Lancia Aurelia, 70 anni di mito senza tempo al MAUTO

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Museo Nazionale dell’Automobile di Torino inaugura la mostra LANCIA AURELIA 1950 – 2020. MITO SENZA TEMPO, uno straordinario percorso espositivo articolato su due piani che racconta, con il contributo di 18 esemplari d’eccezione – di serie e fuoriserie –, l’evoluzione del modello presentato per la prima volta al pubblico proprio a Torino nel 1950. 

Lancia Aurelia 70° MAUTO – credits Giorgio Perottino

Già a partire da quella prima apparizione, grazie al fortunato sodalizio creativo e stilistico con Battista Pinin Farina, la Lancia Aurelia si impone agli occhi di tutto il mondo come espressione di pura eleganza, ispirata a un ideale di levigata sobrietà. Tale fu il suo successo, che divenne anche protagonista di film famosi come “Il sorpasso” con Vittorio Gassman e “Et Dieu crèa la femme” con Brigitte Bardot, che la consacrarono icona di stile a livello internazionale.

D’altro canto, i suoi contenuti tecnologici, frutto di collaborazioni tecniche con progettisti del calibro di Vittorio Jano e Francesco De Virgilio, hanno affermato il marchio Lancia come sinonimo di prestazioni e sportività, e fatto innamorare dell’Aurelia intere schiere di appassionati collezionisti. Solo per citarne alcuni: il primo motore a 6 cilindri a V (che ispirò i tecnici Ferrari nella realizzazione della Dino 1500 cc); il monoblocco di alluminio fuso in conchiglia; la sospensione posteriore a ruote indipendenti; la collocazione posteriore del gruppo cambio- propulsore per equilibrare i pesi della vettura; i freni posteriori in blocco col propulsore, per ridurre il peso delle masse non sospese, consentendo maggiore aderenza alla strada.

Lancia Aurelia 70° MAUTO – credits Giorgio Perottino

Lancia si avvalse inoltre della preziosa collaborazione di fornitori altamente specializzati. Tra questi Nardi, i cui collettori di aspirazione, a due e a sei carburatori, hanno esaltato le prestazioni dei motori Aurelia, migliorandone potenza, ripresa e velocità, e i cui eleganti volanti hanno consacrato lo stile italiano, e Pirelli, che nel 1951 lanciò con perfetto tempismo il Cinturato, innovativo pneumatico a struttura radiale, mettendo al servizio di tutte le serie Aurelia una maggiore precisione di guida e una migliore tenuta di strada. 

Una vettura “da città”, le cui linee sportive accolgono un motore e una meccanica che la rendono altamente prestazionale anche in gara. L’Aurelia ottiene infatti straordinarie affermazioni nelle più importanti gare dell’epoca: Mille Miglia, Targa Florio, Giro di Sicilia, 24 Ore di Le Mans, Coppa d’Oro delle Dolomiti, e altre ancora. 

Amata da Hemingway e da Fausto Coppi, lodata da Juan Manuel Fangio – che la paragonò ad una “coppa di matè”, l’infuso da cui gli uomini delle Ande traggono forza e fiducia – la Lancia Aurelia è giustamente considerata “un momento magico nell’evoluzione dell’automobile” (Massimo Fila Robattino, curatore della mostra)

Lancia Aurelia 70° MAUTO – credits Giorgio Perottino

Mito senza tempodichiara Benedetto Camerana, Presidente del MAUTO – celebra la Lancia Aurelia, nei suoi 70 anni e nelle sue varie e seducenti versioni: un simbolo luminoso della storia dell’Italia, che sintetizza la rinnovata fiducia nel futuro dopo la tragedia bellica e la rinascita industriale, unendo la genialità torinese dell’ingegneria meccanica e del design con i migliori fornitori simbolo della qualità italiana. Questi sono gli ingredienti di un’auto che si impone nel mondo come icona della bellezza, della tecnica, del piacere di vivere. Lo testimoniano i riconoscimenti internazionali, i grandi clienti ieri e i collezionisti oggi, le produzioni cinematografiche e persino i fumetti.  Un prodotto che unisce Vittorio Jano e Brigitte Bardot definisce idealmente il valore universale dell’automobile. Il Mauto aggiunge così un capitolo importante al proprio continuo lavoro di indagine e di rappresentazione del ruolo dell’auto nella storia del Novecento”. 

IL PERCORSO DELLA MOSTRA

“Raccontare la Lancia Aurelia” dichiara Massimo Fila Robattino, curatore della mostra “significa testimoniare il grande desiderio di riscatto che ha animato l’Italia nelle difficoltà del dopoguerra, dando vita a una vettura che solo pochi anni prima sarebbe stata irrealizzabile e che anche all’epoca, nel contesto di un’economia che ancora doveva dimostrare di essere in grado di ripartire, costituì una coraggiosa scommessa.”  

