Rivoluzione verde, la lunga strada verso l’impatto zero

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L’auto corre verso due mete che sono altrettante utopie, almeno al momento: emissioni zero e zero morti sulle strade.

Il primo traguardo, che molti fissano illusoriamente al 2030, prevede un parco auto interamente elettrico (o a idrogeno).

Il secondo vetture che si guidano da sole, capaci di evitare collisioni e incidenti grazie al cablaggio di intere città e alla connessione fra i veicoli in marcia.

Opel Mokka elettrica e la piattaforma CPM
Opel Mokka elettrica e la piattaforma CMP

Abituati a tecnologie che fanno passi da gigante, ci illudiamo che il doppio traguardo sia dientro l’angolo. E invece la mancanza di una rete di infrastrutture per la ricarica e i laccioli giuridici per definire le responsabilità in caso di incidente, frenano l’una e l’altra corsa verso il domani.

I tempi reali della rivoluzione verde

Nell’intervista che vi abbiamo proposto, Gian Primo Quagliano offre la sua interpretazione del futuro che ci aspetta.

E scardina i vincoli temporali di una rivoluzione tecnologica che non potrà compiersi nell’arco di questo decennio.

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La corsa verso l’elettrico transiterà lungo una terra di mezzo dove ibrido, oltre a motori benzina e diesel a basse emissioni, saranno ancora un punto di riferimento irrinunciabile. Una bussola verso il futuro.

Nel frattempo il mondo dell’automotive e i politici dovranno dare compimento a una vera rivoluzione epocale.

I passi ancora da fare

Che non è fatta solo di auto a impatto zero, ma anche di energia pulita, di fabbriche e tecnologie sostenibili. Di incentivi per aiutare in modo concreto (installazioni di wall box, e vantaggi fiscali) gli automobilisti che sceglieranno la via dell’elettrico.

Solo a quel punto la rivoluzione verde potrà dirsi compiuta.

Giuseppe Tassi

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Ultima modifica: 8 Febbraio 2021