Filtro antiparticolato: la normativa di legge

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Un’auto dotata di filtro antiparticolato può essere vantaggioso per circolare in determinate ZTL o nei centri storici delle città. E’ possibile identificare questo tipo di vetture leggendo la Carta di Circolazione: deve essere riportata al riquadro 3 la dicitura esatta Euro4 con disp. Antiparticolato, che segue il codice della Direttiva 2003/76 CE-B. Sono chiavi che indicano nelle auto diesel la presenza di un FAP, che riduce le emissioni di anidride carbonica. E la specifica è riportata correttamente e senza equivoci nelle vetture diesel Euro4.

Filtro antiparticolato: norme locali

La normativa non è omogenea in tutta Italia, poiché le regioni e i comuni possono disporre diversamente, ma mai in contraddizione con la normativa europea. La direttiva di Bruxelles prevede dei limiti alle emissioni, ma non stabilisce quali siano i sistemi adeguati per rientrare.

Le vecchie vetture diesel possono sempre dotarsi di filtri la cui funzione è di limitare che venga bruciato il particolato, ma che venga trasformato attraverso un processo chimico che lo renda innocuo. L’efficienza di questi dispositivi si attesta intorno al 50%.

Una soluzione è stata raggiunta dopo anni di ricorsi e provvedimenti del TAR, perché fino a due anni fa non era previsto che la documentazione tecnica riportasse la presenza o meno del filtro antiparticolato.

I controlli da parte della polizia municipale avevano fatto fioccare sanzioni e divieti ai quali gli automobilisti si sono opposti. Da parte delle case automobilistiche è stata fatta pressione sul Ministero dei Trasporti, affinché regolasse la materia. E il risultato è stato l’introduzione della dicitura esatta sulla Carta di Circolazione.

Il filtro antiparticolato sulle vecchie auto

Per salvaguardare anche le auto di vecchia immatricolazione dotate comunque del dispositivo, le case produttrici hanno fornito ai clienti la documentazione necessaria per ottenere dalla Motorizzazione Civile l’integrazione nei documenti di circolazione.

Era rimasto tuttavia irrisolto il nodo delle omologazioni per i filtri antiparticolati istallati successivamente sulle vetture diesel che non ne disponevano. Una questione divenuta urgente dopo le ordinanze restrittive adottate da alcune aree metropolitane come Roma o Milano. Dal febbraio scorso, con un decreto interministeriale, sono stati autorizzati i CPA, Centri Prova Autoveicoli ad accogliere le domande di omologazione per i “retrofit”.

Ma tra le contraddizioni della burocrazia c’è anche una tacita tolleranza verso i mezzi di trasporto pubblico. Un parco autobus vecchio anche di venti anni è il principale responsabile dell’immissione di polveri sottili, ma i controlli su questo fronte non sono mai stati rigidi.

Ultima modifica: 11 settembre 2018