La mostra inizia con una Lancia Aprilia Bilux Pinin Farina del 1948, che anticipa sotto alcuni aspetti gli stilemi che saranno tipici della nascitura Aurelia. Sopra un verde riquadro appare quindi la B10, la prima Lancia Aurelia presentata al Salone di Torino del 1950 su un tappeto erboso, per volere di Adele Lancia, allora Presidente della Società. 

Lancia Aurelia 70° MAUTO – credits Giorgio Perottino

Segue una sfilata di esemplari in continua evoluzione, che riuscirono sempre a stupire il pubblico, pur ormai avvezzo all’altissima qualità offerta dalla casa automobilistica torinese. Alla B10 si affianca la B12, rivisitata sia nella carrozzeria che nella meccanica, con un aumento sostanziale del numero di cavalli rispetto alla berlina precedente, e l’adozione di una sospensione posteriore a ruote semi indipendenti. 

Nella versione B24, l’Aurelia ha conquistato anche il mondo del cinema con la sua eleganza sportiva, che le ha permesso di essere allo stesso tempo una automobile da città e una temibile vettura da competizione. Proprio alle spalle di una B24S Convertibile e di una B24S Spider scorrono immagini tratte dalle pellicole che le hanno rese famose. 

A chiudere il cerchio evolutivo dell’Aurelia, la Florida II del 1957 appartenuta a Pinin Farina stesso, prestata al MAUTO dalla Casa di Cambiano.

Si entra quindi nella seconda parte dell’esposizione, dove ogni vettura è uno spettacolo irripetibile. La B52 realizzata da Bertone per il salone di Torino del 1952; la B53 della Carrozzeria Balbo, prima creatura di Francesco Scaglione; la B53 “Giardinetta” di Viotti; due B50 Pinin Farina, di cui una realizzata in versione speciale appartenuta alla principessa Furtin Von Bismark. Infine, una B20 GT con la livrea originale della Mille Miglia del 1953, in compagnia di altri sei esemplari Gran Turismo (dalla I alla VI serie), modello capace di grandi imprese sportive, come quella conseguita da Giovanni Bracco con il secondo posto assoluto alla Mille Miglia del 1951. Arricchiscono questa sezione alcuni dei trofei più prestigiosi conquistati dalla Lancia Aurelia e un video con immagini delle vetture in gara e ritratti di alcuni “gentlemen drivers”. 

Lancia Aurelia 70° MAUTO – credits Giorgio Perottino

Il racconto della mostra dedicata alla LANCIA AURELIA è affidato al catalogo realizzato da Massimo Fila Robattino, curatore della mostra, con il contributo del giornalista Giosuè Boetto Cohen, e sarà in vendita presso il bookshop del MAUTO. 

La mostra LANCIA AURELIA 1950-2020: MITO SENZA TEMPO è stata organizzata con il supporto di Aubay, leader europea nelle aree della consulenza direzionale e dell’information & communication technology, e degli storici fornitori Lancia, Nardi e Pirelli, due eccellenze italiane protagoniste della storia dell’automobile. 

Pirelli è presente in questa occasione confermando il suo impegno per il mondo delle autovetture d’epoca: alcune delle Aurelia esposte sono equipaggiate con i Cinturato CA67, così come lo erano quelle uscite dalle linee di Borgo San Paolo. Pneumatici che oggi appartengono alla gamma Pirelli Collezione: la filosofia di questi prodotti è quella di offrire ai collezionisti il pneumatico giusto per le vetture più affascinanti, come nel caso della Lancia Aurelia, mantenendo le caratteristiche di guida e l’aspetto estetico di un tempo ma utilizzando i materiali di più recente sviluppo e moderne tecniche produttive.

Si ringrazia anche Bontà Classic Garage, officina meccanica partner del museo, che ha seguito il restauro della meccanica della LANCIA AURELIA B20S VI Serie, facente parte della collezione del MAUTO ed esposta in mostra. 

