissioni di carbonio, confermata anche dal Governo italiano con la posizione del Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica dello scorso dicembre.

Questa misura, se non accompagnata da interventi, potrebbe portare in Italia ad una perdita di circa 73.000 posti di lavoro, di cui 63.000 nel periodo 2025-2030 (stime Anfia-Clepa-PWC).

Già oggi i dati sull’andamento dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali forniti dall’INPS indicano la tendenza: nel 2019 sono state utilizzate 26 milioni di ore di cassa integrazione, nel 2021 quasi 60.

Il rischio di de-industrializzazione di un settore chiave dell’economia italiana è concreto. Occorre mettere in campo tutte le azioni difensive necessarie e guardare soprattutto all’opportunità di rilancio e sviluppo del settore Automotive, poiché non solo ha una sua storia, ma possiede un’identità distintiva, una base di competenze e una rete da mettere a sistema.

I nodi stanno arrivando al pettine. Il dibattito è destinato a proseguire.

Ultima modifica: 7 febbraio 2022