Mezzi pesanti in città: pericoli attuali e opportunità future

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La disgrazia avvenuta a Milano, in cui in pieno centro storico una ciclista è stata colpita e uccisa da un camion il cui conducente non si è accorto della sua presenza, ha portato drammaticamente alla ribalta il problema della coesistenza tra i veicoli pesanti e i mezzi sempre più utilizzati nelle città per la mobilità alternativa.

In particolare, si è discusso della postazione elevata e lontana dalle superfici vetrate del conducente dei camion, che limita la visibilità in una vasta area intorno al veicolo, rendendo difficile vedere ciclisti, pedoni e altri utenti della strada in contesti urbani.

Il sindaco di Milano ha proposto di limitare l’accesso all’area urbana solo a camion dotati di sistemi che eliminino quest’area cieca, ma bisogna ancora valutare quali soluzioni tecniche siano a disposizione per ridurre il rischio di incidenti stradali.

L’aiuto della tecnologia e le norme Ue

Come per tutti i mezzi di trasporto, l’avanzamento della tecnologia permette oggi di risolvere, almeno in parte, il problema della cattiva visibilità. Sistemi di telecamere possono fornire immagini in tempo reale degli ostacoli e degli altri veicoli presenti nelle vicinanze, direttamente sui monitor interni della vettura o sui sistemi di infotainment.

Questi dispositivi possono essere integrati con sensori di prossimità, che rilevano eventuali ostacoli e attivano allarmi acustici per avvisare il conducente. Anche se questi sistemi non sono sempre infallibili (test effettuati dall’Automobile Club Italiano hanno evidenziato alcuni problemi di malfunzionamento e di falsi allarmi), rappresentano un valido aiuto e possono essere facilmente installati anche sui veicoli già in circolazione.

Per evitare i pericoli derivanti dalle collisioni tra veicoli pesanti e ciclisti, l’Unione Europea ha adottato un regolamento che obbliga l’installazione di sistemi di sicurezza sui camion con massa superiore a 3,5 tonnellate e sugli autobus con più di nove posti. I dispositivi previsti includono il controllo dell’angolo cieco, il monitoraggio dell’area frontale, la segnalazione della presenza di persone e oggetti dietro il veicolo, il riconoscimento dei limiti di velocità, l’avviso di distrazione e affaticamento del conducente e l’avviso di pressione dei pneumatici.

L’obbligo è in vigore dal 2022 solo per i veicoli di nuova omologazione e verrà esteso alle nuove immatricolazioni a partire dal 2024. I dispositivi utilizzano radar a corto raggio per rilevare ciclisti o pedoni nell’angolo cieco, avvisando l’autista con allarmi luminosi e sonori in caso di pericolo.

La situazione in Italia

Un problema rilevante riguarda l’età dei veicoli in circolazione nel nostro Paese, sia per le auto che per i camion. In particolare, in Italia ci sono oltre 700 mila camion con peso superiore alle 3,5 tonnellate che hanno un’età media di 14 anni, due in più rispetto alle auto che sono in media di 12 anni.

Inoltre, solo il 21,6% di questi mezzi è equipaggiato con l’Adas, il sistema di frenata automatica d’emergenza, e l’avviso di uscita dalla corsia, che sono diventati obbligatori per i camion in tutta Europa già dal 2015 e sono considerati più efficaci dalle compagnie assicurative.

Questo rallenta significativamente il miglioramento della sicurezza stradale, dal momento che il tasso di sostituzione dei veicoli più vecchi è molto basso. Un piano decennale d’incentivi per il rinnovo del parco circolante potrebbe consentire di dimezzare il numero di incidenti stradali nello stesso periodo.

Ultima modifica: 2 Maggio 2023