L’appello di 25 ONG europee «Stop alle importazioni di petrolio russo Così smettiamo di finanziare la sporca guerra di Putin»

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La resistenza alla guerra con cui Putin ha aggredito l’Ucraina si può fare (anche) facendo rifornimento alla propria auto. Due terzi delle importazioni di petrolio russo sono infatti utilizzati nel settore trasporti. Per questo, 25 organizzazioni non governative europee hanno lanciato un appello pubblico ai leader dell’Unione europea e degli Stati Membri. La richiesta è semplice e chiara: la UE dovrebbe mettere sotto embargo tutte le importazioni di petrolio e gas dalla Russia per non finanziare indirettamente le attività belliche in territorio ucraino. La coalizione di ONG aggiunge poi una richiesta che renderebbe più facile anche ai consumatori dei diversi Paesi europei fare azioni concrete contro Putin: indicare chiaramente, alla stazione di servizio, il paese d’origine dei prodotti petroliferi per garantirne la provenienza e poter essere così sicuri di non dare i propri soldi a compagnie petrolifere compromesse con il regime putiniano.

Nell’appello, le associazioni chiedono inoltre di introdurre una dazio o una tassa sulle esportazioni di combustibili fossili russi prima di arrivare a un embargo completo delle importazioni di combustibili fossili dalla Russia. Il denaro europeo speso per il petrolio (che rappresenta l’80% dei dollari guadagnati dalla Russia con le esportazioni di greggio e gas) ha sostenuto le spese militari di Putin per oltre due decenni.

“La guerra illegale della Russia contro l’Ucraina è devastante per la gente del nostro Paese. I missili e le bombe russe stanno uccidendo centinaia di difensori e civili ucraini. E la situazione non farà che peggiorare”, ha sottolineato Heorhiy Veremiychyk del National Ecological Centre dell’Ucraina. “Abbiamo bisogno quindi di un’azione urgente per paralizzare la capacità del regime di Putin di finanziare la guerra. La Russia continua a ricevere pagamenti dai governi europei che inavvertitamente finanziano l’assalto della Russia all’Ucraina. Questo deve finire”.

Finora, il petrolio e il gas non sono stati inclusi nelle sanzioni economiche che, sebbene necessarie, non stanno fermando l’avanzata russa. Ogni giorno gli Stati UE continuano a trasferire centinaia di milioni di euro per petrolio e gas al regime di Putin – stimati tra gli 80 e gli 85 miliardi di euro nel 2022 – contribuendo quindi alla sua guerra illegale contro l’Ucraina.

“I razzi che distruggono le città ucraine sono comprati con la benzina delle auto europee” ha ricordato William Todts, direttore esecutivo di Transport & Environment. “Per 20 anni abbiamo pagato denaro sporco a Putin. Porre fine alla nostra dipendenza dal petrolio non è solo un imperativo morale per affrontare il cambiamento climatico, è fondamentale per porre fine a questa guerra”.

Le associazioni firmatarie dell’appello sono ovviamente consapevoli che il congelamento del commercio di combustibili fossili con la Russia avrà un impatto sui prezzi dell’energia ma la straordinaria aggressione militare di Putin richiede una risposta altrettanto straordinaria. Le stesse chiedono ai governi di intraprendere azioni decisive per proteggere le famiglie e le imprese dagli impatti negativi della crisi energetica. I Paesi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), che hanno 90 giorni di riserve emergenziali di petrolio, dovrebbero dispiegarle per sostenere i Paesi con un’alta esposizione alla Russia.

LE 8 RICHIESTE CONTENUTE NELL’APPELLO DELLE ONG

In solidarietà con il popolo ucraino chiediamo all’UE e al Regno Unito di intraprendere le seguenti azioni, almeno finché la Russia non avrà cessato le ostilità in Ucraina:

