I brevetti innovativi che hanno caratterizzato la storia della Lancia

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Per decenni l’Italia ha dettato le regole per la produzione di autoveicoli, sia per lusso e prestazioni, sia per efficienza e comodità. Tuttora all’estero le vetture del Belpaese sono sognate, non solo da privati che desiderano avere un’auto personale, ma anche da aziende che vorrebbero possedere uno dei marchi che hanno fatto la storia dei motori.
Nel ripercorrere la storia dell’automobilismo italiano non si può evitare di nominare alcuni marchi, partendo da FIAT, la storica casa torinese, che dal 1899, con i suoi modelli, ha segnato e accompagnato la cultura italiana. Si deve citare Alfa Romeo, fondata nel 1910 come casa automobilistica di lusso che ha prodotto auto sportive famose come la Giulia e la Spider. Ferrari, Lamborghini e Maserati, tre marchi sinonimo di lusso e sportività estreme.
C’è un altro grande marchio che a differenza dei primi forse oggi è un po’ più dimenticato, per via di una storia recente non così brillante, la Lancia. È necessario però ricordarlo, perché la casa torinese ha portato molte innovazioni e brevetti fondamentali per la storia e lo sviluppo dei motori.

La storia della Lancia

La Lancia è stata fondata nel 1906 a Torino, da Vincenzo Lancia ed ha prodotto vetture di alta qualità e innovazione fino alla fine degli anni ’60, quando la società è stata acquisita dalla Fiat. L’innovazione è sempre stata uno dei valori fondamentali del marchio Lancia, che ha continuamente cercato di sorprendere il pubblico con tecnologie all’avanguardia e design audaci.
Una delle prime innovazioni di Lancia fu la produzione in serie di automobili. Il concetto era un’evoluzione di quello proposto per la prima volta da Ransom Olds negli Stati Uniti nel 1901, ultimato poi da Henry Ford nel 1908. Nel 1906, la casa italiana lanciò il modello Alfa, che divenne uno dei primi veicoli prodotti in grandi quantità utilizzando tecniche di produzione di massa. Ciò ha permesso a Lancia di offrire ai propri clienti una maggiore scelta e di ridurre i costi di produzione, rendendo l’automobile più accessibile alle masse.
Nel 1913 venne presentata la Theta, vettura disegnata da Vincenzo Lancia e dal figlio Gianni che stabilì per l’epoca nuovi standard sia di efficienza che di comodità. Infatti, la Theta è la prima vettura di produzione al mondo dotata di un cambio a 4 marce, il che permetteva di aumentare notevolmente l’efficienza del motore. Inoltre, si era optato per un motore a valvole in testa, più compatto per un ingombro minore della testata, il sistema era meno complesso, rispetto al sistema DOHC, sia per la progettazione che per la manutenzione, avendo così anche tempi di manutenzione ridotti. La pecca che questa soluzione portava era il limitato numero di giri, in quanto meccanicamente le valvole non potevano andare più velocemente, ma grazie al cambio questo problema era aggirato, ottenendo così una vettura con delle prestazioni competitive per l’epoca. Altro primato che segnò la Theta riguarda l’impianto elettrico, infatti era la prima vettura dotata di un impianto elettrico integrato, che portava con sé una serie di comfort come il cruscotto illuminato.

1921: il motore a due tempi

Un altro dei brevetti più importanti nella storia della Lancia è stato il motore a due tempi nel 1921. Questa era una tecnologia relativamente nuova all’epoca, che permetteva di ottenere un maggiore rendimento grazie alla combustione più rapida del carburante. La Lancia fu una delle prime case automobilistiche a sperimentare questa tecnologia e a produrre vetture con motori a due tempi. La licenza di produzione del motore a due tempi fu ottenuta dalla Lancia grazie al lavoro del fondatore dell’azienda e del suo capo progettista, Carlo Biscaretti. I due avevano iniziato a sperimentare il motore a due tempi già nel 1914, ma la prima vera vettura con questa tecnologia ad essere prodotta fu la “Tipo 48” nel 1919.
La “Tipo 48” era dotata di un motore a due tempi da 1.9 litri, capace di erogare 45 CV. La vettura fu un successo, tanto che decisero di continuare a sperimentare su questo modello di propulsore e di cercare una licenza per la produzione su larga scala. La licenza fu ottenuta grazie a una collaborazione con la casa automobilistica francese Amilcar, che aveva sviluppato un motore con questa struttura da 1.1 litri. La Lancia acquisì la licenza di produzione per il motore Amilcar e lo adattò alle proprie esigenze, producendo il motore a due tempi “Gamma” da 1.2 litri.

