Decibel: storia dell’unità di misura e modalità di calcolo

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Nel gergo comune, i decibel si possono considerare sinonimo di suono, o di rumore nei casi di eccesso. Ma i celeberrimi decibel hanno una storia più complessa e per molti di noi sconosciuta.

La storia dei decibel

Il decibel, denominazione che ha una genesi abbastanza intuitiva (decima parte di un bel), è un’unità di misura convenzionalmente assunta in ambito internazionale come termine di quantificazione di rapporti tra grandezze omogenee e fu utilizzata inizialmente in elettrotecnica e nelle telecomunicazioni per esprimere livelli relativi di potenza. Nel tempo, si è via via affermata come misuratore di intervalli uniformi tra grandezze analoghe e quindi in particolare di amplificazioni, attenuazioni e simili.

Il decibel è poi diventato protagonista assoluto nel campo dell’acustica. In questo settore, viene utilizzato per quantificare i volumi di intensità della sensazione acustica, tanto da essere ribattezzato comunemente anche “decibel acustico”. Per cui diventa di fatto l’unità di misura del livello di intensità energetica dei suoni, con relativa scala ascendente di valori, da calcolare però su base logaritmica. Quindi, se un suono è 10 volte più intenso di un altro si ha una differenza di 1 bel. Ma 2 bel non equivalgono a suoni 20 volte più percepibili all’orecchio umano bensì a 100 volte più intensi, 3 a 1000, e così via.

Il decibel nella comunità internazionale

Nella comunità internazionale (anche se non nel sistema di misurazioni ufficiale) si è assunto di fissare la linea di partenza (0 decibel) a una soglia di udibilità all’orecchio umano di 1000 hertz (unità di misura della frequenza non solo nel campo dell’acustica, ma anche in elettronica ed elettromagnetismo).

Il suo andamento è esponenziale per cui, per fare qualche esempio, un suono di 6 decibel identifica un suono un milione di volte più forte del minimo suono udibile dal nostro orecchio. Un suono di 10 decibel è un suono diecimila milioni di volte più forte del minimo suono udibile dal nostro orecchio, e così via.

Bisognerebbe ricordarsene ogniqualvolta alziamo il volume del nostro televisore o entriamo a tutta velocità con la motocicletta in un centro abitato. Come appena descritto, la differenza anche di un solo decibel non è cosa da poco per il nostro orecchio. Basti pensare che una foglia che cade vale 20 decibel e dunque corrisponde a un valore molto più alto della nostra soglia minima di udibilità. I 150 decibel di un aereoplano in fase di decollo o anche “solo” i 130 decibel di un trapano elettrico rappresentano pertanto volumi di intensità da gestire con estrema cura.

Ultima modifica: 9 agosto 2019