di Luca Talotta
Il primo semestre 2026 di Bosch restituisce l’immagine di un gruppo industriale che continua a crescere, ma deve fare i conti con un settore automotive molto più complesso di quanto immaginato solo pochi anni fa. I ricavi hanno raggiunto 46,4 miliardi di euro, il 3,6% in più rispetto ai 44,8 miliardi dello stesso periodo del 2025. Una crescita che consente al gruppo tedesco di confermare le previsioni per l’intero esercizio.
Dietro il dato complessivo, però, emerge una questione centrale per tutta l’industria dell’auto: la mobilità elettrica sta crescendo più lentamente rispetto alle aspettative e gli investimenti effettuati sulla base di scenari più ottimistici iniziano a pesare sui bilanci.

Mobility rallenta, pesano 270 milioni di svalutazioni
Il settore Bosch Mobility ha generato 27,8 miliardi di euro di fatturato, in calo dello 0,5% su base annua. Al netto degli effetti valutari, il risultato sarebbe invece positivo del 2,3%. Il margine EBIT operativo è sceso dal 5,8 al 4,7%.
A incidere sono state la stagnazione della produzione automobilistica e alcune componenti straordinarie. Bosch ha infatti contabilizzato 270 milioni di euro di svalutazioni relative agli impianti produttivi, collegandole proprio a una diffusione globale della mobilità elettrica più lenta del previsto.
È un passaggio che merita attenzione. La transizione tecnologica dell’automobile non si è fermata, ma tempi industriali e tempi del mercato non stanno procedendo alla stessa velocità . Per fornitori globali come Bosch significa dover sostenere gli investimenti nelle tecnologie future mentre il business tradizionale continua ad avere un peso decisivo.
Ricavi in aumento, ma la redditività scende
A livello di gruppo, l’EBIT operativo si è attestato a 2,2 miliardi di euro, contro i 2,3 miliardi del primo semestre 2025. Il margine è quindi passato dal 5,1 al 4,6%.
Una parte importante dell’incremento dei ricavi arriva dall’acquisizione delle attività HVAC di Johnson Controls e Hitachi, che hanno contribuito per circa 2 miliardi di euro. Particolarmente forte la crescita di Energy and Building Technology, arrivata a 5,4 miliardi di fatturato, +45,9%, con un margine EBIT operativo del 7,3%.
Industrial Technology ha raggiunto 3,4 miliardi, +6,8%, mentre Consumer Goods ha perso il 2,9%, fermandosi a 9,6 miliardi. In quest’ultimo comparto Bosch segnala anche la crescente pressione competitiva dei produttori cinesi.
Bosch conferma gli obiettivi per il 2026
Nonostante le difficoltà , Bosch non modifica le proprie previsioni. Per l’intero 2026 punta ancora a una crescita del fatturato compresa tra il 2 e il 5%, con un margine EBIT operativo tra il 4 e il 6%. Il free cash flow dovrebbe inoltre risultare positivo per almeno l’1% dei ricavi.
«Dopo una solida crescita del fatturato nella prima metà dell’anno, ci avviciniamo alla fase finale del 2026, ma dobbiamo ancora chiudere l’anno con un buon risultato», ha dichiarato Markus Forschner, Chief Financial Officer e Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione di Bosch.

La strategia passa quindi attraverso riduzione dei costi, minore complessità e adeguamenti strutturali, senza rinunciare agli investimenti nelle tecnologie emergenti. Una strada obbligata per un gruppo che deve contemporaneamente difendere la propria competitività presente e prepararsi alla mobilità futura.
Meno dipendenti e investimenti ancora forti in ricerca
Alla fine di giugno Bosch contava 406.225 collaboratori, 6.549 in meno rispetto alla fine del 2025. La riduzione ha interessato soprattutto Mobility e, geograficamente, l’Europa. In Germania gli occupati sono scesi di 4.036 unità , a 118.932.
Resta però significativo l’impegno tecnologico. Le spese in ricerca e sviluppo rappresentano ancora l’8% del fatturato, mentre gli investimenti sono stati pari a 1,2 miliardi di euro.
Il free cash flow del semestre rimane negativo per 969 milioni, ma mostra un netto miglioramento rispetto ai -2,7 miliardi registrati un anno prima. La liquidità si attesta a 9 miliardi di euro e il rapporto di capitale proprio resta elevato, al 41,3%.

Il quadro, dunque, non racconta una frenata degli investimenti sulla mobilità del futuro, quanto piuttosto la necessità di adattare l’industria a una transizione meno lineare e più lunga del previsto. Ed è forse questo il dato più significativo: per il settore automotive la sfida non è soltanto sviluppare nuove tecnologie, ma riuscire a farlo mantenendo sostenibili fabbriche, occupazione e redditività .
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Ultima modifica: 24 Settembre 2026