Le Aurelia in mostra al Auto

  • APRILIA BILUX Carrozzeria Pinin Farina. (1948) 
  • AURELIA B10, n. di telaio 2126. (1950) 
  • AURELIA B12, n. di telaio 2374. (1954)
  • AURELIA B20 I Serie, n. di telaio 1404. (1951)
  • AURELIA B20 II Serie, n. di telaio 1768. (1952)
  • AURELIA B20 II Serie, n. di telaio 1877. (1952) 
  • AURELIA B20 III Serie, n. di telaio 2660. (1953) 
  • AURELIA B20S IV Serie, n. di telaio 1218. (1954) 
  • AURELIA B20 V Serie, n. di telaio 3745. (1956)
  • AURELIA B20S VI Serie, n. di telaio 1772. (1957)
  • AURELIA B24S Spider, n. di telaio 1002. (1955) 
  • AURELIA B24S Convertibile, n. di telaio 1598. (1956)
  • AURELIA B53 Carrozzeria Viotti, n. di telaio 1003. (1952)
  • AURELIA B52 Carrozzeria Bertone, n. di telaio 1074. (1952) 
  • AURELIA B50 Carrozzeria Pinin Farina, n. di telaio 1225. (1951)
  • AURELIA B50 Carrozzeria Pinin Farina, n. di telaio 1206. (1951)
  • AURELIA B50 Carrozzeria Balbo, n. di telaio 1016. (1952) 
  • FLORIDA II Carrozzeria Pinin Farina. (1957) 

APRILIA BILUX Carrozzeria Pinin Farina (1948)

La carrozzeria Pinin Farina dal 1946 al 1949 realizza alcuni esemplari su meccanica Aprilia, denominati Bilux. La linea fluida, con i parafanghi solo lievemente accennati e quasi incorporati nella carrozzeria, preannuncia la nuova Lancia: l’Aurelia. Meccanica Aprilia 1500.

Motore 4 cilindri a V stretto. Cilindrata 1.486 cc. 48 cv.

AURELIA B10, n. di telaio 2126 (1950)

La nuova berlina Lancia viene presentata al Salone dell’auto di Torino nella primavera del 1950. Si chiama Aurelia, unito alla sigla B10 che si riferisce al numero del progetto costruttivo.  Verrà prodotta in 5.451 esemplari tra il 1950 e il 1953.

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 1.750 cc.  56 cv. 

AURELIA B12, n. di telaio 2374 (1954)

Nasce la nuova berlina Aurelia B12. La carrozzeria viene rivisitata e la meccanica rinnovata, con un aumento della cilindrata. Sono novità anche la fusione del blocco cilindri, i supporti dell’albero motore e il filtro dell’olio. Sul frontale compaiono i fendinebbia e la parte posteriore si fa più pronunciata.  Realizzata in 2.400 esemplari tra il 1954 e il 1955.

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 2.266 cc.  87 cv. 

AURELIA B20 I Serie, n. di telaio 1404 (1951)

Coupè due porte destinata a soddisfare il nascente segmento di mercato delle “Gran Turismo”. La vettura era quasi imbattibile soprattutto nelle corse in salita, grazie alla notevole coppia del suo motore sei cilindri.  Realizzata in 498 esemplari tra il 1951 e il 1952.

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 1.991 cc. 75 cv.

AURELIA B20 II Serie, n. di telaio 1768 (1952)

L’auto subisce modifiche alla carrozzeria e il cruscotto ridisegnato ospita ora il contagiri. La linea della fiancata culmina in un terminale a pinna più pronunciato. Viene inoltre incrementata la potenza, con l’aumento del rapporto di compressione.  Realizzata in 673 esemplari tra il 1952 e il 1953.

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 1.991 cc. 80 cv.  

AURELIA B20 II Serie, n. di telaio 1877 (1952)

L’auto esposta ha partecipato alla Mille Miglia del 1953 nella configurazione attuale. La carrozzeria ha subito un aggiornamento anche nei paraurti, che sono adesso privi dei rostri presenti nella serie precedente. In questa versione i freni vengono maggiorati. 

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 1.991 cc. 80 cv.  

AURELIA B20 III Serie, n. di telaio 2660 (1953)

Nel 1953 è presentata la nuova coupè, con sostanziali modifiche alla carrozzeria. La meccanica subisce importanti variazioni, con aumento di corsa e alesaggio; sono novità anche il profilo dell’albero a cammes, il carburatore e le fusioni del blocco motore e delle testate. Viene allungato il rapporto al ponte, consentendole una velocità massima di 185 Km/h. Realizzata in 720 esemplari tra il 1953 e il 1954.

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 2.451 cc. 118 cv. 

AURELIA B20S IV Serie, n. di telaio 1218 (1954)

Vengono eseguite lievi modifiche esterne, come l’inserimento del faro di retromarcia e dello spruzza vetri.  Nuova è la sospensione posteriore, ora a ruote semi indipendenti tipo “De Dion”. Dal 1955 sono presenti i cristalli polarizzati ed è disponibile la guida a sinistra. Le vetture così equipaggiate sono identificate dal suffisso “S”, che precede la numerazione del telaio.

Realizzata in 1.000 esemplari tra il 1954 e il 1955. 

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 2.451 cc. 118 cv.