  1. Introdurre un dazio sulle importazioni di combustibili fossili esportati dalla Russia, per ridurre i profitti del petrolio (russo) prima della completa interruzione di importazioni di combustibili fossili russi in Europa, in linea con gli obiettivi climatici ed energetici di Parigi.
  2. Gli automobilisti hanno il diritto di sapere se la loro stazione di servizio sta finanziando la guerra di Putin contro l’Ucraina. Chiediamo quindi alle compagnie petrolifere, ai rivenditori di carburante e alle stazioni di servizio di rendere nota la quota di benzina e diesel venduti che proviene dalla Russia. Chiediamo ai governi di introdurre regole per garantire che i rivenditori di carburante forniscano queste informazioni.
  3. Adottare urgentemente una strategia per ridurre il consumo di petrolio a breve termine, poiché il semplice passaggio dal petrolio russo al petrolio mediorientale, ad esempio, non è una soluzione, né per il clima, né per i diritti umani, né dal punto di vista della sicurezza energetica. Potenziali misure per i trasporti includono: mantenere alte quote di lavoro a domicilio (smart working) pe collaborazioni virtuali er evitare viaggi in auto e in aereo non necessari, ridurre la velocità di guida, promuovere una guida ecologica, imporre restrizioni alla guida, promuovere spostamenti a piedi, in bicicletta e con il trasporto pubblico,  organizzare fine settimana senza auto nei comuni. Tutto questo ridurrà la dipendenza dal petrolio importato, e ridurrà la pressione al rialzo sui prezzi del petrolio.
  4. Stabilire un nuovo obiettivo per raggiungere il 50% di vendite di auto e furgoni elettrici a batteria entro il 2025. Gli standard di CO2 dell’UE e del Regno Unito dovrebbero essere anticipati per aiutare a raggiungere questo obiettivo. Dovrebbero essere introdotti target specifici per i veicoli ad alto chilometraggio come le auto aziendali, le flotte, i taxi e gli autobus, dato che la loro sostituzione con la trazione elettrica avrebbe il maggior impatto a breve termine sulla riduzione della domanda di petrolio.
  5. Misure per accelerare radicalmente e immediatamente lo sviluppo dell’energie rinnovabili eoliche e solari e per migliorare l’efficienza energetica, in particolare attraverso la ristrutturazione degli edifici, che permette di affrontare anche il tema della povertà energetica.
  6. L’UE e i suoi stati membri dovrebbero raddoppiare gli investimenti climate-friendly e per il risparmio energetico, nel quadro dei 723 miliardi di euro dei Fondi UE di Ripresa e Resilienza.
  7. La Commissione dovrebbe ritirare immediatamente la sua proposta di etichettare il gas come “verde” nella Tassonomia Euopea per la finanza sostenibile e dovrebbe inoltre abbandonare i suoi piani per orientare il trasporto marittimo verso il GNL, poiché questo aumenterebbe la nostra dipendenza dalle importazioni di gas.
  8. Di fronte alle grandi incertezze sulle forniture di colture alimentari e foraggere, da due dei principali fornitori dell’UE (Russia e Ucraina), l’UE e i suoi stati membri devono immediatamente sospendere l’uso di tali colture nei biocarburanti per garantire la sicurezza alimentare ed evitare una massiccia inflazione dei prezzi alimentari in Europa e oltre.

Leggi l’appello pubblico per intero 

Lista dei firmatari: 

  • National Ecological Center of Ukraine (Ukraine)
  • Transport & Environment (EU)
  • Cittadini per l’Aria (Italy)
  • Legambiente (Italy)
  • Réseau Action Climat (France)
  • VCB(Germany)
  • Zero (Portugal)
  • Levego (Hungary)
  • VCÖ (Austria)
  • Green Transition Denmark (Denmark)
  • FPPE (Poland)
  • 2Celsius (Romania)
  • BRAL (Belgium)
  • IEW (Belgium)
  • Transform Scotland (UK)
  • Aviation Environment Federation (UK)
  • Milieudefensie (Netherlands)
  • Campaign for Better Transport (UK)
  • Green Economy Institute (Poland)
  • VšĮ “Žiedinė ekonomika (Lithuania)
  • PKE (Polish Ecological Club) (Poland)
  • WAS (Warsaw Smog Alert) (Poland)
  • INSPRO (Institute for Public Affairs) (Poland)
  • Eco Union (Spain)
  • DVI (Sustainable Development Initiatives) (Lithuania)

Ultima modifica: 3 Marzo 2022