Testadoro Essenziale, mostra-performance al Mauto. Arte di Boita

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Testadoro Essenziale al Mauto con la genesi della berlinetta speciale. Ovvero l’auto fatta come una volta, millimetro dopo millimetro, costruita in diretta. Tutto vero, succede nella terra per eccellenza della carrozzeria, a Torino al Museo dell’Automobile.

Durerà sei mesi Arte di Boita, mostra-performance di nome e di fatto, che porterà alla nascita di un’auto fuori dal coro.

Testadoro Essenziale, mostra-performance al Mauto. Arte di Boita - 4
Testadoro Essenziale, mostra-performance al Mauto

Omaggio all’arte e alla bravura dei modellatori e battilastra (di alluminio), che lavoravano nelle Boite, piccole officine dove per decenni sono state forgiate tra le più belle auto del mondo.

Il Marchio Testadoro, in auge dal 1946 al 1949, è stato riportato in vita da Dario Pasqualini, imprenditore riscopertosi artista e grandissimo appassionato.

Testadoro Essenziale e Dario Pasqualini

Dopo la Barchetta 1951 l’idea è stata quella di realizzare una berlinetta con metodi artigianali. “L’arte di trasformare la sostanza“, è il motivo della mostra.

Una boccata d’ossigeno e di bellezza in un’era dove la onnipresente tecnologia ha saturato ormai ogni fantasia e passione.

Testadoro Barchetta
Testadoro Barchetta

Acciaio, legno, vetro e tessuto. Niente plastiche” puntualizza Pasqualini.

La berlinetta Testadoro Essenziale sarà assemblata in sei mesi al Mauto, presso un allestimento ispirato alle Boite degli anni Cinquanta. attrezzi tipici dell’epoca e con l’aiuto di due battilastra, Paolo Giacometto e Mario D’Avolio, che rappresentano l’oggi e il mezzo secolo appena trascorso di un’arte ancora fondamentale per creazioni del genere.

Dario Pasqualini su Testadoro Barchetta 1951

Una fuoriserie, che non sarà replicata. Pasqualini la racconta così: “Lo scopo di questa mostra-performance è di far conoscere a apprezzare la cultura della produzione artigianale di automobili, realizzate con materiali classici e metodi tradizionali. Essenziale nascerà così: al modello di stile seguirà il mascherone in legno, poi saranno applicare le lastre lavorate”.

Testadoro Essenziale, c’è una “donor car” particolare

Telaio e motore, un 6 cilindri da 275 cavalli, che permetteranno al capolavoro di essere omologato per l’uso stradale, sono donati da una BMW Z4, opera di una “matita” celebre come Chris Bangle, che non a caso vive proprio in Piemonte.

Partner di eccezione, Michelin per i pneumatici e Alcantara per i tessuti.

La storia di Testadoro

Il nome è stato utilizzato per la prima volta su una speciale testata per motori (originariamente Fiat 508 “Balilla”) progettata dall’ingegnere Arnaldo Roselli alla fine degli anni ’30 del Novecento. Il termine “Testadoro” venne coniato in conseguenza del caratteristico colore della testata stessa, fusa originariamente in bronzo.

In seguito all’incontro con l’imprenditore torinese Giorgio Giusti, la testata venne prodotta anche per la più popolare Fiat 500 detta “Topolino”, il che consentì ai produttori una maggiore diffusione del prodotto e ai possessori della vendutissima utilitaria torinese un aumento della potenza, unito, secondo la pubblicità dell’epoca, ad una diminuzione dei consumi.

Appassionato di auto, soprattutto di corse, Giusti pensò di pubblicizzare la sua testata costruendo e portando in pista delle vetture da competizione. Nella sua breve carriera di azienda costruttrice, la cui ragione sociale era “Casa dell’Auto” di Giorgio Giusti, con sede a Torino, produsse nove vetture da corsa con il marchio Testadoro.

Le varie Testadoro, come la Sport, la Drin-Drin, la Marinella e la Daniela, corsero le più importanti gare dell’epoca, prima come semplici derivate della Fiat 500 Topolino, poi come vetture di completa progettazione e costruzione Testadoro, comprese di nuovi motori prodotti internamente. La massima espressione dello sviluppo della “Casa dell’Auto” è stata la Testadoro Daniela, dotata del motore da 742cc accreditato di 45 CV a 6.500 giri/min.

La Daniela rappresentò l’apice tecnologico del tempo per la classe fino a 750cc con il suo nuovo e potente propulsore e il telaio tubolare prodotto dalla Gilco di Gilberto Colombo. Inoltre, il disegno della carrozzeria venne curato da Zagato, che riprese le attività della propria carrozzeria dopo i dissesti causati dalla Seconda Guerra Mondiale. Lo stesso Elio Zagato fu pilota ufficiale della “Squadra Testadoro”, insieme ad altri nomi illustri come Nuccio Bertone, Gino Valenzano, Ugo Puma, Aquilino Branca e lo stesso Giusti.

Archivio MAUTO -Particolare del motore Testadoro 750 della Daniela – 1949

Giorgio Giusti chiuse Testadoro nel 1949, dopo la tragica morte del suo socio Arnaldo Roselli, avvenuta in un incidente automobilistico. Le corse erano diventate troppo pericolose e Giusti fu richiamato agli affetti dalla moglie e alle aziende di famiglia dal padre. Socio fondatore del Racing Club 19, esclusivo circolo di appassionati di corse torinesi, ne fu presidente e animatore fino agli anni ’50. Successivamente Giusti diventò un pittore di fama internazionale, con diverse esposizioni e mostre personali in Italia e USA.

Il marchio è rimasto inattivo per quasi 70 anni, fino alla resurrezione dei giorni nostri. Nel 2017, Dario Pasqualini, durante una ricerca sulla tradizione torinese nel campo della carrozzeria artigianale e del design applicato all’automobile, si imbatte in Testadoro e nella sua affascinante storia. Così decide di avviarne le pratiche per l’acquisizione, per riportare in vita la mitica arte da boita torinese. Nel 2019 rileva e registra il marchio Testadoro, dando così vita alla rinascita. Una storia di grande passione.

Ultima modifica: 23 Marzo 2023

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