Bambini in auto, i piccoli non legati sono proiettili. ASAPS: anche a 50 km/h

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Bambini in auto, l’SOS sicurezza è davvero una emergenza. Vediamo di approfondire

Dottor Giordano Biserni, perché gli adulti non rispettano il codice della strada e mettono a rischio la vita dei propri figli?

«Gli adulti per non fare piangere i piccoli, rischiano poi di dover piangere loro – risponde il presidente dell’Asaps (Associazione sostenitori e amici della polizia stradale) –. La strada non perdona. L’educazione stradale è un’appendice dell’educazione civica, che il vostro giornale promuove. Il problema è che nessuno la impone più. È inutile andare nelle classi a insegnare il senso civico, se poi davanti alla scuola i genitori arrivano e caricano due bimbi senza casco in scooter. Se il figlio strilla e non vuole le cinture, diventa il primo censore dell’adulto. I bimbi vanno abituati con i buoni esempi da neonati, solo così da grandi rispetteranno le regole».

I genitori difendono troppo i figli?

«C’è una diseducazione di riflesso in questi comportamenti. Un ragazzino che non mette il casco in scooter va fermato, invece che difeso davanti alla polizia. Molti genitori non capiscono che una sanzione della polizia, per esempio perché il ragazzo è ubriaco, fa bene. E se la madre dice: ‘lui non beve mai’, lei sbaglia ruolo. Il cartellino giallo nella partita della vita è salutare, il cartellino rosso non dà spazio a un appello».

Si sentono spesso le mamme dire: «Ma è poca la strada da percorrere, la tengo in braccio la piccola». Oppure: «Ho poco tempo per accompagnarlo all’asilo, lo carico in scooter». Poi succedono le tragedie.

«Siamo fatalisti, nessuno si rende conto che l’incidente è dietro l’angolo. Conosco ragazzi diventati tetraplegici perché tamponati mentre facevano benzina. Ai 50 chilometri all’ora un bimbo di 15 chili diventa un proiettile di 250 chili. Non si trattiene e vola fuori dall’abitacolo. Le leggi della fisica non si discutono».

Una multa, come primo deterrente, non è troppo leggera? La logica vuole che se un genitore viene fermato senza aver fatto sedere il proprio figlio nel seggiolino, significa che la legge viene violata come prassi da quell’adulto.

«Le regole sono ben studiate. Ci sono anche i punti persi nella patente. Sono refrattario all’inasprimento delle norme, nonostante abbia spinto per l’omicidio stradale. In questo caso credo di più nella frequenza delle sanzioni».

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Bambini in auto: sempre massima attenzione

La crescita delle piccole vittime nel 2018 è una sconfitta nella sicurezza?

«Il dato è difficile da legare a un trend generale, sono situazioni contingenti spesso. Nel crollo del Ponte Morandi sono morti tre bimbi, un numero alto sui 48 totali dell’anno scorso».

Un genitore su due non usa in modo corretto il seggiolino. Nemmeno gli adulti hanno consapevolezza dei rischi?

«Ho visto una madre in auto con smartphone in una mano, sigaretta sull’altra e figlio in piedi dietro. Le ho detto: signora, ma si rende conto? Lei mi ha infamato».

Il codice della strada non prevede l’obbligatorietà dei caschi ai bimbi in bici. È giusto?

«Ma non c’è nemmeno il divieto. Ad ogni modo, io lo metterei obbligatorio fino a 14 anni».

Le cargo bike, dopo una tragedia, le hanno momentaneamente vietate in Olanda. Sono sicuri come mezzi?

«Sono mezzi che rendono le bici più lente e devono essere il più visibili possibile. Una condizione di rischio ci può essere, comporta difficoltà di manovra».

Alessandro Belardetti

Cargo Bike
Cargo Bike

Ultima modifica: 7 gennaio 2019