Indian: la moto che non voleva essere come la Harley Davidson

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Quando si parla di moto americane il pensiero cade immediatamente sulla Harley Davidson o sulla Buell, eppure da oltre un secolo esiste un marchio assolutamente americano che è riuscito a ritagliarsi una nicchia di mercato interessante senza cedere mai al rischio della competizione a tutti i costi: questo marchio è la Indian.

Come è nata la Indian?

La storia della Indian è la classica storia di una fabbrica americana di successo nata dal coraggio visionario e un po’ folle di un uomo che aveva un’ossessione, più che un’idea. Oscar Hedstrom, un giovane ingegnere pronto a tutto pur di aprire la sua attività, anche a indebitarsi fino ai capelli, sapeva costruire delle buone biciclette ma la sua vera passione erano i motori. E il suo primo progetto fu semplice, per quanto azzardato: dare un motore ai cicli che venivano prodotti dal suo socio, George Hendee che lo aveva chiamato per occuparsi dei motori.

Per prima cosa Hedstrom forgia un telaio ad hoc, poi brevetta un motore monocilindrico di 75cc, quindi comincia a fare molti test per le strade di Middletown, nel Connecticut al punto che gli abitanti della cittadina erano un po’ spaventati e un po’ incuriositi da questo ragazzo folle ma determinatissimo. L’Indian nasce come ‘azienda artigianale meccanica’ nel 1898 e nel 1901 Hedestrom deposita il disegno della sua prima moto, freni a tamburo e trazione a catena. Nel 1902 la produzione della piccola azienda confeziona tre mezzi che vengono venduti in due settimane. Nel 1904 l’Indian si trasferisce e produce 500 moto: nel 1913 diventeranno 32mila ed Hedstrom, che continua a girare tutte le fiere e le esposizioni del paese con i suoi mezzi, le venderà tutte.

La Indian verso il successo

I primi prodotti della Indian si rifanno volutamente alla cultura dei nativi: le moto venivano descritte da Hedstrom come uno strumento di evoluzione, di libertà e di contatto. “Il cavallo degli indiani è diventato d’acciaio” recitava nelle sue promozioni l’ingegnere fondatore dell’azienda, spesso criticato da un paese che era ancora fortemente razzista e che mal sopportava i riferimenti alla cultura degli indiani. La Chief diventa la prima moto con propulsore a V di successo internazionale mentre la leggerissima e potente Scout si conferma un mezzo perfetto per le provincie.

La fabbrica si amplia ancora e trova la sua sede definitiva a Springfield. Ma sul più bello Hedstrom lascia: il board dell’azienda voleva dimensionarsi come una grande società per azioni, cosa che la rivale Harley Davidson aveva già cominciato a fare ma Hedstrom non sopportava l’idea che i soldi dovessero essere redistribuiti tra gli azionisti invece che investiti totalmente nell’azienda. L’ingegnere lascerà in fabbrica le sue idee migliori e diversi disegni che ancora oggi sono un segno distintivo della produzione.

Ultima modifica: 8 gennaio 2020