AURELIA B20 V Serie, n. di telaio 3745 (1956)

La carrozzeria rimane inalterata, è differente la colorazione del cruscotto e vengono introdotti nuovi strumenti Jaeger.  Scompare il faro di retromarcia. Cambiano i copri mozzi delle ruote. Il motore viene depotenziato, con la riduzione della velocità massima. I ceppi dei freni sono più grandi; il comando della frizione è idraulico. Realizzata in 299 esemplari nel 1956. 

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 2.451 cc. 110 cv. 

AURELIA B20S VI Serie, n. di telaio 1772 (1957)

Si aggiungono i deflettori ai vetri laterali, viene eliminato il baffo cromato al centro del cofano. La meccanica rimane sostanzialmente invariata, ma vengono rinforzate le balestre posteriori e vengono apportate nuove modifiche ai freni anteriori.  Realizzata in 621 esemplari tra il 1957 e il 1958. 

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 2.451 cc. 112 cv.

AURELIA B24S Spider, n. di telaio 1002 (1955)

L’auto esposta fu presentata al Salone dell’auto di Bruxelles del 1955, come novità assoluta di Casa Lancia. Queste le novità: parabrezza panoramico con montanti arretrati, paraurti in due sezioni, portiere prive di vetri ascendenti e maniglie, cofano basso e rastremato, pinne appena accennate.  Meccanica della B20 IV Serie con riduzione del passo di 20 cm. Realizzata in 240 esemplari nel 1955.

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 2.451 cc. 118 cv. 

AURELIA B24S Convertibile, n. di telaio 1598 (1956)

Al Salone dell’auto di Torino del 1956 viene presentata la B24, che ha subito un

sostanziale restyling, diventando più confortevole, ma meno aggressiva.  Ora si chiama “Convertibile”. La meccanica usufruisce delle modifiche della B20 V Serie.

Realizzata in 521 esemplari dal 1956 al 1958. 

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 2.451 cc. 110 cv.

AURELIA B53 Carrozzeria Viotti, n. di telaio 1003 (1952)

Pianale ed organi meccanici consegnati dalla Casa alla Carrozzeria Viotti nel 1952 per la realizzazione di una “Giardinetta”, nome registrato da Vittorino Viotti per identificare una station wagon, ed entrato nell’uso comune. L’auto è caratterizzata dalle portiere ricoperte da pannelli in legno. Meccanica della berlina B21. Realizzata in 58 esemplari.

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 1.991 cc. 70 cv.

AURELIA B52 Carrozzeria Bertone, n. di telaio 1074 (1952)

Pianale e meccanica consegnati dalla Casa alla Carrozzeria Bertone a fine 1951 per la realizzazione di una coupè da esporre al Salone dell’Automobile di Torino del 1951. Meccanica della berlina B21.  Realizzata in modello unico.

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 1.991 cc. 70 cv. 

AURELIA B50 Carrozzeria Pinin Farina, n. di telaio 1225 (1951)

Pianale e meccanica consegnati dalla Casa alla Carrozzeria Pinin Farina nel 1951 per la realizzazione di una cabriolet speciale, che risulta essere l’unica ancora esistente. L’auto fu consegnata alla Principessa Furstin von Bismarck. Meccanica della berlina B10.  Realizzata in pochissimi esemplari.

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 1.750 cc. 56 cv. 

AURELIA B50 Carrozzeria Pinin Farina, n. di telaio 1206 (1951)

Pianale e meccanica consegnati dalla Casa alla Carrozzeria Pinin Farina a metà 1951 per la realizzazione della cabriolet di serie. Venduta dalla Concessionaria Minetti di Milano. Meccanica della berlina B10. Realizzata in circa 250 esemplari.

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 1.750 cc. 56 cv. 

AURELIA B53 Carrozzeria Balbo, n. di telaio 1016 (1952)

Pianale e meccanica consegnati dalla Casa alla Carrozzeria Balbo, che nel 1952 realizza uno dei primi disegni di Francesco Scaglione. Il famoso designer sembrerebbe essersi ispirato a questa sua creazione nel tracciare le linee del padiglione posteriore della Giulietta Sprint. Meccanica della berlina B21 con la modifica Nardi ai collettori di aspirazione. Realizzata in modello unico.

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 1.991 cc. 70 cv. 

FLORIDA II Carrozzeria Pinin Farina (1957)

Nel 1957 la Carrozzeria Pinin Farina trae ispirazione dalla propria precedente creazione, la Florida, per realizzare la Florida II, il prototipo della futura Flaminia Coupè che entrerà in produzione nel 1959.

Meccanica della Flaminia berlina. Per diverso tempo l’auto esposta fu utilizzata personalmente dal fondatore della Carrozzeria Pinin Farina, Battista Pinin Farina.

Realizzata in modello unico.

Motore 6 cilindri a V di 60°. Cilindrata 2451 cc. 98 cv. 

Ultima modifica: 30 gennaio 2020

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