Anni ’20 e ’30: il motore “Gamma”

Il motore “Gamma” fu utilizzato in diverse vetture Lancia negli anni ’20 e ’30, tra cui la famosa Lambda del 1922. La “Lambda” era una vettura innovativa, dotata di molte caratteristiche tecniche all’avanguardia, grazie alle quali fu un grande successo e contribuì alla crescita dell’azienda in quel periodo. La vettura fu prodotta in diverse versioni e venduta in tutto il mondo, diventando un’icona dell’innovazione e della tecnologia italiana. Molte erano le innovazioni apportate, partendo dalla sostituzione del telaio convenzionale a longheroni con una nuova membratura portante in lamiera imbutita disposta in maniera tale che la scocca della vettura lavorasse come una trave unica, questo di fatto rendeva la Lambda la prima auto a scocca portante. Per la prima volta si introdusse un tunnel per la trasmissione, in questo modo il pianale risultava sensibilmente abbassato perché l’albero di trasmissione non si trovava più al di sotto del pavimento, ma era posizionato in un tunnel che passava all’interno dell’abitacolo, passando dunque al centro dei passeggeri e non più al di sotto. Infine, montava un sistema di sospensione innovativo, fu la prima vettura al mondo ad avere l’assale anteriore a ruote indipendenti con molloni elicoidali racchiusi in foderi verticali.

Il motore “Diagonal”

Negli anni ’30 la Lancia continuò a sperimentare con il motore a due tempi, sviluppando il motore “Diagonal” da 1.4 litri, caratterizzato dalla disposizione diagonale dei cilindri, che permetteva una maggiore efficienza nella combustione del carburante. Questo fu utilizzato in diverse vetture Lancia degli anni ’30, tra cui la più importante fu la Lancia Aprilia del 1937. Il modello, presentato poco dopo la morte improvvisa di Vincenzo Lancia, è la somma di tutte le esperienze Lancia fino ad allora. Le linee vengono definite troppo audaci frutto, per la prima volta, di uno studio dell’aerodinamica. Non mancano anche le innovazioni per il comparto tecnico, per la prima volta si ha una vettura con sospensioni indipendenti sulle 4 ruote, il motore Diagonal V4, freni a comando idraulico e una carrozzeria monoscocca.

Dopo la morte del fondatore, Lancia continua a proporre una serie di innovazioni tecnologiche. Ad esempio, nel 1950 la società ha presentato il modello Aurelia, che utilizzava un motore V6 a iniezione diretta. Questo è stato uno dei primi motori a iniezione diretta al mondo, e ha permesso alla vettura di raggiungere una velocità massima di 160 km/h. Nel 1955 presentò il modello Flaminia, che introdusse un sistema di freni a disco sulle quattro ruote, permettendo di ottenere una maggiore potenza frenante e una maggiore resistenza alla fatica, migliorando la sicurezza dell’automobile. Nel 1969, Lancia ha introdotto il sistema di sterzo a ruote posteriori su alcuni dei suoi modelli.

Perché la Lancia è pian piano scomparsa dai riflettori dell’automotive?

La risposta è complessa e difficilmente si trova una sola causa. Sono diverse ragioni per cui Lancia è fallita. Nel corso degli anni, Lancia ha sofferto di una scarsa disponibilità di investimenti, soprattutto dopo l’acquisizione da parte della FIAT. Ciò ha limitato la capacità dell’azienda di sviluppare nuovi modelli e le tecnologie che l’avevano contraddistinta. A causa di questo, la lotta per mantenere la sua competitività sul mercato automobilistico globale è sempre stata più complessa e l’azienda ha avuto difficoltà a soddisfare le richieste in continua evoluzione dei clienti. È venuta così a mancare un’identità chiara del marchio, finendo per essere un importatore dei veicoli del gruppo FCA e rimarchiando in Italia le Chrysler. Tutto ciò ha portato a compromettere la capacità dell’azienda di competere sul mercato automobilistico, perdendo un simbolo che il secolo scorso ha fatto sognare intere generazioni.

Ultima modifica: 2 Maggio 2023